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Gold - La Grande Truffa, la recensione: Matthew McConaughey pazzo per l'oro

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È al cinema Gold - La Grande Truffa, avventurosa parabola del businessman Kenny Wells ispirata ad una storia vera. Matthew McConaughey in stato di grazia.

Matthew McConaughey ed Edgar Ramirez in Gold

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"Sono stato un minatore in cerca di un cuore d'oro... ho attraversato gli oceani per cercarlo e continuo a farlo mentre sto invecchiando". Splendida la metafora con cui il cantautore Neil Young, nella celebre hit Heart of Gold, fa combaciare la corsa all'oro con quella al sentimento più puro.

Di amore, ossessione e ricerca parla anche Gold - La Grande Truffa, biopic avventuroso diretto da Stephen Gaghan e interpretato da un istrionico Matthew McConaughey, irriconoscibile dietro una considerevole stempiatura e l'altrettanto consistente aumento di peso.

Una trasformazione fisica, quella dell'attore de La Torre Nera, resa necessaria per interpretare la controversa figura di David Walsh, businessman canadese coinvolto nello scandalo della Bre-X Minerals Ltd., società mineraria che nei primi anni '90 raggiunse un'altissima quotazione in borsa per via delle stime "fantastiliardiche" effettuate su un giacimento di oro nel cuore dell'Indonesia.

Gold - La Grande Truffa, quando Wall Street incontra Indiana Jones

Gold - La Grande Truffa narra di una spericolata avventura che nasce lì dove muore il sogno americano, strangolato dalla crisi. Sul finire degli anni '80 il CEO della Washoe Company, Kenny Wells (McConaughey), si trova sul lastrico con una società ad un passo dal fallimento.

Ossessionato dai filoni auriferi del Sud Est Asiatico ancora vergini, e per tenere alto l'onore di famiglia, Wells vola a Giacarta per incontrare il brillante geologo Mike Acosta (Edgar Ramirez). I due si faranno contagiare dalla "febbre dell'oro", riuscendo a scoprire uno dei più fruttuosi giacimenti del prezioso metallo. Dopo le prime incoraggianti stime, la Washoe Company passerà dalle penny stock a un vero e proprio approdo in Borsa (quella di Wall Street) a cifre via via sempre più da capogiro. Ma non è tutto oro quello che luccica...

Matthew McConaughey ed Edgar Ramirez in una scena del filmHDEagle Pictures

(G)old Story

Dopo aver firmato la splendida sceneggiatura di Traffic (premiata con l'Oscar nel 2001) e dopo aver affrontato scottanti questioni di geopolitica attraverso la regia di Syriana, Stephen Gaghan mette mano ad un celebre scandalo finanziario di metà anni '90 per trattare ancora una volta tematiche globali, sottolineando attraverso la parabola surreale di un ricercatore d'oro gli interessi che intercorrono fra poteri forti, siano essi multinazionali o Stati, nello specifico il regime di Suharto.

Il rimando inevitabile è a The Wolf of Wall Street, dionisiaca ascesa e caduta del broker Jordan Belfort firmata da Martin Scorsese. Gold - La Grande Truffa, a differenza delle tagline fuorvianti realizzate durante la campagna promozionale che ha preceduto l'uscita in sala del film, non parla di "nuovi lupi" corsi ad azzannare Wall Street. Gaghan, dal canto suo, sembra risentire della regia altisonante di Scorsese con i suoi lenti movimenti di macchina e la minuziosa caratterizzazione del protagonista, perso tra la ricerca ossessiva del successo a tutti i costi e slanci idealisti ("se dai via i tuoi sogni non ti rimane nulla").

Matthew McConaughey conferma, dopo Dallas Buyers Club e la serie True Detective, la propria definitiva metamorfosi: da fusto da spiaggia di innumerevoli romantic comedy a camaleontico performer. In Gold appare imbolsito, emaciato. Quasi un tossico dell'oro, con quella venatura rossastra intorno agli occhi e la fronte perennemente imperlata da goccioline di sudore. Lontano, insomma, dall'avido faccendiere col volto pulito di Leonardo DiCaprio.

Gold - La Grande Truffa è sì un film che parla di dipendenza, di ascesa e caduta ma - eccezion fatta per qualche bicchiere e sigaretta di troppo - affronta il tutto con un piglio decisamente più sobrio rispetto a Scorsese.

Il riferimento che si fa via via più evidente è al cinico mondo dipinto da Oliver Stone in Wall Street, salvo tratteggiare il fallimento e la rivalsa dei cercatori d'oro con la stessa enfasi di Charlie Chaplin ne La febbre dell'oro. Gaghan palesa nel finale un certo gusto per il coup de théâtre stile La Stangata (rovinato in parte dalla versione italiana del titolo, che svela fin troppo).

Sebbene il film risulti mancante in termini di pathos e drammaticità - sono assenti i toni tragici scorsesiani, a cui Gaghan guarda eccome - la pellicola fa leva sulle ottime interpretazioni di McConaughey e Ramirez, mentre appare un po' sprecato il resto del cast, da Bryce Dallas Howard a Corey Stoll.

Ad impreziosire il film sono (anche) una soundtrack apprezzabile - che svaria dai Joy Division ai New Order - e un epilogo che fonde ricostruzione storica e leggenda metropolitana, quella relativa alla sorte del vero geologo Michael de Guzman. 

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