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Ma gli occhi del cuore non era finita?

La (fuori)serie italiana ci racconta con ironia i fallimenti del piccolo schermo

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«La batosta che abbiamo preso è un segnale positivo per il Paese» dice il regista René Ferretti (Francesco Pannofino). A cosa si riferisce? Alla salvezza del popolo italiano: i dati Auditel riferiscono di una vera e propria strage di ascolti per la soap Gli occhi del cuore 2. E anziché disperarsi perché questo ha portato alla cancellazione della serie a cui lavora, il regista si complimenta con gli italiani perché dimostrano di avere ancora un briciolo di buon senso nell’usare il telecomando…


È una situazione paradossale ma divertente, come molte delle situazioni raccontate da Boris, la “fuori serie” tutta italiana. Ed è anche una situazione emblematica: riassume la visione ironica che gli autori hanno della tv del Belpaese. La trama dell’ultimo episodio della prima stagione ruota proprio attorno alla batosta Auditel: visti gli ascolti imbarazzanti la produzione ha deciso di cancellare Gli occhi del cuore 2. Si chiude. Ma prima bisogna girare il catastrofico finale in cui muoiono tutti (in teoria…). Bisogna sciogliere i dubbi sulla trama («Ora è tutto chiaro, nessuno è più “basito”» spiega l’assistente del regista agli attori). Bisogna avere uno straccio di conclusione da vendere ai greci, gli unici che hanno acquistato la soap.


Boris ci aveva lasciati così, giocando ancora una volta sul “mezzo televisione” e sulle sue contraddizioni, sulla tv che racconta se stessa. O meglio: sulla tv italiana che racconta se stessa, e si prende bonariamente in giro. Siamo abituati a documentari, backstage e speciali di ogni genere sulle produzioni d’oltreoceano, ma non sappiamo quasi nulla di come funzionano le cose sui set televisivi italiani. In questo senso, Boris si pone come un ironico backstage che esaspera delle situazioni piuttosto realistiche. E l’esasperazione della realtà, si sa, è il mezzo più adatto per ironizzare su noi stessi ottenendo un risultato efficace e mai “forzato”.


Così, ci avevano lasciati alle prese con i capricci delle due star della soap, che ingigantiscono due atteggiamenti diversi: la bella – e capricciosissima – Corinna (Carolina Crescentini) con le sue assurde “pretese artistiche” è capace di rifiutare una scena solo perché non la ritiene in linea con la psicologia del suo personaggio. Corinna, quindi, si lamenta di un personaggio che tutto ha, tranne uno spessore psicologico; il divo Stanis Larochelle (Pietro Sermonti) invece è diviso fra la volontà di apparire come un “superdivo-strepitoso-ma-alla-mano” e il bisogno di sembrare davvero una star di Hollywood. Del resto, la battuta-tormentone preferita di Stanis è: «Sei troppo italiano, è tutto troppo italiano…»


Ecco perché, secondo lui, nel finale di stagione ci voleva il dubbio: Stanis non doveva morire nell’esplosione, insieme a tutti gli altri. Doveva uscire in punta di piedi… Ma più in punta di piedi: Corinna lo vede ed esige spiegazioni. Cosa succede? Perché Stanis si salva? La soap non era finita?
Tutte domande a cui solo la seconda stagione di Boris, in anteprima assoluta su Fox, potrà rispondere. Confermandoci, fra l’altro che sì, è vero: siamo italiani, molto italiani. E anche tutto ciò su cui Boris ironizza, è italiano.

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