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Episodio 2.10 - Scelte

È il momento della resa dei conti: Rick e Shane ai ferri corti in quella che è la migliore puntata vista finora in questa seconda stagione

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È il momento della resa dei conti: Rick e Shane ai ferri corti in quella che è la migliore puntata vista finora in questa seconda stagione

Per un attimo ho creduto di essermi addormentata. Giusto la notte prima avevo sognato di essere inseguita da orde di zombies insieme a pochi amici. Ma no, non era il mio incubo… Era quello di Rick e Shane, assediati dai morti viventi. Come ci sono finiti, in quel caos? Che fine hanno fatto i prudenti abitanti della fattoria, così noiosi per parte del pubblico? C’è voluta tutta la puntata di ieri sera di The Walking Dead, a mio parere la migliore di questa seconda stagione finora, per capire che era giunto il momento della resa dei conti. Quando la tensione fra due personaggi cresce a dismisura, lo scontro è inevitabile. E che scontro, in questo caso, signori miei.



Rick “non sono più un bravo ragazzo” Grimes si è tolto tutti i sassolini dalla scarpa: Otis, Lori, il bambino. Punteggio finale della puntatona di ieri: Rick 11 – Shane 0. È Rick a chiudere il povero Randall nel bagagliaio, a scegliere il luogo in cui abbandonarlo, a prendersi del tempo per decidere se deve vivere o morire (perché “non può essere così facile uccidere”… giusto Shane?). E alla fine Shane, l’uomo d’acciaio (ma dove?) chiede pietosamente scusa. L’ho già scritto e lo ripeto: c’è un solo leader. E non è certo Shane “credevo fossi morto” Walsh. Non può essere lui. È una certezza come quella che emerge dal discorso di Lori e Maggie sui ruoli di uomini e donne, innegabilmente diversi e portati a far emergere le peculiarità della loro natura anche e soprattutto in situazioni fuori dall’ordinario (sì, esatto. Come in caso di apocalisse zombie).

The Walking Dead – Speciale Episodio 10




Ed ecco il punto: quando c’è in gioco la sopravvivenza, emerge la nostra vera natura. Non possiamo nasconderci, tantomeno giustificarci. Siamo quello che siamo… Nel bene ma soprattutto nel male. È tutta una questione di punti di vista. Come quello nella magistrale sequenza in auto, con Rick che parla dei piani per l’inverno e Shane che – come noi – non può fare a meno di fissare lo zombie solitario nei campi. La morte è ovunque. Cammina, corre (soprattutto quando fa comodo agli sceneggiatori, a dirla tutta), morde. Provare a mantenere una parvenza di normalità, tenere la mente occupata e fingere che almeno parte delle cose siano come prima aiuta a mantenere la lucidità. Come dimostra l’altro importante confronto della puntata, quello fra Andrea e Lori. Sì, pulire la casa e fare da mangiare aiuta a dare un’illusione di stabilità. Ma il cuore, l’ansia di vivere e l’anima sono un’altra cosa. E io urlavo nella mia testa “Go Andrea, go!” mentre il personaggio femminile più interessante della serie faceva sì che le cose andassero come dovevano…

Cioè mentre Andrea faceva sì che Beth scegliesse. In fondo è tutta questione di scelte: vivere o morire, restare o andare, perdonare o vendicarsi. Il mondo cambia e la gente pure, se vuole sopravvivere. In un mondo senza possibilità, scegliere la vita è faticoso, spaventoso, angosciante. Diventa quasi impossibile, ma al tempo stesso è anche l’unica scelta possibile. Non importa, però: l’unica certezza è che tutti hanno diritto a fare le loro scelte. Perché le cose non possono che migliorare (o forse no…). E perché concentrarsi su ciò che conta è tutto ciò che ci resta (ad esempio l’assenza di morsi sui due poliziotti zombies – messi lì a ricordo del passato di amicizia fra Rick e Shane – che fa sospettare che i morti si risveglino a prescindere dal contagio per contatto, come avviene in molti zombie movies, del resto). E, ancora, perché anche in un mondo dominato dagli zombies, pare che alla fine… si raccolga ciò che si semina. Vero Shane?

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