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Speciale C.S.I. – Da grande voglio fare lo showrunner! Parte I

Il mestiere più duro di Hollywood, e non più solo "for men"… 

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Di recente in Usa abbiamo letto che la nuova serie tv sulla Bionic Woman ha perso uno dei suoi due showrunner. Glen Morgan, conosciuto soprattutto per il suo lavoro su X-Files, e per aver creato la franchise cinematografica dei Final Destination, ha lasciato la produzione, mentre stavano girando ancora il sesto episodio della nuova serie. David Eick (già responsabile di Battlestar Galactica), l’altro showrunner, è rimasto al suo posto e Jason Smilovic, che era uno dei produttori esecutivi, è stato promosso sul campo.


Ok, tutto a posto; ma COSA è uno showunner?


Lo showrunner è il produttore principale di una serie tv americana. È lui a decidere in che direzione andare. A volte, ma non sempre, ne è anche il creatore. In serie che vanno avanti da anni può capitare che si avvicendino diverse persone. I Simpson, E.R. e NYPD hanno avuto tutti diversi timonieri nel corso della loro storia.


Lo Showrunner, di solito, è uno scrittore, anzi è il capo degli sceneggiatori, ma il suo compito non si ferma certo lì. Deve far sì che la macchina produttiva funzioni; e che funzioni bene.


Una serie tv americana di alto livello viene a costare a volte anche più di due milioni di dollari a puntata. In un anno si è responsabili dai 35 ai 50 milioni di dollari. Immaginate la pressione. Non è un lavoro da tutti.


Intanto lo showrunner deve trovare una buona storia; una settimana dopo l’altra. Deve coordinare i suoi sceneggiatori e in tv questi devono essere veloci. Si occupa anche del cast (un attore sbagliato può rovinare un’ottima sceneggiatura). Visiona i giornalieri; assiste al montaggio; butta un’occhiata al team degli effetti speciali; ascolta le musiche; modifica i copioni perché quelle location che tanto voleva non sono più disponibili (oppure costano troppo). Visiona i set ed i costumi. Parla con il network perché non sta promuovendo bene la serie. Parla con il regista di un episodio che verrà girato la settimana dopo, per assicurarsi che abbia capito bene di cosa tratta il copione. Mentre lo fa riceve una telefonata dal regista della puntata di questa settimana (in media si gira un episodio tra i sei e gli otto giorni lavorativi) che ha avuto un’ottima idea per migliorare l’episodio. Viene convinto, ma purtroppo per realizzare quella idea deve modificare ancora la sceneggiatura. Il tutto avviene simultaneamente, e con il network che lo chiama ed esige dei cambiamenti dell’ultima ora. Tutto questo per una decina di mesi all’anno ed una quindicina di ore al giorno.


È un lavoro da duri! Da uomini veri? Un tempo forse. Parliamo di un’era in cui sul piccolo schermo si sono avvicendate figure leggendarie come: Donald Bellisario (Magnum, P.I., Quantum Leap, JAG, NCIS), Steven Bochco (Hill Street – Giorno e notte, Avvocati a Los Angeles, NYPD), Stephen J. Cannell (Agenzia Rockford, A-Team, 21 Jump Street), Chris Carter (The X-Files, Millennium), Glenn Gordon Caron (Moonlighting, Medium), David E. Kelley (Chicago Hope, Ally McBeal, The Practice, Boston Legal), Alan Ball (Six Feet Under), J.J. Abrams (Felicity, Alias), David Chase (I Soprano), David Dortort (Bonanza), Glen A. Larson (l’originale Battlestar Galactica, Supercar, Magnum, P.I.), Joss Whedon (Buffy The Vampire Slayer, Angel), Dick Wolf (Law & Order, Law & Order: Criminal Intent, Law & Order: Special Victims Unit) e Gene Roddenberry (il primo Star Trek, Star Trek: la serie animata, Star Trek: The Next Generation).


Trovare una donna a capo di uno show che non fosse una soap era molto difficile, ma oggigiorno questo non è più vero ed alcune delle più importanti serie americane hanno donne in quella posizione chiave.


Qualche esempio? Il C.S.I originale è gestito da Carol Mendelsohn, C.S.I. Miami da Ann Donahue, Cold Case ha avuto al comando Meredith Stiehm, Shonda Rhimes sta facendo un ottimo lavoro con il suo Grey’s Anatomy.


Allora, volete ancora fare gli Showrunner?

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