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Episodio 1.7 - Gioco d'azzardo

Il gioco vero e proprio, ma anche l’azzardo dei sentimenti. La puntata di Touch di ieri sera ha aggiunto un paio di tasselli al puzzle degli intrecci fra i personaggi…

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Il gioco vero e proprio, ma anche l’azzardo dei sentimenti. La puntata di Touch di ieri sera ha aggiunto un paio di tasselli al puzzle degli intrecci fra i personaggi…

“La nostra incapacità di influenzare il risultato dei numeri rende giusto il mondo”. Che teoria affascinante! Il discorso d’apertura della puntata di Touch trasmessa ieri sera, che arriva come sempre dalla viva voce di Jake mentre le immagini ci mostrano i protagonisti del nuovo episodio, parte dai numeri e arriva alla religione. La religione che interpreta i numeri quando non sono costanti, quando si sincronizzano unendo molte persone. Un’immagine poetica per l’orizzonte di riferimento della serie, che mescola numeri e misticismo, ma anche un interessante punto di vista per noi. Come il numero 1188, che fa riferimento addirittura a Wild Bill Hickock (già che ci sono, approfitto: recuperatevi Deadwood, se ne avete occasione. Una serie che merita!) e ci porta alla storia personale di Natalie, che a sua volta ci racconta la storia d’amore fra Paolo e Celeste a Roma. Con un racconto che fa un po’ “Un amore splendido”, un po’ “Insonnia d’amore” e un po’ “Prima dell’alba”.

Un’idea molto carina, per una puntata convincente che esce dai soliti schemi di drammoni che la morte di Arthur nello scorso episodio ci aveva fatto temere. Arhtur, naturalmente, rientra alla perfezione nella trama: gli autori ci intrattengono con l’incontro fra Martin e sua figlia, che ci parla del passato del professor Teller e dell’inizio delle sue ricerche, dandoci nuovi indizi che Martin potrà seguire per arrivare al significato dei nuovi numeri (che, come sempre, si legherà a quelli dei prossimi numeri negli episodi successivi). L’arrivo di Abigail Kelsey, la cognata di Martin interpretata dalla sempre brava Catherine Dent (The Shield, The Mentalist), aumenta il carico sulla questione dell’affidamento di Jake, che si ritrova al centro di una sorta di guerra fra Martin, Abigail e l’istituto.



Così, fra eredità (come quella che un “ragazzo di città” cerca di guadagnarsi domando un cavallo), desideri paterni che sfidano i pregiudizi ed aggiornamenti da tutto il mondo per la storia di Paolo e Celeste, il tema che emerge dalla puntata è quello della comunicazione scaturita dal tam tam su internet, del passaparola, di come ci si possa aiutare tramite uno strumento che può essere tanto pericoloso quanto utile. Alla fine, come per la bisca clandestina alla quale Jake arriva seguendo le tracce di Arthur, è tutta questione di scelte: possiamo scegliere di impiegare le nostre risorse per fare del bene, per lavorare onestamente, oppure possiamo provare a fare i furbi, ad infrangere le regole, a rendere il mondo… un posto peggiore.

La questione è tutt’altro che banale: provate a pensare a come sarebbe il mondo se nessuno su internet mentisse, imbrogliasse, si servisse della buona fede della gente per carpire informazioni utili a sfruttare, ingannare o rubare. Pensate a come sarebbe il mondo se tutti collaborassimo davvero, come le persone che rispondono al video di Natalie, o come noi quando ci adoperiamo per far girare un appello vero di qualcuno che è in difficoltà. La cooperazione è il segreto della riuscita in una società in cui si sceglie (o si deve) di convivere con altre persone. Perché il segreto della convivenza è la condivisione: convivere diventa fattibile solo se si accetta di condividere.



Come fanno i personaggi di Touch, che condividono idee e segreti, come fa Jake, che condivide ciò che può vedere con chi non può, ma che al contrario di lui è in grado di servirsi di quelle informazioni per aiutare qualcuno. Per dare una mano al destino, se vogliamo metterla così. Così Martin trova Logan, salva una vita e aiuta un amore a nascere. Proprio come succede a Natalie (che di quell’amore diventa protagonista). E lo scontro con Abigail fa guadagnare altri punti a Martin, ai nostri occhi: quanti padri single, nella sua situazione (sto parlando della fiction, ovviamente. L’orizzonte di riferimento è sempre quello della tv) avrebbero scelto la soluzione più facile, ovvero affidare Jake a qualcun altro? Il destino scrive parte delle nostre storie, ma poi siamo noi a favorirlo od ostacolarlo.

Touch ci dice che i numeri indicano a Jake i legami, le connessioni fra le persone che noi non possiamo vedere. Ma ci dice anche che poi siamo noi, le altre persone, a dover fare il lavoro. Sulla base di un indizio che possiamo scegliere di non seguire, o che ci può sfuggire, o che possiamo non capire. E alla settima puntata, che collega lo schema del disegno generale ai segreti della famiglia Bohm (come accennato da Abigail a Clea), sono convinta che il vero punto di interesse della serie sia proprio questo: l’equilibrio fra scelte e destino, fra volontà ed eventi predeterminati…

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