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La La Land, la recensione: il musical risveglia il sogno hollywoodiano

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Arriverà presto nelle sale La La Land, il musical di Damien Chazelle che rischia di sbancare agli Oscar 2017. È davvero così incredibile? Ecco la nostra recensione.

Emma Stone e Ryan Gosling in La La Land

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Girato in una immenso wide screen e negli sgargianti colori dell’epoca d’oro dell’età del Cinemascope, La La Land è una storia d’amore di vero romanticismo e un musical capace di unire due insiemi raramente intersecanti. Si tratta di quello della Hollywood classica di Cantando sotto la Pioggia e quello del cinema di gusto contemporaneo, con una coppia di impossibilmente belli e bravi (Ryan Gosling e la sempre incantevole Emma Stone) nei ruoli degli adorabili protagonisti.

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Il front runner per gli Oscar 2017 è il contraltare del precedente film del suo regista, Whiplash. Ad unire Whiplash e La La Land c’è la sfrenata passione per musica e il jazz di Chazelle, innanzitutto, ma anche il conflitto stridente tra la vita vera e i sogni di quanti hanno aspirazioni in campo artistico. Laddove nel primo film approdato agli Oscar di Chazelle tutto era spigoloso e pungente, dagli interscambi tra protagonisti ai movimenti di camera, in La La Land è tutto curvilineo, suadente, morbido. Con la sua estetica perfetta al limite della ruffianeria e il suo controllo maniacale sul senso di meraviglia dello spettatore, l’ultima prova di Chazelle è un film che fa della sua missione primaria il piacere a tutti i costi al suo pubblico.

In effetti è difficile contestare qualcosa a Damien Chazelle, uno che zitto zitto a 32 anni ha già tirato fuori come sceneggiatore prima e regista poi almeno tre film in grado di spiccare sul resto dell’uniformata produzione hollywoodiana. Una volta posizionata l’asticella dell’ambizione a livelli da record con una scena d’apertura da antologia, La La Land continua a saltare senza sbagliare un solo gesto tecnico: colonna sonora che non vedi l’ora di riascoltare con almeno un brano indimenticabile, coreografie di Mandy Moore e fotografia di Linus Sandgren da cartolina, costumi di Mary Zohres che hanno saputo rendere iconico il casual shabby chic degli abitini e leggings imperanti tra le hipster di città.

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Certo è compiaciuto e iperconsapevole, ma di fronte a Ryan Gosling e Emma Stone che volteggiano tra le stelle o a numeri di maestria consumata come la festa a cui si reca Mia all’inizio del film, la consapevolezza di trovarsi davanti a una pellicola in grado di dettare le direzione alla cinematografia di oggi è palpabile.

Insomma, La La Land è un grande film, certo, però è davvero strano constatare come una storia così radicata nel sentimento sia condotta solo con la testa, a partire da freddo calcolo di colori, distanze, composizioni. A differenza del già patinatissimo Cantando Sotto la Pioggia o da esperimenti più recenti come The Artist, si fa davvero un po’ fatica a trovare un messaggio che valga la pena di commentare in quella che sembra più che altro un’esperienza puramente estetica, uno spettacolo d’inebriante bellezza in cui il trasporto di chi parla allo spettatore è pari a zero. Insomma, la La La Land del titolo è davvero la Los Angeles di oggi o il discorso stesso che Damien Chazelle intavola a riguardo, a ben vedere terribilmente superficiale e falsamente rassicurante?

La La Land sarà nelle sale a partire dal 26 gennaio 2017.

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