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CSI – Il lato oscuro di Langston

Laurence Fishburne parla del suo personaggio nella serie, e anticipa che il “lato oscuro” di Raymond Langston emergerà nei prossimi episodi…

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Laurence Fishburne parla del suo personaggio nella serie, e anticipa che il “lato oscuro” di Raymond Langston emergerà nei prossimi episodi…

Come ricorderete, ai tempi in cui venne comunicato che William Petersen sarebbe uscito dal cast (non in via definitiva, però: rivedremo sicuramente Petersen nei panni di Grissom) e che al suo posto sarebbe stato introdotto un altro personaggio, interpretato da Laurence Fishburne (trovate qui le prime notizie a riguardo), le ipotesi sulla natura del nuovo agente della scientifica si sprecavano. La notizia più accreditata vedeva la new entry, Raymond Langston, nei panni di un uomo che lotta contro il proprio destino. Un destino segnato dal “gene del serial killer”: un profilo genetico che predispone all’omicidio, al crimine, al male.

La notizia si è poi risolta, per il momento, in un nulla di fatto: Langston ha una personalità molto aggressiva, ma da qui a troppo impegnative (e rischiose) teorie genetiche sull’omicidio, ancora ce ne passa. Fatto sta che nell’intervista rilasciata a Matt Mitovich di TV Guide, l’attore annuncia che a breve, in uno dei prossimi episodi della nona stagione di C.S.I. in onda negli Usa (e in anteprima italiana su FoxCrime dal 12 marzo), emergerà con decisione il lato aggressivo di Langston. Sul resto, l’attore non si sbilancia molto: afferma che i rapporti con gli altri personaggi si evolveranno e si approfondiranno, ma preferisce non anticipare nulla di preciso (non fa nomi, insomma).

Fishburne asserisce anche che la presenza di William Petersen sul set (come produttore esecutivo) si fa sentire, in modo positivo, e risponde con decisione (“Diavolo, no!”) quando Mitovich gli chiede se, in un’altra vita e con un altro lavoro, avrebbe potuto diventare un agente della scientifica. Laurence Fishburne ha conosciuto il lavoro degli agenti che analizzano la scena del crimine solo “per fiction” e tanto gli è bastato per affermare che il lavoro di queste persone è importantissimo, che richiede grande coraggio e che merita di essere rispettato.

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