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Una serie che migliora ad ogni episodio!

La puntata di lunedì ha rimescolato le carte in tavola. E ci ha dato una conferma: Homeland ci tiene incollati al piccolo schermo

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Premessa: il lunedì per me è una serata molto impegnativa. Il martedì mattina, infatti, vanno on line il commento a Grey\'s Anatomy e quello a The Walking Dead. Io scrivo il commento “in diretta” mentre vedo la puntata, col fedele portatile. Dopodiché, dopo la conclusione, tiro le somme e rivedo il tutto (passando qualche ora ad accorciare il commento, che in caso contrario sarebbe di un miliardo di parole, più o meno). Inutile dirvi che mi serve la massima concentrazione per dare attenzione ad ogni dettaglio ma anche uno sforzo di memoria necessario a ricordare cosa era successo nelle puntate precedenti.


Ciononostante, non riesco a rinunciare a Homeland fra un commento e l’altro. Solo che trovarsi di fronte a puntate come quella trasmessa lunedì sera da FOX mi spiazza a tal punto che per un attimo rischio di compromettere l’attenzione sulla serie successiva. L’ho scritto subito su Twitter: Homeland è una serie che riesce a migliorare di puntata in puntata nonostante fosse partita da un pilot che già raggiungeva livelli altissimi. Una puntata come quella di lunedì (attenzione: non continuate a leggere se non l’avete vista!) cambia tutto. Mostra nuovi aspetti della personalità dei personaggi. Ridefinisce gli equilibri nei rapporti. Arricchisce di nuove informazioni lo scenario che fa da sfondo alla serie.


Abbiamo visto Carrie e Brody trascorrere un weekend insieme. Poteva essere la nascita di una storia d’amore (sempre col sospetto di secondi fini da parte di entrambi, naturalmente). Invece si è concluso drammaticamente, per via di un errore (per la serie: quando la marca del tè ti cambia la vita) commesso da Carrie, che ha fatto precipitare la situazione. Non paghi, gli autori ci hanno regalato un fenomenale Saul Berenson impegnato in un viaggio in auto attraverso l’America con la terrorista Aileen Morgan. Abbiamo scoperto che l’obiettivo dell’attentato è il Presidente in persona. Abbiamo assistito ad un ritorno di fiamma fra Jessica e Mike. Ci hanno lasciati con un colpo di scena memorabile (Tom Walker, il commilitone di Brody, quello che lui confessa di aver ucciso a pugni, è vivo. Ed è lui il traditore).


La tensione saliva sempre più. Interrogatori improvvisati, minacce con una pistola che ci teneva con il fiato sospeso. Ansia generata dalle nostre conoscenze superiori di telespettatori (noi sapevamo che Carrie aveva finito i farmaci e questo accresceva il nostro senso di irrequietezza). E un finale con un doppio colpo di scena (Carrie capisce troppo tardi di essersi sbagliata e viene rivelato che Walker è vivo) che ci fa gridare “Ma nooo!” all’arrivo dei titoli di coda. No, accidenti. Vogliamo un altro episodio! Ma dobbiamo aspettare una settimana. Lunedì scopriremo cosa succederà.


Per ora ci accontentiamo di ciò che abbiamo imparato su Homeland: mai dare le cose per scontate. Nemmeno ora. Io sono pronta a scommettere che la situazione non è “semplice” come ce l’ha descritta l’ultimo episodio. Sono pronta a scommettere su nuovi sospetti e nuove informazioni. Abbiamo imparato che le cose non sono come sembrano, ma anche che… Beh. Potrebbero esserlo. Il dubbio resta il nodo centrale della serie. Abbiamo imparato che alimentarlo, regalandoci puntate strepitose in un crescendo di tensione e di qualità, è quello che ci tiene incollati alla poltrona quando c’è Homeland in tv…

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