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C.S.I. – In lotta contro il tempo

L’atteso momento è arrivato: con la fine dell’era del “killer delle miniature”, per Grissom e compagni si apre una nuova fase… Ce l’abbiamo fatta. Anzi: ce l’hanno fatta.

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L’atteso momento è arrivato: con la fine dell’era del “killer delle miniature”, per Grissom e compagni si apre una nuova fase…


Ce l’abbiamo fatta. Anzi: ce l’hanno fatta. Non avevamo dubbi sul fatto che Sara Sidle (Jorja Fox) sarebbe stata ritrovata sana (più o meno) e salva (quello sì). Il debutto dell’ottava stagione di C.S.I., in prima visione italiana su FoxCrime, ci ha però regalato anche un episodio diverso da come molti si aspettavano. Dopo l’adrenalinico finale della settima stagione, in cui il killer delle miniature – la “signora killer”, a voler essere precisi – rapiva Sara, su internet si era scatenato il dibattito.


Ognuno aveva la propria teoria sulla sorte che sarebbe toccata a Sara e alla sua carnefice, ma c’era una cosa su cui tutti – in America o in Italia – sembravano d’accordo: come era già successo al momento del sequestro di Nick (in Grave Danger – Sepolto vivo, il doppio episodio speciale diretto da Quentin Tarantino alla fine della quinta stagione), i protagonisti avrebbero avuto qualche problema a controllare le proprie emozioni. Ma non è stato proprio così. Abbiamo visto Catherine, Nick, Warrick, Sofia, Brass, Greg e tutti gli altri darsi da fare per trovare Sara il più in fretta possibile. Avevamo già visto – nel finale della stagione precedente – la preoccupazione di Grissom, che aveva a sorpresa rivelato (senza troppi dettagli) ai suoi colleghi di avere una relazione con Sara.


Ma il costante “ping pong emotivo”, come lo chiamano alcuni scrittori di Hollywood, a cui ci aspettavamo di assistere seguendo alternativamente la vicenda di Sara e gli sforzi dei suoi colleghi per salvarla non è arrivato, o almeno non come potevamo pensare. L’intero episodio ha mostrato le emozioni della squadra della scientifica e della polizia di Las Vegas, ma si è concentrata soprattutto su di lei: Sara. Un personaggio che molti hanno sempre trovato – non a torto – piuttosto complesso e difficile da comprendere per via della sua riservatezza, della sua capacità di mascherare spesso, ma non sempre, le emozioni. Sara si racconta attraverso le proprie azioni, le proprie reazioni di fronte ai casi di cui si occupa e le proprie affermazioni – spesso assolutiste – sui “grandi argomenti” (vita famigliare, pena di morte, legge…).


Impariamo a conoscerla nell’arco delle varie stagioni grazie al suo approccio sempre apparentemente freddo alle situazioni, perfino nel caso della sua attrazione per Grissom, presente fin dal primo episodio in cui compare (tanto che è lei stessa a confessarlo apertamente in diverse occasioni: ha chiesto il trasferimento per lavorare vicino a Grissom). Ed ora, in questa ottava stagione, la seguiamo mentre fa di tutto per sopravvivere, prima cercando di sfuggire alla propria aguzzina e poi dando fondo ad ogni energia per cavarsela da sola. Sara sa che la stanno cercando, e che probabilmente la troveranno, ma non sa quando. È sola, malconcia, spaventata. E nel deserto. Senza acqua e senza cibo, ha un braccio probabilmente rotto ed è confusa per via dell’esperienza appena vissuta.


Ciononostante, non si arrende e mantiene la lucidità necessaria ad aprirsi un varco verso la salvezza, lasciando delle tracce ai suoi colleghi nella speranza di essere salvata. Cosa che puntualmente accade… E cosa che rappresenta anche l’inizio di un importante processo di cambiamento. Sara dovrà fare i conti con una nuova scala di valori e di priorità, con una nuova, forte dose di emotività da esprimere. E insieme a lei, tutti i suoi colleghi – a cominciare da Grissom – dovranno fare i conti con nuovi sentimenti e nuovi meccanismi di relazione.


Il rapimento di Sara non è stato solo un intermezzo drammatico e pieno di suspense: è stato il “la” per dare il via ad una serie di cambiamenti che scopriremo ogni giovedì sera su FoxCrime, episodio dopo episodio.


Chiara Poli


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