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C.S.I. – Parola d’ordine: licenze poetiche

Se, dati alla mano, ci trovassimo a dover fare dei calcoli statistici, sono sicura che giungeremmo a questa conclusione: la stragrande maggioranza delle serie tv di successo, prima o poi, si concede almeno un episodio “speciale”

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Se, dati alla mano, ci trovassimo a dover fare dei calcoli statistici, sono sicura che giungeremmo a questa conclusione: la stragrande maggioranza delle serie tv di successo, prima o poi, si concede almeno un episodio “speciale”. Le serie che si sono conquistate un largo consenso di pubblico in tutto il mondo, forti dei numeri e dell’affetto dei telespettatori, al contrario delle serie che ogni settimana lottano per la sopravvivenza nella giungla dei dati d’ascolto, possono concedersi qualche licenza poetica. Episodi insoliti, magari un po’ spiritosi (soprattutto per le serie drammatiche), guest stars d’eccezione attorno alle quali far girare la trama di una puntata.


Ci sono dozzine di esempi di “licenze poetiche” che gli autori televisivi si sono presi nel corso degli anni e delle varie stagioni di serie diverse. Episodi che hanno fatto storia, che hanno fatto sorridere il pubblico, che hanno stupito i fans della prima ora e hanno scatenato dibattiti d’ogni genere. Episodi che in qualche modo spezzano la routine di una serie, osano concedersi una nuova sfida trasformando per un attimo, magari, una serie drammatica in un gioco. Proprio come è successo in C.S.I., che in questa ottava stagione si sta prendendo più di una licenza poetica. E il pubblico sembra gradire.


Forse perché, dopo otto anni, qualche novità non dispiace. O forse perché la tensione tipica di ciascun episodio, che mette in scena il racconto di drammi umani spesso toccanti, viene in qualche modo consolidata da una pausa che permette di tirare il fiato. I motivi del gradimento del pubblico possono essere molti, insomma. Così come quelli del mancato gradimento da parte di chi, invece, preferisce che la sua serie del cuore si attenga strettamente alla formula che l’ha conquistato. Di fronte ad ogni episodio di una serie, insomma, ciascuno decide per sé ed esprime le proprie preferenze: è proprio questo il bello della tv.


Così, ad alcuni sarà molto piaciuto l’ultimo episodio di C.S.I. trasmesso da FoxCrime, Tu mi uccidi, mentre altri l’avranno trovato troppo bizzarro, o magari noioso. In ogni caso, la puntata in cui Hodges “gioca” con i suoi colleghi, sfidandoli a risolvere casi ambientati nel laboratorio della scientifica, appartiene sicuramente al gruppo “episodi insoliti”, speciali, fuori dal comune… Chiamateli come volete. Il loro nome non ha importanza, è il ruolo che li contraddistingue ad essere importante.


Come aveva già fatto in questa stagione con Sangue e finzione, che ricreava (prendendole in giro) le atmosfere horror, C.S.I. si concede uno spazio di distrazione dopo la drammatica uscita di scena di Sara, che ha evidentemente messo in crisi Grissom.
Quindi… Quale migliore occasione per ‘giocare’ un po’ con i personaggi, le storie, le abituali indagini che per otto anni abbiamo imparato a considerare familiari?


Chiara Poli


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