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Assassin's Creed, la recensione: games e cinema cercano un equilibrio

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Michael Fassbender e Marion Cotillard sono i protagonisti del tentativo di dare nuova dignità agli adattamenti videoludici al cinema. Ecco la nostra recensione.

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È forse il media più giovane e più ribollente per energia creativa ma anche per controverse su produzioni, rappresentazione e rapporto con la stampa, eppure sembra non aver ancora trovato una quadra convincente per sbarcare nel mondo del cinema. Il mondo videoludico è un business enorme, ormai difficilmente ignorabile da cinema e TV, che forse invidiano i tassi di crescita e i profitti gargantueschi, che si accompagnano però a uno sviluppo altrettanto rapido della sua industria e dello strascico di problematiche che si porta dietro. 

Non è stupisce quindi che produttori di videogiochi divenuti ormai giganti, come la Ubisoft, decidano di allargare il raggio d'azione dei loro franchise, espandendosi al cinema. I risultati però sono del tutto fallimentari a livello qualitativo (e anche al botteghino non sono sfavillanti), basti pensare al più recente esempio visto nelle sale italiane, Warcraft (di cui è in arrivo il prequel a fumetti).

20th Century Fox
La gilda degli assassini riuscirà a compiere la sua missione al cinema?

In questo difficile avvicinamento pieno di frizioni tra cinema e games si inserisce ora il film di Assassin's Creed, uno dei brand più popolari e redditizi di questa era videoludica. Con un cast davvero strepitoso - oltre ai protagonisti Michael Fassbender e Marion Cotillard troviamo Brendan Gleeson, Charlotte Rampling e Jeremy Irons - e una produzione all'altezza della sfida, sembrava davvero cosa fatta. Il film, uno dei titoli più attesi del 2017, poteva davvero diventare il passepartout per aprire lo sbarramento sul confine tra cinema e videogiochi (un confine, va ricordato, sempre più indefinito). Tuttavia le prime, impietose critiche hanno letteralmente massacrato lo sbarco della gilda degli assassini su grande schermo: cosa è andato storto? 

Difficile dirlo, perché più che un film palesemente brutto, quello di Justin Kurzel (regista di Macbeth e amico di Fassbender) è un'opera tanto ambiziosa quando criptica da interpretare. Difficile negargli una spettacolarità di azione e reazione all'altezza del titolo giocato su console e che finora nessuno era riuscito a portare in maniera convincente al cinema, con tanto di fotografia caldissima e palette cromatiche raffinate (due marchi di fabbrica di Kurzel), stunt da brividi e una visione artistica che non somiglia davvero a nient'altro. Assassin's Creed è un progetto che guarda soprattutto a se stesso per trovare la propria cifra stilistica, il che è una qualità piuttosto rara, specie tra i blockbuster. 

20th Century Fox
La locandina del film

I problemi però non mancano e anzi, sembrano proprio figli del tentativo di dare una dignità artistica a un concept nato per essere credibile e coerente nel mondo dei joystick. Per quanto la sceneggiatura sia davvero pietosa (soprattutto nella parte finale, dove diluviano tesi complottiste come nemmeno nei peggior covi di cospiratori da tastiera), il film non riesce a fugare il dubbio che il progetto Animus e i piani della Abstergo Industries non riusciranno mai ad essere presentati in maniera coerente e convincente in un contesto che non si affidi al tono roboante dei pop corn movie estivi. Non aiuta in questo un sottoutilizzo spaventoso di un cast che, se foraggiato da una sceneggiatura degna, avrebbe potuto compiere forse questa eccezionale e ad oggi ancora irraggiungibile impresa. 

Assassin's Creed sarà nelle sale italiane a partire da 4 gennaio 2017.

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