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Episodi 1 e 2

FOX ha trasmesso i primi due episodi della serie. Ecco le prime considerazioni a riguardo…

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FOX ha trasmesso i primi due episodi della serie. Ecco le prime considerazioni a riguardo…

Nelle (poche e brevissime) pause durante la messa in onda su FOX di “Vivi e impara” e “L’armeria”, i primi due episodi di Falling Skies mi connettevo a Facebook per leggere le prime impressioni dei miei amici. Tanti entusiasti e qualche deluso che lamentava un “già visto” di troppo. Che mi ha fatto subito riflettere: cosa potevamo aspettarci su un tema sul quale è già stato scritto, detto e raccontato (al cinema e in tv) già tutto? Io credo che potessimo aspettarci solo ciò che abbiamo visto: una sorta di (perfetta e consapevole) enciclopedia sul tema “invasioni aliene”. E non solo. Provo a spiegarvi come la vedo io.

Primo: in Falling Skies c’è tutto. Ma proprio tutto. Ci sono il dramma umano, l’azione, la fantascienza, il war movie, l’avventura, e sono certa che ci sarà anche il romance. Conditi da un’efficace colonna sonora e da effetti speciali che molte altre serie vorrebbero avere. Quindi: tanti generi (e di conseguenza tanti spunti) da un lato, e dall’altro un’elaborazione della fantascienza nel senso più classico, cioè quello che la sfrutta per costringere l’uomo a confrontarsi con le proprie paure (l’invasione, la scomparsa della tecnologia, la perdita della libertà) e con la propria natura (il vero punto d’interesse dei personaggi sono le loro reazioni in questa situazione d’emergenza, le loro capacità d’adattamento, le risorse che sono in grado di esibire). In Falling Skies c’è tutta la fantascienza che conta. Ci sono voluti e chiarissimi omaggi a La guerra dei mondi (classico e remake), a Visitors (Hal parla del “lucertolone capo”, citandoli), a Terminator, Dark Angel e tutte le altre celebri opere di genere (lo scenario post-apocalittico, i Mech, l’assenza di tecnologia), a The Walking Dead e a tutto il recente filone che va per la maggiore in tv: quello che, consapevole di non poter replicare Lost in alcun modo, ne sfrutta uno dei maggiori punti di forza. Ovvero: inserire un gruppo di personaggi complessi e ben strutturati in una situazione straordinaria in cui il mondo, le regole e l’ordine naturale vengono sovvertiti… E stare a guadare come reagiscono.

Secondo: Noah Wyle è perfetto nel ruolo di Tom Mason. Perfetto. Ed è già un personaggio destinato ad entrare nella storia della tv, anche solo dopo il primo episodio: padre amorevole col piccolo Matt, non esita ad arrivare alla lotta fisica con Hal per dissuaderlo dall’intraprendere una missione suicida. Il suo ruolo è quello di proteggere i suoi figli, oltre ai civili della Seconda Massachusetts (della quale è il comandante in seconda) e lo fa a qualunque costo. Anche a costo di rinunciare all’impulso di correre a cercare Ben, il figlio che gli alieni gli hanno rapito e che ha subito “l’impianto” di una sorta di parassita alieno che pare controllarne la volontà (e qui entrano in ballo tutte le altre citazioni del caso: da Alien a Il terrore dalla sesta Luna). O a costo di farsi forza citando continuamente la storia per auto-convincersi di potercela fare. In situazioni disperate, anche la più piccola rassicurazione è ben accetta.



Terzo: la narrazione è evidentemente di alta qualità. L’episodio pilota ci racconta l’invasione aliena in pochi secondi attraverso i disegni dei bambini sopravvissuti: un espediente perfettamente riuscito che ci fa entrare subito nel vivo dell’azione (con un primo piano di Tom in battaglia che lo identifica subito come il personaggio che seguiremo più da vicino). In un’altra manciata di secondi capiamo che gli alieni (ce ne sono di due tipi: i Mech e gli Skitter, che in “viso” ricordano tanto gli alieni di Predator) sono praticamente invincibili, che le loro armi sono tremende e che per salvarsi la pelle bisogna essere pronti a stare a guardare un compagno che muore… E poi riuscire ad andare avanti nonostante questa immagine impressa nella mente. E dal punto di vista della caratterizzazione dei personaggi, nulla da dire: pochi, veloci tratti sufficienti a farci inquadrare in pochi secondi Tom, Hal, la dottoressa Glass, Weaver, il piccolo Jimmy, John Pope (personaggio certamente destinato a regalarci grandi soddisfazioni)…

Quarto: sullo sfondo di un’invasione aliena costruita sulle citazioni dalle opere di genere più note, il vero centro d’attenzione diventa l’essere umano (contrapposto ad un alieno crudele e spietato che merita solo la morte e nessuna pietà – come nella sequenza ambientata al magazzino). L’essere umano ha grandi capacità d’adattamento: si torna dal combattimento e si scherza sulla giornata faticosa in ufficio. Si recupera una scatoletta di tonno e ci si lamenta dell’aumento dei prezzi. Si organizza una piccola festa di compleanno ad un bambino di otto anni, si mandano i ragazzi a scuola, si gioca a pallone. Si arriva quasi a scherzare durante i negoziati con gli sciacalli (in caso di apocalisse ci sono sempre quelli che cercano di trarre un qualunque vantaggio dalla situazione). Si cerca di mantenere la propria umanità, senza fermarsi troppo a pensare (avete notato come gli arrivi e le partenze di Tom passino quasi inosservate, senza grandi addii o grandi entusiasmi al ritorno? Tutti sanno che possono morire da un momento all’altro: non c’è bisogno di parole…). Si fa di tutto, insomma, per mantenere la propria umanità. Più che la sopravvivenza degli esseri umani, Falling Skies mette in gioco la sopravvivenza della nostra umanità di fronte all’orrore di un’invasione cieca e spietata. Perché “le cose cambiano”, come dice Tom a suo figlio… “Ma alcune no”.

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