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Baby Boss, la recensione: piccolo, adorabile e molto, molto... boss!

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Dreamworks impara la lezione di Disney e di Illumination, portando nei cinema un film d'animazione a metà strada tra i lavori più recenti della concorrenza.

Baby Boss con un'espressione soddisfatta

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Tra i tre grandi studios statunitensi che si contendono gli incassi e il prestigio riservati al cinema d'animazione negli Stati Uniti, Dreamworks è sempre stata la via di mezzo tra le ambizioni artistiche e rivoluzionarie di Pixar e il pragmatismo monetario di Illumination, capace di partorire grandi saghe arraffa-incassi come Madagascar ma anche gioielli emozionanti come Le 5 Leggende.

Baby Boss, la recensione del film d'animazione in uscita questa settimana HDDreamworks
Oltre la facile tenerezza di bebè e cuccioli, ecco Baby Boss

Con Baby Boss e con uno dei registi di punta della scuderia, Tom McGrath di Madagascar, Dreamworks sembra riconoscere apertamente per la prima volta la forza narrativa del metodo Pixar, tirando fuori un film che, visivamente e narrativamente, ricorda in più di un passaggio Toy Story e la prima fase dello studio con la lampada come simbolo. Questa impressione è così forte forse perché gli adulti sono giganti inconsapevoli dei piccoli drammi del protagonisti, che stavolta non sono giocattoli, bensì bambini.

Attenzione! Possibili spoiler!

Sin da subito il protagonista settenne dimostra una sfrenata fantasia, capace di catapultarlo dal giardino di casa a galeoni pirati e missioni spaziali. Quando quindi arriverà un fratellino a rubargli le attenzioni e l'amore incondizionato ed esclusivo dei genitori, il ragazzino reagirà costruendo un'identità segreta e minacciosa al nuovo "boss" di famiglia, trasformandolo in un piccolo capitalista in missione segreta.

Il ribaltamento geniale e pixariano è che la storia viene vista nella sua interezza dall'interno di questa cornice fantastica creata dalla mente di un fratello maggiore che si ritrova improvvisamente a fare i conti con il nuovo arrivato.

Non è il primo film d'animazione che tenta di riordinare i sentimenti confusi di novelli fratelli e sorelle maggiori con una spiegazione didattica ma divertente. Abbracciando così entusiasticamente l'immaginario unico del suo piccolo protagonista, McGrath si ritrova a dirigere un film che anche tra le mura domestiche sa essere avventuroso, anche se poi pecca di notevole prevedibilità per gli spettatori che abbiano già finito le elementari.

Questo difetto è tale fino a un certo punto e anzi, in questo particolare frangente Dreamworks si rivela capace di una fedeltà meno ruffiana al piccolo pubblico a cui parla, senza il bisogno impellente dimostrato da Pixar di far commuovere soprattutto i genitori, tentando di non perdere per strada i figli. Se la sua destinazione al pubblico dei più piccoli consente di perdonare qualche svolta didattica di troppo e l'immancabile prevedibilità della seconda parte, lascia ancora più basiti di fronte a un paio di doppi sensi piuttosto smaccati che vanno ben oltre il confine dello slapstick (e che nell'edizione italiana vengono fortunosamente attuati, perché l'espressione "ciuccia più veloce" non è legata intrinsecamente all'immaginario sessuale come l'equivalente inglese "suck it harder").

Baby Boss, la recensione del film d'animazione in uscita questa settimana Dreamworks
Il bebè è solo il nuovo fratellino o un capitalista in missione segreta?

Ricalcando in maniera piuttosto marcata la via percorsa da Pixar in questi anni, Baby Boss non può essere fenomenale o inaspettato come alcune grandi uscite della concorrenza, ma non è nemmeno smaccatamente commerciale e privo di vere e proprie idee come i film della Illumination. Forse non si merita il successo mietuto negli Stati Uniti, ma nemmeno le stroncature ricevute da parte della critica, ormai così viziata e pigra nel campo dell'animazione da dimenticare spesso che la priorità, per pellicole come questa, dovrebbe essere quella di parlare ai bimbi e non ai cinefili in sala.

Baby Boss è nei cinema italiani dal 20 aprile 2017.

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