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Uno strano incontro

Dopo il debutto su FOX, scopriamo insieme i segreti dell’episodio pilota che ci ha presentato i vampiri della “nuova generazione”

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Mi è capitato di leggere in rete che il pilot di True Blood, rispetto agli episodi successivi, è parso piuttosto mediocre a molti spettatori. Non capisco perché: io l’ho trovato efficace, come un pilot deve essere, sotto tutti i punti di vista. Perciò ho pensato di dedicare due parole ad Uno strano incontro; un’analisi dettagliata richiederebbe troppo spazio, così mi soffermerò solo sulla parte iniziale e sull’introduzione dei vari personaggi.


Cominciamo dal teaser, ovvero la breve sequenza che precede la sigla del telefilm ed introduce, normalmente, il tema centrale dell’episodio a cui stiamo per assistere. Facendo verso agli horror di serie B, Alan Ball ci presenta una coppia in qualche modo alle prese con il sesso. Nella formula classica del teen horror, due giovani che ne fanno o, semplicemente, ne parlano, sono le prime vittime designate dell’assassino di turno (riguardatevi Scream: le regole di Randy valgono sempre).


Nel nostro caso, la coppia si salverà, ma non prima di aver fornito la “scusa” per un’incisiva spiegazione del titolo della serie: la semplice inquadratura di un cartello luminoso (il Tru Blood è una bevanda, sangue sintetico in bottiglia riservato ai vampiri). L’arrivo al minimarket, grazie allo spezzone di intervista televisiva con una rappresentante dell’American Vampire League, è sufficiente a presentare l’ambientazione: i vampiri sono usciti allo scoperto e lottano contro i pregiudizi. Il battibecco con l’uomo dietro il bancone rende omaggio ad un altro elemento classico: il ribaltamento dei ruoli. Il mostro non è chi pensiamo, bensì la persona più innocua (uno stratagemma usato anche in tv: ricordate il teaser dell’episodio pilota di Buffy?).


L’ironia (il vampiro che, dopo aver terrorizzato il commesso, gli augura una buona giornata) è un altro importante marchio di fabbrica: in True Blood, ci dice, non ci prendiamo troppo sul serio. Dopo la sigla (di cui avremo modo di parlare in altre occasioni), è la volta della protagonista: Sookie Stackhouse non dice una parola, eppure in pochi secondi scopriamo molto di lei seguendola fra i tavoli del Merlotte’s, dove ascolta i pensieri dei clienti. Conosciamo già il suo “potere”, e dalle sue reazioni (rispetto ai pensieri che sente o allo “show” di Lafayette – immediatamente identificato come un provocatore, divertente e disinibito) capiamo anche che tipo è: una brava, bravissima ragazza. Un’idealista (ci basta l’episodio pilota per averne la prova, con il coraggio nel difendere Bill e la determinazione nell’affermare che la discriminazione è moralmente sbagliata). Una che “non ha una vita sessuale di cui discutere”. E una ragazza ingenua, che scoppia a ridere quando apprende il nome del misterioso vampiro: “Bill”…


Non meno efficace è la presentazione di Tara, che dopo aver cercato (ci prova, lei, davvero!) di essere gentile e paziente con una cliente, si licenzia e manda a quel paese il suo capo. Non prima di averlo schiaffeggiato. E di averci conquistati: siamo irrimediabilmente attratti dai personaggi ribelli, anticonformisti e sicuri di sé. Anche per “inquadrare” Sam ci bastano poche parole: quelle di Tara («non è uno str… – ci siamo capiti, non fatemi andare oltre: sono una signora! – ed è follemente innamorato di te») e le sue (non odia i vampiri, ma è protettivo con la ragazza che ama). E che dire di Jason? La prima volta che lo vediamo è, come dire, in faccende affaccendato. E nei pochi minuti successivi scopriamo che non è proprio il ragazzo più sveglio del pianeta: di fronte a una bella ragazza non ragiona proprio, con grande disappunto di Tara (che ha una cotta per lui).


Nei suoi primi 50 minuti, True Blood introduce efficacemente tutti i personaggi principali (inclusa nonna Stackhouse e, naturalmente, Bill: misterioso, di poche parole, pericoloso e “inaccessibile” ai poteri di Sookie); ci illustra lo scenario (cittadina del profondo Sud, con gente semplice alle prese con vampiri di cui si sa ancora poco. Le loro vulnerabilità, ad esempio, sono note a pochi); ci coinvolge nella narrazione: gli sguardi fra Sookie e Bill stuzzicano la nostra curiosità (anche con il sogno di Sookie: altro elemento “classico” per i vampiri).
La fine dell’episodio, con i Rattray che aggrediscono Sookie, ci lascia con il fiato sospeso. Non tanto perché interrompe l’azione in un momento altamente drammatico, quanto perché noi sappiamo che Sookie ha appuntamento con Bill. E che lui, lo sappiamo ancora prima di vedere la seconda parte della puntata, farà qualcosa in proposito…

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