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Episodio 1.5: Halloween - Parte II

Con la seconda parte del doppio episodio dedicato alla notte di Halloween i confini fra presente e passato, vita e morte, realtà e orrore, si sono confusi ancora di più…

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Questa volta non si inizia con un flashback, ma non conta: abbiamo assistito alla seconda parte di un doppio episodio, quindi avevamo già avuto il nostro tuffo nel passato. La scelta geniale è stata quella di immergerci subito nella concitata atmosfera della settimana scorsa dandoci l’impressione di partire esattamente da dove eravamo rimasti… Salvo poi mostrarci scene inedite con ciò che ancora non sapevamo su Violet: l’incontro con Tate, la rosa nera, l’appuntamento.


Ma il colpo di genio (come mostrarci nuovi dettagli di una situazione che credevamo di conoscere già) di American Horror Story è che gli autori riescono a non farci mai sentire al sicuro. Perché mentre temiamo per l’incolumità di Violet, in balia di Harvey e dell’Uomo in Lattice, saperla “al sicuro” insieme a Tate non fa altro che accrescere la nostra preoccupazione. Bisogna davvero saper lavorare sui punti di vista e sui dettagli delle storie per ottenere questi risultati ad ogni episodio. E gli autori di American Horror Story, se ancora qualcuno avesse dei dubbi in proposito, sanno farlo.


Le regole dell’universo di American Horror Story sono così ben definite – già dopo soli 4 episodi – da farci accettare qualunque cosa. La compresenza fra personaggi di oggi e di ieri, presenze oscure e silenzione, uomini in carne ed ossa e fantasmi (anche se dobbiamo ancora scoprire con chiarezza quali sono gli uni e gli altri), diventa accettabile perché la storia è così ben costruita da farci accogliere a braccia aperte il meccanismo della sospensione dell’incredulità, ovvero quel processo che ci permette di prendere per buoni anche gli eventi più improbabili o inverosimili. Quando le regole del gioco sono chiare – e con American Horror Story lo sono fin dalla sigla dell’episodio pilota – tutto funziona. E noi non dobbiamo più chiederci se quello che sta succedendo è plausibile: dobbiamo solo concentrarci sugli indizi che rendono avvincente il tentativo di capire cosa è reale e cosa non lo è all’interno della narrazione.


Nello specifico, pare che il ritorno di Hayden dal regno dei morti sia reale… Per diversi personaggi. E anche per far arrabbiare Ben (ovazione per il movimento di macchina “tremolante” sulla sua rabbia: questa è cura per i dettagli!) tanto quanto basta per farlo quasi uscire di senno. Come dicevamo la volta scorsa, la situazione sta precipitando… La sgradevole visita dei liceali che Violet crede truccati per Halloween ci riconduce subito all’episodio pilota: la strage che Tate sognava di compiere, raccontandolo al suo psichiatra Ben, evidentemente non è stata solo un desiderio incompiuto… E la nostra precedente supposizione sulla parentela fra Constance e Tate si rivela esatta. Così la notte di Halloween si trasforma nella sete di vendetta dei morti, in un episodio che vede accelerare il ritmo ma soprattutto la quantità di questioni di cui occuparsi: Hayden, Harvey, Chad, Vivien, Ben, Violet, Tate, Nora, Constance, Moira…


Senza contare la rappresentazione delle leggende metropolitane (il cane nel microonde, ad esempio) e la ragionata passeggiata attraverso tutti i cliché di genere (la vasca da bagno, le telefonate, il tentativo di incendio con il fuoco purificatore, l’obitorio), che in questo caso vengono spogliati dello status di cliché e diventano omaggi “enciclopedici” perfettamente inseriti nella trama. E poi… Poi arriva la luce del giorno. La notte di Halloween finisce, i morti legati a questa terra – quelli che non possono lasciarla, che vi sono intrappolati – se ne vanno. Ordinatamente. In silenzio. La notte degli orrori è finita. Ma le sue conseguenze restano, e la “normalità” vi resta legata. Ben fa le valigie. Se ne va… Ma io scommetto che la casa non lo lascerà stare lontano a lungo. Voi no?


 

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