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Episodio 1.12: Rinascita (finale di stagione)

FOX ha trasmesso il finale di stagione della serie che ci ha tenuti incollati alla poltrona. E abbiamo scoperto che…

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Eccoci qui. L’atteso finale di stagione. L’ho aspettato per tutta la settimana e devo dire che in seconda serata, con la stufa accesa e il silenzio della neve di fuori ha fatto la sua bella figura… Si parte con il nostro consueto flashback. L’ultimo. Lo scopo di questo episodio è chiudere al meglio più questioni possibili fra tutte quelle lasciate in sospeso, perciò ci aspettiamo di scoprire di più sui personaggi e sulla loro storia. Non ci sbagliamo, perché il flashback risale a 9 mesi prima e ci mostra come Ben, alla fine, sia riuscito a convincere (implorandola) Vivien – che era già pronta a lasciarlo per sempre – a dargli una seconda possibilità e a trasferirsi nella casa che costerà la vita a tutta la sua famiglia. Vivien cara, sarebbe stato meglio rimanere ferma sulla tua posizione…

 


La casa. La casa che a Ben “dava speranza” solo guardandola. Povero Ben, che si aggira per casa chiamando disperatamente moglie e figlia. Ehm… Ben, non ci sono. Sono un po’ morte, caro. E io ci metto un po’ a capire se lui se ne rende conto o no. Ma sì, se ne rende conto. Certo, resta uno non sveglissimo, per intenderci. Affidare il bimbo – l’unico superstite della sua famiglia – alle cure di Constance, che fa di tutto per tenerselo, non è un’idea brillante… Quindi Ben finisce per litigare anche con lei. Altra brutta idea: sospetto che sarà l’unica a cavarsela, come sempre, ergo sarebbe intelligente tenersela buona. Ma no, Ben proprio non vuole capire. O meglio: non vuole ammettere. Viene informato della “condizione” di Tate e per tutta risposta accusa Constance di avergli rovinato la vita.


Non si sbaglia del tutto, sia chiaro. Ma ci ha anche messo del suo, eh, il nostro Ben. O sbaglio? Ad ogni modo, ecco qui: siamo alle battute finali. Le rivelazioni sul passato e i programmi per il futuro. Programmi che per Ben, è chiaro fin dall’inizio, coincidono con l’intenzione di affidare il pargolo alla sorella di Vivien per poi suicidarsi. Lui lo vede come un modo romantico di stare insieme alla sua famiglia per l’eternità. Io lo vedo come un atto di vigliaccheria. Punti di vista. Vivien pare d’accordo con me, visto che interviene insieme a Violet per convincerlo ad andare avanti, a vivere la sua vita e a crescere il piccolo. Ben si conferma dunque il personaggio più prevedibile della serie… ma dietro le quinte c’è qualcuno che non gli permette di essere così prevedibile, fino in fondo.


Con la consueta dose di humour nero, ecco il destino di Ben: voglio suicidarmi. No, dai. Tengo il bambino e lo porto via. Ecco, mi preparo ad uscire… E finisco impiccato per mano dei fantasmi che abitano la casa che rappresentava la speranza di una vita migliore. Io ci trovo qualcosa di ironico, voi no? Ma pare che tutto sia bene quel che finisce bene, perché ora la famiglia non solo è riunita ma ha anche uno scopo: salvare la vita ai nuovi proprietari, i Ramos. A conferma del fatto che non tutti i fantasmi sono cattivi (cosa che è emersa fin dall’inizio: ognuno ha le sue colpe da espiare, ma può scegliere di farlo o di continuare dritto per la sua strada…). E anche a conferma del fatto che la casa è al centro di una storia ciclica, che si ripete all’infinito e che non fa che alimentare la sua energia malefica ed ingrossare le fila dei suoi abitanti… morti.


Attenzione, però: gli Harmon non sono come gli altri. Vivien ha avuto un figlio da un “abitante” della casa. E come ricorderete, stando alle parole della medium, si tratterebbe dell’Anticristo, nientemeno. Così si unisce l’utile al dilettevole: i Ramos si salvano, ma ne verranno altri. L’unica a vincere davvero è lei, Constance. La regina del vicinato e, in qualche modo, anche della casa. L’unica viva, vegeta e pronta a crescere (chi meglio di lei?) il suo diabolico nipote. Lo chiama Michael anziché Damien, ma poco cambia. Gli Harmon sono passati da vittime a guardiani. Constance invece è rimasta ciò che era prima: quella che sa sempre cosa fare, che se la cava in qualunque situazione. Sarà anche stata punita con una serie di gravidanze “maledette”, ma in cambio quello che sembra un patto col diavolo in piena regola fa sì che esca pulita da qualunque orrore legato alla casa…


È lei ad accomiatarci, alla fine dell’episodio, ma non prima che gli autori ci regalino uno spettacolare scontro Ben-Tate che è un chiaro riscatto del dottor Harmon, personaggio-burattino che ha servito la trama e che ora, finalmente, può smetterla con qualsiasi ipocrisia. Così come Nora può smettere di fingere di volere un bambino che la manda al manicomio e che affida a Vivien (la sua madre naturale) perché gli faccia da tata. Incredibile, ma in qualche modo… le cose per gli Harmon alla fine non si mettono così male. Certo, sono morti. Ma c’è di peggio. O meglio: ci sarà, presto. Il monologo di autocommiserazione che Constance rivolge alla sua hair-stylist non è solo uno dei punti più alti dell’intera serie (meritatissimi tutti i premi alla Lange), ma anche il trionfo di un personaggio che non lascia dubbi: chi conosce e non abbandona mai i propri obiettivi, alla fine trionfa. Vi ricordo che Constance è una pluriomicida e non si è fatta un giorno di galera. Figuriamoci se batte ciglio quando il suo adorato nipotino massacra la tata. Del resto, poverino, è l’Anticristo: non è cattivo, è che lo disegnano così…

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