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Lost e The Walking Dead: i punt in comune fra le due serie

La serie di Abrams e quella di Darabont hanno tanti punti in comune. Fino a che punto The Walking Dead è stata influenzata da Lost?

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Questa riflessione nasce “su richiesta”, da un commento di Paolo in coda all’articolo sull’ultimo episodio di The Walking Dead. Il mio attento lettore ha evidenziato alcuni punti in comune fra la serie di Darabont e Lost: “Non vorrei commettere sacrilegio nel fare il paragone, so che sono due cose diverse, ma mi piacerebbe sentire un commento di Chiara (e magari un articolo) sulle differenze e le similitudini tra The Walking Dead e Lost.
 Alcuni spunti di riflessione: I sopravvissuti persi-lost in un mondo ostile; un gruppo di individui che diventa comunità; il sempre maggiore focus sulle relazioni umane tra i personaggi piuttosto che sulla storia “materiale”, in questo caso gli zombies, che diventa quasi di contorno; addirittura il finale di stagione con l’esplosione che deve essere la fine di tutto (per alcuni) o il nuovo inizio (per altri). Direi che le cose in comune sono molte…”
.


E diresti bene, caro Paolo. La settimana scorsa ti ho promesso di riflettere sulla questione… Ed eccomi qui, per sottolineare i punti in comune fra Lost e The Walking Dead. Perché in effetti le similitudini ci sono, e sono corpose: sia Lost che The Walking Dead raccontano la storia di un gruppo di personaggi che si trovano “catapultati” in un mondo in cui le regole dell’ordine naturale (morte/vita per The Walking Dead, spazio/tempo per Lost) vengono sovvertite.


 Entrambe le serie ci mostrano parecchi personaggi intenti a perseguire le più efficaci strategie di sopravvivenza, “mediate” dal loro carattere e dalle loro convinzioni (c’è chi si ferma per aiutare gli altri, chi preferisce andare avanti, chi si comporta da egoista o da eroe…). Benché le ambientazioni siano differenti, il nodo centrale delle due serie è molto simile e vede l’uomo alle prese con una serie di elementi legati alla Natura intesa come “certezze sulla vita” (ancora una volta: vita, morte, spazio, tempo, terra, mare…) e all’esperienza umana in senso classico, con lo scopo di evidenziare la natura dell’uomo. Natura contro natura umana, insomma.


Come in ogni survival, perché entrambe le serie appartengono a questo genere (nel caso di Lost è uno degli elementi che interviene nelle stagioni o negli episodi in cui i nostri si aggirano per la giungla, o altrove, sfuggendo alle più svariate minacce), i “tipi” principali di personaggi sono gli stessi. Abbiamo il leader a cui tutti guardano (Rick / Jack – o Locke, o Ben – a seconda dei momenti e degli schieramenti), perché quando c’è in ballo la vita di più persone, serve sempre un leader che guidi gli altri nel caos e che si prenda la responsabilità di decisioni difficili.


Abbiamo le donne e gli uomini che sono avvolti nel mistero, come sempre accade in un gruppo di personaggi che diventano “gruppo”, appunto, solo perché condividono una stessa esperienza – anche se sappiamo che nel caso di Lost (e sono convinta che sarà così anche per The Walking Dead, nella prossima stagione) il destino gioca un ruolo di primo piano. Abbiamo personaggi che vivono il mistero, perché le regole del gioco si scoprono strada facendo in entrambi i casi. Abbiamo gli amori contesi (Kate / Lori), gli “elementi difficili”, quelli che portano scompiglio nel gruppo (Sawyer / Daryl e Merle), abbiamo un uomo rinchiuso in un bunker col compito di salvare il mondo (Desmond / Jenner), abbiamo la bomba che purifica e riazzera, abbiamo anche tutti gli stereotipi legati agli archetipi principali: l’eroe, il furfante, l’antagonista… Ed il mix di generi (con precise caratteristiche) che rende grande una serie.


Questo si deve in parte alla qualità della scrittura di queste due serie, che attinge dai migliori strumenti a disposizione degli sceneggiatori. Si deve in parte alla derivazione cinematografica di The Walking Dead, che come abbiamo visto “ruba” (dichiaratamente) il meglio dagli zombie movies. E si deve soprattutto, per come la vedo io, all’influenza di Lost.
Il contrasto fra ordine naturale e natura umana, fra volontà e destino, fra vita e morte nella lotta per la sopravvivenza – con tutte le questioni morali che ne derivano (pietà, coraggio, solitudine, egoismo, altruismo, sacrificio…), esplorate da entrambe le serie – sono alla base di moltissimi racconti.


In tv, però, derivazioni letterarie e cinematografiche a parte, si butta sempre un’occhio alle produzioni precedenti, a quelle di culto, a quelle che sono state più amate (o discusse: va bene ugualmente…) e seguite dal pubblico. Ci sono serie che lasciano un’impronta indelebile in tutta la produzione successiva, che finisce per avere a che fare anche solo marginalmente con uno o più generi da esse esplorate. Così non c’è teen horror senza l’impronta di Buffy, non c’è fantascienza senza Star Trek, non c’è supernatural detective drama senza X-Files, non c’è medical senza E.R. E non ci sono survival, gruppi di persone che lottano per la sopravvivenza o misteri della vita e della morte senza Lost.

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