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Episodio 1.8 - Zona d'ombra

Una puntata avvincente in cui da una parte all’altra del mondo si parla di affetti famigliari e di modi per rimediare agli errori passati

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Una puntata avvincente in cui da una parte all’altra del mondo si parla di affetti famigliari e di modi per rimediare agli errori passati

L’inizio è sempre lo stesso, segno di riconoscimento di ogni nuovo episodio di Touch: mentre Jake parla ci viene dato un assaggio dei personaggi e delle storie, con relativi legami, protagonisti della puntata che stiamo per vedere. E la puntata trasmessa ieri sera da FOX inizia subito con un evento speciale: Jake che al Museo della Scienza comunica con una ragazza a Parigi. Una ragazza alla quale vuole far incontrare la donna che ha attirato al museo con uno dei suoi soliti “trucchi”. La donna che è in realtà la madre che la ragazza francese, Veronique, credeva morta da vent’anni…

Nello sguardo che Jake rivolge a suo padre non c’è solo la conferma che la donna di New York è davvero la madre biologica di Veronique, ma anche e soprattutto la conferma di un legame speciale, fatto di sguardi carichi di emozione e di un’intimità emotiva che prende il posto di un contatto fisico che non esiste (Jake non sopporta di essere toccato, nemmeno da suo padre) e di un dialogo che non c’è. Ma ieri sera non c’era solo l’evento al museo ad appassionarci: anche il dialogo fra la donna a terra, Ippolita (che parla in italiano) e il marito Joe, in orbita vicino alla Luna, ci ha regalato un momento emozionante.



Fra eventi che sembrano casuali e non lo sono, Jake che ferma i taxi buttandosi in mezzo alla strada e numeri che portano Martin a ritrovare la misteriosa donna del museo, Touch continua a sviluppare trame destinate a risolversi nell’arco di un episodio portando contemporaneamente avanti le questioni irrisolte che si sviluppano nell’arco della stagione: la stanza numero 6, la morte di Teller, i segreti sulla morte di Sarah… E molto altro. Tutto intrecciato con le storie della puntata, come quella della sorella gemella di Veronique (nella quale Martin s’imbatte come sempre grazie ai sotterfugi di Jake).

Come dice Martin, ci sono coincidenze e ci sono verità. Le coincidenze sono quegli incontri ed eventi che a chi non vede i legami seguiti da Jake sembrano fortuiti. Le verità sono quelle nascoste dietro quei legami, con gli schemi che si dipanano uno dietro l’altro per portare alla verità dell’origine di un una persona (Veronique), del lavoro di un’altra (l’ostetrico in taxi, che fin dal primo momento ci dà l’impressione di nascondere qualcosa. E infatti…).

Così, un tipo losco che fa affari illegali in taxi (geniale: nessun testimone, ad eccezione del tassista che magari si fa i fatti suoi… ma non questo tassista, che è il padre delle gemelle) e che un passo dopo l’altro ci porta esattamente dove dovremmo essere: a seguire il collegamento con Allegra sulla stazione spaziale e l’istituto in cui ci sono Martin e Jake, a collegare i numeri dati da Allegra alla data di nascita delle gemelle, mentre Joe è nello spazio senza poter comunicare e pronto a dare un senso alla vita del radioamatore che lo salverà, informandolo di rientrare.



E ancora: ci porta tutto a vedere il padre delle gemelle che ha riconosciuto l’uomo che ha comprato la sua bambina vent’anni prima, rovinando la sua vita. Un uomo che si approfitta della disperazione di chi si trova in difficoltà e non può permettersi di crescere al meglio suo figlio, che quest’uomo è pronto a “piazzare” come una merce preziosa in famiglie benestanti, al migliore offerente. Con l’incontro fra Martin e il tassista arriva il senso di tutto: non possiamo cambiare il passato (perché come dice anche il cattivone di turno, ogni azione ha delle conseguenze) ma abbiamo la facoltà di intervenire sul futuro, provando a rimediare agli errori commessi.

È tutta una questione di seconde opportunità, di nuove chance, di un futuro migliore che improvvisamente dà un senso anche ai sacrifici e alle sofferenze più grandi. Per rimettere le cose a posto e perché… “Nessuno ha il diritto di separare un figlio da un genitore che lo ama. Nessuno”.

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