FOX   

Speciale X-Files - Storia di un successo travagliato

di -

Forse non tutti sanno che le cose, per la serie di Chris Carter, non andarono bene fin dal principio. Molti fattori sembravano remare contro il successo, ma poi...

26 condivisioni 0 commenti 4 stelle

La passione giovanile di Chris Carter per Ai confini della realtà e soprattutto per Kolchak: The Night Stalker, che gli fornì l’ispirazione per la creazione del suo capolavoro, è ormai nota a tutti. Ciò che non tutti sanno, invece, è che Chris Carter venne ingaggiato da Fox Television e incaricato di stendere un nuovo progetto incentrato sul soprannaturale, in particolare sul vampirismo, che all’epoca affascinava i dirigenti del network molto più di altre tematiche. Carter, però, pensava che il vampirismo fosse troppo “limitato” per dar vita a un prodotto di culto (ebbene, sì: anche il grande Chris Carter ha commesso errori di valutazione, come potrebbe confermare un certo Joss Whedon…) e decise di lanciarsi sul soprannaturale in maniera più ampia.

La fantascienza, la vita extraterrestre, il paranormale, le leggende popolari, i culti religiosi: questo il materiale che Carter aveva in mente di utilizzare, il punto di partenza di qualcosa che in TV non si era ancora mai visto. Non in questa forma. Serviva solo un “contenitore” in cui mescolare il tutto nell giuste dosi e nell’anno dello strepitoso successo de Il silenzio degli innocenti e dell’agente Clarice Starling (Jodie Foster), l’FBI risultò essere il contenitore perfetto.

Il creatore di X-Files: Chris Carter

Nacquero così Fox Mulder e Dana Scully, un uomo e una donna destinati a costruire un rapporto simbiotico ma assolutamente non romantico, punto su cui Carter insistette con successo per molti anni. I due agenti speciali dell'FBI, con caratteri e atteggiamenti opposti, sarebbero diventati complementari: insieme hanno dato vita al personaggio più vicino alla perfezione mai visto in TV. Ma ci volle un po’ perché il pubblico se ne rendesse conto.

Per X-Files, infatti, non andò tutto liscio fin dal principio. La prima collocazione nel palinsesto del network americano FOX, il venerdì sera, non premiava la serie né il pubblico a cui si rivolgeva.

L’opera di Chris Carter sembrava condannata in partenza: con la sola eccezione di Star Trek, nei dieci anni precedenti l’inizio della serie la fantascienza sul piccolo schermo non aveva avuto molto fortuna. La stessa sorte era toccata alle serie che esploravano fenomeni strani e bizzarri, con un’altra celebre eccezione: I segreti di Twin Peaks, il capolavoro di David Lynch in cui David Duchovny aveva interpretato un agente dell’FBI travestito.

Anche altri fattori remavano contro Carter: la scelta di attori non famosi - e che non tutti, alla produzione, giudicavano all’altezza - e soprattutto la scelta di sfidare la classificazione per generi televisivi, che fino ad allora aveva avuto così tanta importanza. Il genere è un tipo codificato di storia, un racconto con regole ben precise che attrae un certo tipo di pubblico. Varcarne i confini significava correre un rischio enorme.

X-Files venne lanciato come un nuovo “police drama”, e con il successivo spostamento alla serata della domenica, ma anche con le repliche, trovò terreno fertile. Si costruì in fretta uno zoccolo duro di fan e il passaparola fece il resto, consentendo a una serie che sembrava condannata a fallire di cambiare per sempre la storia della TV. Anche tornando sul piccolo schermo, molti anni dopo la sua conclusione, con lo stesso cast tecnico e artistico. Per una miniserie-evento che, oggi, quasi 25 anni dopo la nascita di quell'idea potenzialmente fallimentare, è senza dubbio l’appuntamento televisivo per eccellenza di quest’anno.

X-Files: una foto promozionale della nuova miniserie-evento

Vota

Commenta

I cookie ci aiutano a fornire i nostri servizi. Utilizzando tali servizi, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Leggi di più.