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Episodio 1.3 - La sicurezza nei numeri

Continuano le avventure di Jake e Martin Bohm, impegnati a “dare una mano” al destino e a seminare il terreno per qualcosa di più grande…

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Continuano le avventure di Jake e Martin Bohm, impegnati a “dare una mano” al destino e a seminare il terreno per qualcosa di più grande…

Ero un po’ nervosa ieri sera, mentre guardavo la terza puntata di Touch. Colpa vostra eh! Perché vi leggo tutti! Dopo il pilot folgorante (soprattutto, non mi stancherò mai di ripeterlo, per la bravura di Kiefer Sutherland), con il secondo episodio riflettevo sui vostri dubbi. Alcuni di voi hanno espresso la stessa preoccupazione: non si può costruire un’intera serie su episodi slegati che raccontino le storie di personaggi il cui destino viene unito dal lavoro di Martin e Jake. Avete ragione, in un certo senso. Non si può nel senso che i tempi non sono più maturi. In passato ci sono state dozzine di titoli costruiti su questo meccanismo (vedi Ultime dal cielo e Quantum Leap, tanto per citare due titoli) ma ora la tv è cambiata. Serie in cui, da Fantasilandia a Love Boat, il punto era “mettere a posto le cose” (leggi: “fermare il dolore”) sembrano aver fatto il loro tempo.

Oggi il pubblico è più esigente: l’episodio autoconclusivo dev’essere affiancato da una continuity narrativa che permei l’intera stagione (o più stagioni). Siamo a caccia di quel disegno, insomma, di cui parlavo la volta scorsa. Disegno che io continuo a vedere nelle intenzioni degli autori, ora più chiaramente, proprio grazie alla puntata di ieri sera. Vediamo come funziona Touch: Jake ci racconta qualcosa, ad esempio gli stratagemmi di sopravvivenza delle formiche rosse, mentre le immagini ci introducono i protagonisti del nuovo episodio. Ci aspettiamo quindi nuovi numeri, nuove imprese per Martin, un legame sempre più forte con Jake, nuovi misteri e nuove coincidenze. Tutte cose che arrivano, nel corso della puntata.



Insieme all’ormai consueto “Signor Bohm, ci siamo persi suo figlio” dei servizi sociali. Pare che Clea Hopkins e i suoi siano in grado di badare a un ragazzino più o meno quanto Lori Grimes è in grado di badare a suo figlio Carl, perdendoselo ogni tre secondi. Non so se mi sono spiegata. Ad ogni modo, dopo la sigla arriva la nuova storia. Quella degli eventi che, guidati dai numeri di Jake, portano Martin a svelare una truffa, a ritrovare un ex collega, ad incontrare personaggi che lo guidano attraverso lo schema visto da Jake. E poi arrivano le parole di Arhtur Teller: “Suo figlio ha uno scopo più alto e lei non sarà l’unico ad accorgersene”. Oh. Eccola là. La conferma del disegno che mi aspetto. Anche se, ci tengo a sottolinearlo, a me le trame autoconclusive di Touch piacciono. Mi piace vedere come i vari indizi disseminati durante l’episodio si uniscono per dar forma al finale.



Probabilmente perché io non sono in cerca di sostituti. Non sto cercano un nuovo Lost, non cerco di colmare il vuoto lasciato da The Walking Dead. Io mangio pane e tv tutto il giorno, tutti i giorni. Amo dozzine di serie, che vedo e rivedo. Ogni giorno vivo tante emozioni. Certo: la passione sconvolgente che mi ha travolta con Lost o The Walking Dead non arriva sempre, ma c’è comunque l’entusiasmo per una serie ben fatta. Una serie ricca di contenuti come Touch, che in qualche modo ci fa riflettere sul destino, sulle coincidenze e su quei famosi “e se…” esplorati recentemente anche da Grey’s Anatomy (ne ho parlato approfonditamente qui: fantasticare sulle coincidenze è una tentazione irresistibile, soprattutto in una serie come Touch).

Inoltre, avendo visto quasi tutto quello che c’era da vedere in tv, mi diverto nel gioco delle citazioni e mi lascio intrattenere volentieri da tre quarti d’ora di evasione con storie che ti sfidano a capire quando e in che modo le vite dei personaggi si intrecceranno. Clermont. Le montagne di Cler, nel racconto dell’uomo che è come un Jake adulto. Il drago. La spada magica. Il principe invisibile. Verità. Macchinine. Il telefono dell’episodio pilota che torna insieme alle ragazze giapponesi e al video di Kayla. Il numero di mamma che chiama Clea dopo tanti anni. Tanti piccoli dettagli che ci conducono da un lato all’interpretazione di ciò che stiamo vedendo, e dall’altro all’intuizione che qualcosa di più vasto è in preparazione. Qualcosa che noi cerchiamo di capire, un dettaglio dopo l’altro. Il punto di forza di Touch per me è questo: spingerti a concentrarti, ad interpretare, a fare affidamento sulla tua memoria e le tue capacità deduttive. Con il collegamento del terzo episodio al primo, appare chiaro: dobbiamo stare attenti perché stanno preparando qualcosa per noi. E non solo per noi…

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