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Episodio 3.2: Il risveglio

No, questa non è più una democrazia. E no: Rick Grimes non è più un bravo ragazzo...

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Dopo un inizio di stagione al fulmicotone come quello della settimana scorsa, le aspettative non erano alte... Di più. E per non deluderle, gli autori ci immergono da subito nell’atmosfera in cui ci avevano lasciati: l’ansia per la sorte di Hershel, la sorpresa per l’arrivo dei detenuti, la paura degli zombie che cercano di entrare. Pardon, mi correggo. Gli zombie che Rick e gli altri fanno entrare per andarsene, lasciando i nuovi arrivati (o meglio, quelli che sono sempre stati lì) con un paio di zombie e la gamba mozzata di Hershel. Così, tanto per chiarire subito come gira il mondo... 


Perché i detenuti sono stati rinchiusi in sala mensa per dieci mesi. Non sanno cos’è successo al di fuori del carcere e tocca a Rick, arrivato a stemperare la tensione fra Daryl, T-Dog e i detenuti (c’è un solo leader!), spiegare loro che il mondo è finito; in una sequenza che rappresenta un classico degli zombie movie, spiega loro che non esistono più ospedali, eserciti o governi, che sono tutti morti e che nessuno verrà a salvarli. Niente più telefoni, niente più computer. Niente di niente. Solo mostri e una dura lotta per sopravvivere. E attraverso gli sguardi dei detenuti riviviamo quel misto di incredulità, terrore e rifiuto che all’inizio di ogni storia di zombie che si rispetti mette in pericolo i sopravvissuti, intenti a cercare di a negare ciò che vedono con i loro stessi occhi. Era successo anche a Rick, nell’episodio pilota. Ricordate?


Passata l’incredulità, arriva la lotta per il territorio. I detenuti c’erano da prima, ma Rick e i suoi hanno conquistato la prigione uccidendo gli zombie. Così si arriva a un compromesso: metà del cibo in cambio di un altro blocco, che Rick e gli altri aiuteranno a ripulire dai morti viventi. I confini vengono immediatamente delimitati. Rick mette in chiaro fin dall’inizio chi comanda (c’è un solo leader! Lo riconosce perfino Daryl...). Combatti i morti, guardati dai vivi. Eccone il senso: quando il mondo finisce, le regole della convivenza si riscrivono. La lotta per la sopravvivenza non fa prigionieri. E la solidarietà fra uomini scatta solo in determinate situazioni. Situazioni come quelle che hanno messo insieme il gruppo di Rick: smarrimento, incredulità, paura. Non certo ostilità, come quella fra il gruppo di Rick e quello dei detenuti.


A proposito di ostilità: l’odiosa Lori è in lizza per la top ten del personaggio più odioso della storia dei telefilm. In questo episodio arriva a dire a Rick di uccidere gli altri detenuti, dai quali si sente minacciata, come se niente fosse, come se fosse facile e non costasse fatica, rimorso, dolore. Come al solito, dunque, l’odiosa Lori scarica sul marito tutta la responsabilità (delle decisioni, della violenza, delle conseguenze, della sopravvivenza del gruppo, del benessere della sua famiglia, del suo tradimento, dell’uccisione del suo migliore amico, ex amante di lei... E chi più ne ha più ne metta). Perfino la responsabilità di ciò che pensa e di ciò che vuole. L’ha fatto fin dal momento in cui ha ritrovato Rick sulle montagne attorno ad Atlanta. Ed è facile sospettare che lo facesse anche prima che arrivassero gli zombie.


La sgradevolezza del momento in cui l’odiosa Lori cerca di manipolare Rick per l’ennesima volta viene cancellata dalla lezione di zombie killing (un altro classico del genere) impartita da Rick, T-Dog e Daryl ai detenuti. La puntata di ieri sera ha reso omaggio allo zombie movie in diverse occasioni; come nel caso di Hershel, il moribondo sul punto di trasformarsi, che ripropone la tensione del risveglio della sorella di Andrea a cui avevamo assistito nella prima stagione. Ma stavolta in qualche modo è peggio: vuoi per la consapevolezza acquisita dai personaggi, vuoi per la loro stanchezza, vuoi per l’importanza del personaggio di Hershel, unico (simil) medico del gruppo. Gli autori hanno voluto riproporre i canoni classici di un genere per ribadire l’appartenenza di The Walking Dead a un filone ben codificato, ma anche per mettere in mostra la propria conoscenza del genere e la voglia di rivoluzionarlo con elementi originali. Come dire: sì, lo sappiamo cosa stiamo facendo. Ma voi non sapete fin dove possiamo arrivare... Altro motivo di vanto di una serie che, episodio dopo episodio, conferma la propria qualità. 


E quando scopriamo che Hershel è ancora vivo, invece di assistere al ringraziamento di tutti per il contributo di Carl, che si presenta con bende e medicine, ci tocca assistere all’ennesima scenata di Lori, che lo sgrida per essersi avventurato da solo in infermeria. Non dev’essersi accorta che sa badare perfettamente a se stesso. Non dev’essersi accorta che per due stagioni e rotti, lei non aveva altro da fare che badare a lui e non faceva che perderselo di qua e di là. È stata lei a lasciare che si mettesse nei guai, il più delle volte. È stata lei a non essere capace di gestirlo. Era troppo occupata a dilettarsi con relazioni clandestine e a mettere marito e amante l’uno contro l’altro. Se non altro, però, afferma lei stessa di non essere la madre dell’anno (nella speranza che qualcuno la contraddica, probabilmente. Cosa che non avviene). 


Intanto gli adulti (quelli veri) devono fare ciò che va fatto. Ammazzare il compagno graffiato da uno zombie (il detenuto, che non esita). Fare pratica sui cadaveri per aiutare gli amici (Carol, che mostra un fegato di cui non la credevamo dotata). Eliminare il nuovo arrivato che ha cercato di farti fuori lanciandoti addosso uno zombie (Rick, che non esita a giustiziare, in un modo o nell’altro, due dei quattro detenuti). No, questa non è più una democrazia. E no, Rick Grimes non è più un bravo ragazzo. Nel mondo post-apocalittico di The Walking Dead le regole morali vanno riscritte. La coscienza non va ascoltata. E si può sperare che il risveglio di un neo-zombie si porti via l’odiosa Lori. Ma non c’è risveglio se non c’è morte: Hershel è vivo. Almeno quanto la misteriosa presenza che spia Carol. E almeno quanto l’odiosa Lori, che insiste col tormentone “dobbiamo parlare di noi”. No, ti prego. Preferisco gli zombie, piuttosto. E anche Rick, a quanto pare...

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