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Steven Spielberg, un gigante a Cannes: la top 3 dei suoi film

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Steven Spielberg è uno dei nomi più attesi del Festival di Cannes, dove presenterà fuori concorso Il GGG - Il Grande Gigante Gentile. Ecco la top 3 dei suoi film.

Harrison Ford e Steven Spielberg sul set di Indiana Jones e il tempio maledetto

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E.T., Indiana Jones, il T-Rex, Lo Squalo. Sono solo alcune delle sue creature, rese immortali dalla magia del cinema. Steven Spielberg è l'uomo dei sogni di Hollywood, uno dei talenti più cristallini del cinema, spesso al servizio di favole di celluloide di grande impatto visivo.

Ne è un esempio Il GGG - Il Grande Gigante Gentile, la sua ultima fatica tratta dal celebre romanzo per ragazzi (e non) scritto da Roald Dahl. Il film, fuori concorso alla 69esima edizione del Festival di Cannes (QUI tutti i numeri dell'edizione), permette al regista di Hook - Capitan Uncino di tornare ad esplorare temi legati all'infanzia, affidando il ruolo del gigante a Mark Rylance, vincitore del Premio Oscar per Il Ponte delle Spie dello stesso Spielberg.

Il protagonista de Il GGG - Il Grande Gigante Gentile raggiungerà così l'esercito di personaggi indelebili del cinema di Spielberg, un cinema che attraversa in modo trasversale generi e decenni, regalando figure divenute nel tempo vere e proprie icone. Che siano uomini, mostri o macchine infernali non fa differenza: dall'ostinata Lou Jean (Goldie Hawn) di Sugarland Express (1974) - miglior sceneggiatura al 27esimo Festival di Cannes - al tormentato Frank Abagnale Jr. (Leonardo Di Caprio) di Prova a prendermi.

Il cinema di Spielberg è un melting pot in cui convivono creature preistoriche ricreate in laboratorio (Jurassic Park) e archeologi spregiudicati (Indiana Jones), donne dalla tempra notevole come la Celie (Whoopy Goldberg) de Il Colore Viola ed every man schiacciati dal peso della Storia quali L'Oscar Schindler (Liam Neeson) di Schindler's List, Oscar al miglior film nel 1994.

Espressione, poi, della cifra stilistica di Spielberg è la maniera fiabesca con cui il regista dà vita ad un cinema spesso a dimensione di bambino, raccontando infanzie negate (L'impero del sole), legami extra-fanciulleschi (E.T.) e smarriti Peter Pan (Hook). Abbiamo realizzato una Top 3 della filmografia del cineasta americano:

Steven Spielberg accanto all'alieno E.T.

1) E.T. - L'extra-terrestre. La bocca si spalanca e gli occhi si velano di stupore nel momento in cui la bicicletta dell'incredulo Elliott ("Non così in alto!") si alza in volo grazie al potere di un simpatico e goffo alieno botanico. Un'istantanea celebre - una silhouette dei due con la presenza sullo sfondo di una maxi luna piena - che riproduce in pieno lo spirito fiabesco della pellicola del 1982, nata da una sceneggiatura di Melissa Mathison (futura moglie di Harrison Ford) realizzata sul set de I predatori dell'Arca perduta. E.T., influenzato da Incontri ravvicinati del terzo tipo (da cui riprende il rovesciamento del ruolo dell'alieno, non più villain come nei precedenti sci-fi) e dalle avventure di Peter Pan, mette in scena il mondo dei più piccoli, sollevando però questioni appartenenti a quello degli adulti, una fra tutte la paura del "diverso". Per dar vita all'alieno più famoso della storia del cinema Spielberg chiama Carlo Rambaldi, reduce dagli Oscar per King Kong e Alien. L'artista italiano realizza tre prototipi - tra cui uno elettronico con 85 punti di movimento - amalgamando i tratti della tartaruga e del gatto himalayano, e mischiando gli occhi di Albert Einstein con quelli del poeta Carl Sandburg. Ci vogliono 7 mesi, 2 miliardi di lire e la voce stridula della casalinga californiana Pat Welsh (rielaborata con una gamma di 18 effetti vocali) per fargli pronunciare la celebre frase "E.T. ...telefono...casa".

Steven Spielberg tra le fauci del T-Rex di Jurassic Park

2) Jurassic Park. Michael Crichton pioniere della clonazione (attraverso il best seller Jurassic Park), Steven Spielberg realizzatore di sogni impossibili. Il risultato? Uno dei più grandi successi cinematografici di tutti i tempi. Dopo 65 milioni di anni i dinosauri rivivono come per magia. Sequenze da brivido - come i Raptors nelle cucine - ed effetti speciali impensabili all'epoca, con la Industrial Light & Magic (che aveva fatto già cose incredibili con Terminator 2 - Il giorno del giudizio) capace di affiancare agli esemplari animatronics i progressi della CGI. Un film corale interpretato da ottimi attori dai nomi poco altisonanti (Sam Neill, Jeff Goldblum, Richard Attenborough), ma che in realtà vanta un protagonista assoluto: il T-Rex, con i suoi 7 metri di altezza e 14 di lunghezza, che appare nel bel mezzo di un tifone spazzando via le reti non più elettrificate del parco divertimenti di Isla Nublar e seminando il panico per due terzi di film.

Steven Spielberg ed Harrison Ford sul set de I predatori dell'Arca Perduta

3) Indiana Jones e i predatori dell'Arca Perduta. Filologia e rimandi ironici, epoche passate e attualità (pur sempre quella anni '40): tutto ciò convive in una delle saghe più riuscite della settima arte. Indiana Jones è una figura leggendaria, nata dall'intuizione di George Lucas (a proposito, Indiana era il nome del suo cane), Lawrence Kasdan e dello stesso Spielberg. Uno stimato professore di archeologia che nel tempo libero se ne va in giro per il mondo alla ricerca di preziosi manufatti, sfidando avventurieri senza scrupoli, sette segrete e le truppe di Hitler. Odia serpenti e nazisti nella stessa misura e non si separa mai dalla propria frusta. Indy richiama l'estetica dei fumetti anni '40 e incarna il fascino di 007. Non è un caso che Harrison Ford indossi uno smoking bianco nella sequenza d'apertura di Indiana Jones e il tempio maledetto (omaggio allo James Bond di Agente 007 - Missione Goldfinger). Non è neppure un caso che in Indiana Jones e l'ultima crociata il papà dell'avventuriero sia proprio Sean Connery, lo 007 per eccellenza. I predatori dell'arca perduta unisce fantascienza e temi biblici, sacro e profano, regalando una sequenza iniziale indimenticabile (compare anche un giovane Alfred Molina) e affiancando al protagonista comprimari di lusso: dal Marcus Brody di Denholm Elliott al Sallah di John Rhys-Davies. E pensare che Tom Selleck era stato scelto per la parte di Indiana "Junior" Jones, ma rifiutò per l'impegno nella serie TV Magnum P.I. Quando si dice "fortuna e gloria"...

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