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Episodio 5.1: Estremi rimedi

La quinta stagione è arrivata ieri sera su FOX. E i colpi di scena non sono mancati, fin dal primo minuto... 

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Ci sono inizi di stagione carichi di avvenimenti e di ritmo. Ma questo li batte tutti! La quinta stagione di True Blood, ci immerge dalla prima inquadratura in un’atmosfera dal ritmo frenetico, in cui gli eventi si susseguono senza sosta riscrivendo la storia dei personaggi. Veniamo travolti da sviluppi narrativi ed emozioni come se fossimo in balia di un tornado; ciononostante, gli autori riescono a mantenere perfettamente il controllo: non siamo di fronte a un’accozzaglia di eventi buttati lì, con la proverbiale troppa carne al fuoco. Siamo di fronte a un piano narrativo molto complesso, ben congegnato e studiato fin nei minimi dettagli per alternare sulla scena i vari personaggi e intrecciare gli eventi che li coinvolgono. Che posso dire? Sono ammirata. Vi assicuro che scrivere una sceneggiatura tanto complessa non è affatto facile. Ma in True Blood, lo sappiamo ormai da 4 stagioni, sanno il fatto loro. 


Vediamo un po’: dove eravamo? Ah, sì. A BonTemps, dove ancora una volta è successo di tutto. Bill ed Eric vengono catturati dall’Autorità per l’omicidio di Nan Flanagan. Tara si prende una pallottola per salvare Sookie da Debbie. Pam arriva in cerca di Eric e si lascia convincere a trasformare Tara. Il reverendo Newlin (ricordate? Quello tutto casa, chiesa e caccia ai vampiri) si rifa vivo... O meglio, non-morto. L’ironia, in fondo, è la principale chiave di lettura della serie di Alan Ball, che alla fine di questa stagione lascerà il timone della serie. Portando, presumibilmente, ad una rivoluzione. Non possiamo prevedere come cambieranno le cose, ma possiamo essere certi che le cifre stilistiche di True Blood resteranno sempre le stesse: l’ironia e la violenza mascherata da metafora


Le provocazioni di True Blood non finiscono mai e hanno sempre lo scopo di divertire lo spettatore da un lato (vale per tutti gli insulti, i soprannomi e gli atteggiamenti dei personaggi, ad esempio) e di farlo riflettere dall’altro (con le metafore sull’omosessualità, l’omologazione, la religione, la famiglia...). Così, mentre Jason continua a divertirci nel ruolo del bello senza cervello (ci mette circa due secondi a cadere nella trappola di Newlin), Sam si ritrova circondato da lupi di pessimo umore in cerca de loro capobranco, Marcus Bozman. Nel tempo della narrazione non c’è stata interruzione fra la quarta e la quinta stagione, anche per questo ci troviamo subito nel mezzo di situazioni già cariche di tensione. Non è passato del tempo e non è certo cambiato lo spirito: il grande piano narrativo di questa nuova stagione non è ancora emerso, ma possiamo star certi che tutto finirà per intrecciarsi. Personaggi, storie, colpi di scena. 


E colpi di genio. Perché la serie ne è ricca. Prendete il reverendo Newlin: un vampiro gay (ossessionato da Jason, come qualunque essere umano o no che bazzichi BonTemps, in pratica) a rappresentare tutto ciò che la Chiesa rifiuta. L’uomo simbolo della lotta al male, ai vampiri che nella serie - fin da quel cartello di “benvenuto” con scritto “God Hates Fangs” - sono sempre stati il simbolo dell’omosessualità. E con i simboli True Blood ci gioca, alla grande. Credo sia il motivo principale per cui amo tanto questa serie: provocazioni, ribaltamento dei ruoli, presa in giro dei luoghi comuni. Sempre allo scopo di ricordarci che il “diverso”, in fondo, non esiste. Perché in qualche modo, per un motivo o per l’altro, tutti noi siamo “diversi”... Lo testimonia il rapporto (nient’affatto fraterno) fra Eric e sua “sorella” Nora, che lo salva insieme a Bill prima che vengano consegnati all’Autorità.


Tutto è pronto per un inizio davvero nuovo: Sookie ha allontanato sia Eric che Bill, Tara (non ne faccio mistero: personaggio che non ho mai gradito) è diventata un vampiro, chissà che non si faccia interessante anche lei. Sookie ha ucciso Debbie (quasi) senza fare una piega. Le cose cambiano, le persone pure. Umane o non. Da Nora apprendiamo che ci sono fazioni contrapposte all’interno dell’Autorità e ci aspettiamo che le cose si facciano sempre più complicate. Perché pare che in ogni sorta di organizzazione sociale, indipendentemente dalla natura di chi vi appartiene, ci siano lotte per il potere. Esseri umani e creature soprannaturali a loro somiglianti: tutti ambiziosi e assetati di potere. Tutti egoisti e portati alla distruzione e all’autodistruzione. 


Ancora una volta, il messaggio sulla natura umana è chiaro. Per non parlare di quello sulle bugie: i castelli di menzogne che si costruiscono un piano sull’altro sono inevitabilmente destinati a crollare. Così Sookie nasconde a Alcide la morte di Debbie, lui le parla del ritorno di Russell (ne vedremo delle belle...) e Patrick ci svela una misteriosa catena di incendi che coinvolgono il passato di Terry. Licantropi, vampiri, uomini: tutti intenti a farsi la guerra. E a ricordarci che abbiamo visto un solo episodio. Immaginate cosa ci aspetta nelle prossime settimane...

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