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Episodio 1.6: Leggende metropolitane

Dopo il doppio episodio dedicato a Halloween, i protagonisti sono di nuovo alle prese con le loro paure, che la casa sembra poter usare come e quando vuole….

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Rieccoci alla “normalità” dopo la seconda parte del doppio episodio dedicato a Halloween: si parte come sempre, cioè con un nuovo flashback ad inaugurare l’episodio di American Horror Story trasmesso ieri sera da FOX. Un nuovo tuffo nel passato per scoprire altri segreti della casa e dei personaggi. Come potevamo aspettarci, gli autori tornano subito su uno dei punti più “forti” dello scorso episodio: la scoperta che Tate, figlio di Constance, ha effettivamente compiuto la strage che progettava al liceo. Una strage della quale noi conoscevamo già alcune vittime, viste sulla spiaggia a Halloween… Eppure, mentre eravamo immersi nel flashback, in certi istanti siamo perfino riusciti a sperare che qualcuno di loro se la cavasse. Anche se li avevamo già visti cadaveri. Il che dimostra che siamo completamente nelle mani degli autori: fanno (quasi) tutto ciò che vogliono, con noi…


E anche con i personaggi: tanto che quando Violet scopre della strage e di chi l’ha compiuta, Tate, che fra l’altro è un tantino morto, invece della mamma che chiama disperatamente si trova in cucina Constance con la Melinda Gordon (in versione arrabbiata) di turno. Una medium che racconta a una sconvolta Violet come Tate vada aiutato a “passare oltre” perché non sa nemmeno di essere morto. Fin qui niente di nuovo, direte voi. Vero. Tranne per il fatto che Constance sapendo che suo figlio si trovava in questa condizione, sospeso fra l’aldiqua e l’aldilà, ha deciso di mandarlo dallo psichiatra, Ben, perché lo aiutasse a capirlo… C’è di che discutere di questo, e anche del fatto che Constance attribuisce subito la “colpa” dello stato di suo figlio alla casa. Minimo salterà fuori che è un portale dimensionale da far invidia alla Bocca dell’Inferno, vedrete…


Ad ogni modo, noi siamo già convinti che tutto ciò sia plausibile: abbiamo visto abbastanza sulla casa per prender per buona qualunque cosa, grazie a quel meccanismo di sospensione dell’incredulità di cui parlavamo la volta scorsa. Tutto sta nel capire come la prenderanno gli Harmon, invece. Che fra l’altro sono già alle prese con il fatto che Ben deve per forza usare l’ufficio in casa (ricordate? Avevamo scommesso che la casa non l’avrebbe lasciato andare così facilmente…E infatti…). A proposito del lavoro di Ben, già che ci siamo: eccoci pronti per il nuovo paziente della settimana, Derek (il grande Eric Stonestreet di Modern Family), ossessionato dalle leggende metropolitane (altra cosa di cui avevamo già parlato: l’andamento circolare della serie continua a ruotare attorno ai punti cardine dell’horror più classico).


Così, fra interiora di maiale e storie di mostri che ricordano tanto Candyman, fra un assaggino di carne cruda (le citazioni non finiscono mai…) e un’infermiera che si licenzia dopo aver visto l’ecografia di Vivien, fra un tentativo di suicidio e una doccia fredda, fra un rendez-vous di cadaveri nel seminterrato e una conversazione con l’aldilà, accompagniamo Derek ad affrontare le sue paure. Le nostre paure. Che, come dice Ben, più sono temute, più hanno potere su di noi.


Paura da storie del terrore, paura del dolore, paura di affrontare le nostre colpe, paura del futuro che potrebbe riservarci un evento o un incontro spaventoso… Paure che a volte ci assalgono, tutte insieme, spingendoci a rifugiarci nel nostro letto, a chiudere gli occhi per aspettare che tutto passi… proprio come fa Violet. Aspettando che Tate passioltre. Cosa che non sembra affatto intenzionato a fare, almeno non a breve. E certamente non senza lasciare altri segni nella vita degli Harmon…


 

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