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Episodio 2.3 - Sopravvivere

La stagione 2 entra nel vivo dell’azione e gli zombies iniziano a cambiare davvero le regole del gioco…

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La stagione 2 entra nel vivo dell’azione e gli zombies iniziano a cambiare davvero le regole del gioco…

Okay: che paura. Va bene che era la sera di Halloween e io ho pensato bene di guardarmi The Walking Dead al buio, sul maxischermo. Va bene anche che, come non smetto mai di ripetere, gli zombies mi terrorizzano. Va bene tutto… Però che paura! Stavolta gli zombies hanno dato del filo da torcere anche a noi telespettatori, oltre che ai protagonisti. Tutta la sequenza – inframmezzata dalla tensione per le condizioni di Carl, alla fattoria – in cui Shane e Otis cercano di sfuggire all’orda di morti viventi che li bracca è stata mozzafiato. Paurissima quando Shane viene afferrato da uno zombie mentre sta per saltare dalla finestra. Paurissima quando Otis cerca rifugio nella palestra. E paurissima durante gli ultimi metri della fuga di Shane ed Otis insieme.



Fuga che, sapientemente, non ci viene mostrata se non alla fine, affidandone il racconto alla voce di Shane. Non avevamo bisogno di sforzarci per sapere che stava mentendo e che i conti non tornavano. Così, ecco qui: gli zombies cambiano di nuovo le regole del gioco. Le regole morali, naturalmente. Perché se d’istinto siamo spinti a pensare “Shane, cattivone! Non si fa!”, dobbiamo subito ricrederci e siamo costretti dagli autori (che dimostrano di saperne sempre una più… di noi) a metterci nei suoi panni. E a pensare: era l’unica possibilità di salvezza. Avrei fatto la stessa cosa? Forse sì. Questo ci chiediamo, mentre valutiamo attentamente il fatto che Shane ha voluto salvare la sua pelle ma ha anche giocato a fare Dio, decidendo che la vita di Carl era più importante di quella di Otis.

Fatto che si lega anche a quanto dicevamo la settimana scorsa sulla funzione di “giustizieri” degli zombies: impossibile che un uomo che ha – seppur involontariamente – quasi ucciso un bambino in un mondo in cui i sopravvissuti sono molti meno dei mostri – venga lasciato in vita. Tocca proprio ai mostri riequilibrare le cose. Magari in una puntata da manuale (spaventosa anche perché prevalentemente in ambientazione notturna, al contrario di ciò a cui ci ha abituati la serie), una puntata che ha alternato dilemmi morali a scene d’azione, suspense a dramma. Iniziamo a capire che la sequenza d’apertura col simbolico taglio di capelli di Shane non era un flashback. Shane ci ha dato un taglio, in tutti i sensi. Rinuncia (ma lo farà davvero?) al suo proposito di andarsene. Rinuncia al suo ruolo di difensore in quanto poliziotto (i poliziotti non sacrificano le altre persone…). Rinuncia a quel poco di moralità che era rimasta nel mondo post-apocalisse in nome dell’unica cosa che conta: sopravvivere. Termine che non a caso è stato scelto anche per dare un titolo all’episodio di lunedì.

Così, mentre Daryl si conferma il più dritto di tutti e Shane ci dà una mano con il buon vecchio: “O lui o me”, veniamo portati dritti dritti verso il tema della puntata: in un mondo dominato dai mostri è meglio vivere o morire? Bisogna continuare a lottare o arrendersi per non dover più assistere alle mostruosità che ci aspettano dietro l’angolo? Andrea continuerà a rimpiangere di essersi salvata? Lori ha preso la decisione giusta per Carl? Vale la pena di mettersi a pregare, o quanto succede è la prova che non esiste alcun Dio? E soprattutto: se è vero che per la prima volta nella serie ci viene mostrato con una certa dovizia di particolari (ma nemmeno troppa, per noi aficionados di zombies) come i morti viventi trasformano un personaggio in un banchetto, allora dobbiamo aspettarci un’escalation di violenza che spingerà i nostri ancora più in là (l’uno contro l’altro, ad esempio, come ci fanno intuire gli autori fin dall’inizio di questa seconda stagione)? Io credo proprio di sì… E avremo modo di riparlarne martedì prossimo!

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