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Episodio 1.1

FOX ha trasmesso l’episodio pilota della nuova serie con Kiefer Sutherland. Un episodio che ci chiarisce subito che siamo di fronte ad una serie da non perdere

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FOX ha trasmesso l’episodio pilota della nuova serie con Kiefer Sutherland. Un episodio che ci chiarisce subito che siamo di fronte ad una serie da non perdere

Certe volte è sufficiente l’episodio pilota per appassionarsi a una serie. Bastano pochi minuti e veniamo trascinati in una storia che ci incuriosisce e ci coinvolge. Come nel caso di Touch. Kiefer Sutherland sveste i panni di Jack Bauer e indossa quelli di Martin Bohm, che ha perso la moglie nell’attentato al World Trade Center, che si guadagna onestamente da vivere e che si occupa, da solo, di suo figlio. Un ragazzino speciale… ma anche difficile. Meno di 10 minuti di pilot e io già sento odore di Emmy grazie alla straordinaria interpretazione di Sutherland e ad una storia che ci cattura immediatamente parlandoci di quel filo invisibile che ci lega gli uni agli altri. Del destino. Dell’assenza del caos, perché Jake (uno straordinario, giovanissimo David Mazouz) con le uniche parole che pronuncia – quelle rivolte a noi, all’inizio della sua storia – ci spiega che in realtà tutto segue uno schema. Solo che… sono in pochi a vederlo. E Jake è uno di quei pochi.


La sigla di Touch ci mostra il caos (apparente), la moltitudine, i simboli degli schemi che noi non vediamo. Ci mostra la vita, le masse che si incrociano. Quel filo invisibile che viaggia insieme al telefono cellulare che capita in mano a Martin, mentre Simon lo cerca disperatamente perché contiene le foto della sua bambina che non c’è più. Il telefono che finisce a Dublino, poi a Tokyo, in Kuwait e infine a Baghdad, a fare da detonatore alla bomba che porta via i sogni di un ragazzino incastrato in una vita in cui scegliere è troppo difficile. Il telefono attraverso il quale l’operatrice di un customer care salva quel ragazzino e tante altre vite. Il telefono che diventa simbolo del filo invisibile che ci fa interrogare sulla differenza fra caso e destino, fra ordine e caos, fra fato e libero arbitrio. Il telefono che cambia la vita delle persone che ci si imbattono e ci fa tornare con la mente al tormentone di Lost: nulla accade per caso.



Già. Nulla accade per caso: è questo il motto di Touch, attraverso la storia di Martin, Jake, di Arthur Teller (il grande Danny Glover) e delle sue idee sulle doti di Jake e di altri come lui, di un bambino che si arrampica sulla torre dei ripetitori telefonici, di un uomo che dopo una vita di silenzio impara a comunicare con suo figlio. A fidarsi di lui. A credere in ciò che tenta di fargli capire. Un atto di fede, un atto d’amore. La fiducia in fondo è alla base di tutti i rapporti umani che funzionano. Così Touch ci racconta la storia della fiducia e della fede nella vita di un gruppo di personaggi che, lo intuiamo già, finiranno per far parte di un unico grande evento. La storia di un uomo che insegue la fortuna per espiare le proprie colpe, di una ragazza che sogna una vita da star, di un padre che ha perso la sua bambina

E di tanti altri personaggi che ci fanno sembrare i famosi 6 gradi di separazione una piccolezza in confronto a quella meravigliosa orchestrazione di eventi e legami che ricorda capolavori come Magnolia (in cui tutti i personaggi che conosciamo finiscono per mostrare i legami, prima invisibili, che intrecciano le loro vite). E ancora: il “Non toccatelo!” riferito a Jake. Do not TOUCH him. La doppia valenza del titolo: il “tocco” ritenuto superfluo – insieme alle parole – da Jake, che comunica in un modo più avanzato (come sostiene Arthur). Il “tocco” che crea le connessioni fra gli esseri umani.

Ma c’è ancora molto altro. I numeri che tornano, ossessivi, a regolare eventi che Martin e Clea Hopkins, l’assistente sociale di Jake, iniziano a leggere aprendo la mente e cercando di dimenticare le parole “impossibile” e “coincidenza”. La sequenza di Fibonacci. Randall Meade (Titus Welliver, l’ex Uomo in Nero di Lost) il vigile del fuoco che ha perso tutto, che si scontra due volte con Martin, senza sapere che è il marito della donna che ha rinunciato a salvare nelle Torri… Ma che lo ha portato a salvare le vite dei piccoli passeggeri di un autobus.



Connessioni. Caos. Caso. Destino. Fili invisibili. Telefoni che suonano, tutti alla stessa ora, tutti chiamando dallo stesso numero, il numero vincente della lotteria. Il numero che racconta la storia della morte di Sarah Bohm. Persone che chiamano altre persone, sconosciuti che pretendono di dirti come fare il padre, estranei che ti telefonano per dirti che hanno vissuto gli ultimi istanti insieme alla donna che amavi. Personaggi che ci vengono presentati in pochi istanti: non li conosciamo affatto ma già sappiamo tutto ciò che dobbiamo sapere di loro. I drammi che hanno vissuto, i sogni che inseguono. Personaggi e persone che in qualche modo entrano a far parte della tua vita, nel bene o nel male. Per uno scopo preciso. Lo scopo che, come possiamo immaginare, ci verrà raccontato dagli episodi di questa nuova, straordinaria serie tv intitolata Touch.

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