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Episodio 3.3: Benvenuti a Woodbury

Andrea e Michonne ci guidano verso il ritorno di un vecchio personaggio e l’introduzione di uno nuovo... E sono fuochi d’artificio!

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Le citazioni erano lampanti: mi è sembrato di rivedere spezzoni dei film di Romero.  Zombie impiccati agli alberi, pianura assolata e deserta, elicottero in arrivo. Pericolo in agguato... Ma questa volta ben prima dell’atterraggio. L’inizio della puntata di ieri sera ci ha immersi subito in un’atmosfera carica di tensione (come sempre, del resto): motore in avaria, schianto al suolo e colonna di fumo che attira l’attenzione di Andrea e Michonne, in viaggio in un mondo in cui gli zombie purtroppo non sono solo quelli tenuti al guinzaglio da Michonne. Andrea continua a star male, ma non abbiamo tempo di preoccuparci troppo di lei, perché ci aspetta un doppio colpo di scena di quelli memorabili: il ritorno di Merle Dixon e l’arrivo del Governatore. Due personaggi con la “p” maiuscola che ci presentano il nuovo mondo di The Walking Dead


Perché nella puntata anomala di ieri sera, senza Rick Grimes e gli altri sopravvissuti che siamo abituati a seguire, gli autori hanno voluto mettere le cose in chiaro: c’è un nuovo mondo. Un mondo post-apocalisse in cui il Governatore, personaggio misterioso che fin dal principio, in qualche modo, ci inquieta (e scopriamo presto perché...), stabilisce le sue regole per ricostruire una parvenza di civiltà. Se non avete paura degli spoiler, al contrario di me, o se avete letto la graphic novel da cui è tratta la serie, ve lo aspettavate. L’arrivo del Governatore, il personaggio più atteso della stagione insieme a Michonne, è legato a doppio filo alla comunità di Woodbury. Un mondo a parte in cui una settantina di persone cercano di ritrovare la normalità all’interno di confini ben presidiati per proteggersi dagli zombie. Confini che, per inciso, ricordano la villa militarizzata (con tanto di “tiro allo zombie”) di 28 giorni dopo: stessa apparente accoglienza, stessa inquietudine fin dalla presentazione del luogo. Stessa indiscussa gerarchia. Ma qui possiamo tirare un sospiro di sollievo per le nuove arrivate: a Woodbury c’è molta altra gente. Far del male alle due donne sarebbe illogico, oltre che difficile...


Ad ogni modo il Governatore si muove a Woodbury o fra gli zombie con la stessa naturalezza. Come se fosse il suo ambiente naturale. Come se fosse nato per vivere l’avvento dei morti viventi. Morti che rappresentano sempre un pericolo (“combatti i morti”) ma sono certamente meno infidi dei vivi (“guardati dai vivi”). Il Governatore apprezza l’idea di Michonne di portarsi dietro due zombie inoffensivi per mimetizzarsi. Sembra essere alla costante ricerca di idee, novità, sperimentazioni che rendano utile il suo lavoro insieme a Milton, lo scienziato della situazione. Per un attimo ci sembra che il Governatore stia davvero studiando il nemico per imparare a batterlo in modo “scientifico”. Ma ci sbagliamo.


Così come sbagliamo a credere che la comprensione mostrata da Merle (che ha sostituito la mano mancante con un braccio meccanico improvvisato, con tanto di spuntone letale) per il racconto della morte di Amy cancelli la sua natura spietata. Andrea e Merle si aggiornano a vicenda sulla sorte propria e del gruppo che accoglieva entrambi. Il rancore di Merle è evidente (e dichiarato): vuole farla pagare a Rick e a tutti quelli che l’hanno abbandonato sul tetto. Insomma sembra il solito, vecchio Merle: un “cattivone” che agisce come agisce solo perché mosso da un forte spirito di sopravvivenza. Ma c’è anche qualcos’altro sotto: la comprensione per Andrea non è l’unico sintomo di un’umana coscienza che cresce sempre più sotto la corazza del duro. Quando il Governatore, ingannando il militare che poi ucciderà personalmente, localizza una squadra della Guardia Nazionale e la stermina a tradimento, perfino Merle sembra avere un attimo di esitazione. L’attimo sufficiente a farci scorgere i dubbi negli uomini che seguono lo spietato Governatore.


Un personaggio che in qualche modo è il simbolo del forte cambiamento a cui abbiamo assistito: un mondo duro e spietato come quello di The Walking Dead trasforma inevitabilmente i sopravvissuti in uomini duri e spietati. La civiltà sembra un ricordo lontano e l’istinto di sopravvivenza è l’unica fonte delle decisioni. Lo abbiamo visto nelle azioni di Rick la settimana scorsa, lo vediamo nel folle piano del Governatore. Certo: tenere teste di zombie (i suoi nemici? I suoi esperimenti?) in un grande acquario non è esattamente coerente con una lotta per la sopravvivenza. Ma in qualche modo perdere il lume della ragione (pur sembrando sempre lucidi e determinati) fa parte del gioco. Non dimentichiamo che il mondo è finito e i morti tornano in vita, dando la caccia ai vivi. Quindi non mi sento di dare del pazzo al Governatore così, su due piedi. Mi sento solo di definire “folle” il suo piano. Ma non vedo l’ora di scoprire cos’altro ci riserverà nei prossimi episodi...


Così come non vedo l’ora di scoprire se le intuizioni che ci fanno pensare ad un qualche rapporto di famigliarità fra Michonne e gli zombie al guinzaglio sono corrette. La donna non esita a tagliar loro la testa quando compromettono la sicurezza sua e di Andrea, ma c’è qualcosa che non ci dice. E io, presa forse dalla narrazione, solo ieri ho notato che i due zombie erano persone di colore. Proprio come Michonne: famigliari, dunque? Ho il sospetto che l’argomento tornerà in scena. Soprattutto se qualcuno dovesse scoprire la stanza segreta del Governatore, emblema di tutto ciò che non va negli esseri umani sopravvissuti all’ecatombe che ha piegato milioni di persone in tutto il mondo. Perché è vero: si tratta di “tornare ciò che eravamo”, come afferma il Governatore. Scuole, lavoro, case, biancheria pulita. Il problema è che l’evoluzione è la chiave della sopravvivenza. Lo sappiamo perché l’abbiamo studiato a scuola e visto con i nostri occhi. Quindi ostinarsi nella ricerca di una vita comunitaria che non esiste più non può portare altro che grossi guai...


 

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