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Il finale di stagione: cosa ci aspetta nella stagione 2?

FOX ha trasmesso lunedì sera il doppio finale di stagione della serie, un episodio che ha cambiato le carte in tavola per la prossima stagione…

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(Attenzione: se non avete visto il finale di stagione di Homeland, non leggete! Spoiler!)


Lo ammetto: per diversi minuti ho sperato che Brody facesse esplodere la bomba. Ero disposta a perderlo, come personaggio, pur di ottenere il pubblico riconoscimento del fatto che Carrie aveva ragione. Che solo lei aveva capito e che se l’avessero ascoltata non sarebbe successo nulla. Volevo così disperatamente una buona notizia per lei da essere disposta a rinunciare alla contrapposizione Carrie/Brody, motore della narrazione in questa prima stagione di Homeland. Nel doppio finale di stagione trasmesso lunedì sera da FOX, in attesa della seconda stagione che debutterà in America fra settembre ed ottobre, si sono susseguite tante emozioni. Ma come sempre, ci è stato dimostrato che la serie di Howard Gordon e Alex Gansa (ispirata dalla serie israeliana Hatufim) si regge sostanzialmente su due elementi.


Il meccanismo del sospetto, di cui abbiamo già ampiamente parlato, che contribuisce a rendere avvincente lo sviluppo della trama e che rende imprevedibili gli eventi e le azioni dei personaggi, e la bravura degli interpreti. Lunedì sera non riuscivo a decidere chi fosse più bravo fra Claire Danes e Damian Lewis. Non ci riuscivo perché sono stati entrambi fenomenali. La Danes, impegnata a mostrarci Carrie in preda ad una crisi della sua malattia, poi depressa a causa del licenziamento, sofferente per essersi innamorata di quello che è, di fatto, il suo nemico e che l’ha tradita, ha dato prova di essersi meritata il Golden Globe conquistato per questa performance.


E Damian Lewis, con lo sguardo un po’ assente di chi sta per dire segretamente addio ai suoi cari, con la paura di premere il bottone, con il sudore e gli occhi spiritati che accompagnavano i momenti chiuso nel bunker, non è stato da meno. Il finale di stagione di Homeland ha riscritto le regole del gioco per la nuova stagione. Carrie ha perso il suo posto di lavoro e le è stato chiaramente detto che non c’è modo di appellarsi contro questa decisione. Dovrà combattere contro la depressione e la malattia, che l’ha spinta addirittura a sottoporsi all’elettroshock (le cui sconvolgenti immagini hanno chiuso l’episodio). Poco prima della procedura è riuscita a collegare Brody al dramma personale di Abu Nazir (la morte del figlioletto) e per sapere se al risveglio riuscirà a ricordarlo dovremo aspettare i nuovi episodi.


Anche Brody ha avuto il suo bel da fare: sua figlia lo ha sorpreso mentre pregava e ne è rimasta comprensibilmente turbata. L’attentato è fallito due volte: prima per il malfunzionamento del meccanismo esplosivo e poi per i ripensamenti causati dalla telefonata della figlia. E ancora: l’incontro con Walker, dopo tanto tempo e tanta rabbia, il freddo omicidio su istruzioni di Abu Nazir, la “chiacchierata” con Carrie fuori dalla prigione. Infine, la decisione di servirsi dell’attenzione del Vicepresidente, il suo obiettivo, per minare la politica americana dall’interno.


Con questo finale di stagione gli autori ci hanno indicato la via per la nuova stagione, che sarà radicalmente diversa dalla prima. Carrie, possiamo ipotizzare, non lavorerà più per la CIA (a meno che non riesca a farsi reintegrare in qualche modo) ma possiamo scommettere che non smetterà mai di dare la caccia a Brody. E Brody, dal canto suo, farà carriera in politica continuando a lavorare per il nemico. Secondo me c’è da aspettarsi che la figlia, non certo priva di intuito, possa avere un ruolo nel cambiamento dei suoi ideali. Ma in una serie come Homeland… niente è mai certo. Ed è proprio questo il bello!


 

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