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Speciale C.S.I. – Le scienze del crimine. Capitolo 4

Abbiamo analizzato e approfondito per voi i campi di studio nell’ambito scientifico/criminologico di ciascuno dei membri del serial cult C.S.I. A voi il quinto capitolo: Albert Robbins e l’Anatomopatologia  forense.

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ALBERT ROBBINS: Anatomopatologia forense


Un cadavere ha molte cose da raccontare, basta saper leggere tra le pieghe della sua carne, nel suo inevitabile disfacimento. Il Dr. Robbins, l’anziano (e un po’ cinico) coroner di C.S.I., questo lo sa bene. Ma qual è il segreto delle sue brillanti intuizioni? L’anatomopatologia forense, affascinante scienza che egli applica alla professione forense, con risultati spesso determinanti per la risoluzione dei casi più intricati.


La patologia è un ramo della medicina associato allo studio dei cambiamenti strutturali causati da malattia o trauma. La patologia forense semplicemente aggiunge la parola “innaturale” o “sospetto” davanti alla frase “malattia o trauma”.
Ci sono due rami della patologia: anatomica, che tratta delle alterazioni strutturali del corpo umano, e clinica, che si occupa degli esami di laboratorio dei campioni ottenuti dal corpo. Lo scopo di un’autopsia è quello di osservare e di creare prima possibile una documentazione legale permanente delle particolarità anatomiche macroscopiche e microscopiche di un cadavere recentemente trovato.
Le autopsie generalmente sono effettuate presso l’ospedale locale o all’obitorio della contea, sebbene alcune siano svolte negli uffici privati o presso le sedi delle imprese funebri. Gli esami anatomici possono bastare a stabilire la causa della morte se il patologo forense ha accesso ad altre informazioni (come le circostanze contingenti, la vita, i dati psichiatrici e altre informazioni pertinenti relative al paziente). I patologi forensi, inoltre, a volte si cimentano in “autopsie psicologiche”, sebbene queste non vengano accettate così prontamente dal sistema legale. L’esame clinico o quello microscopico di sezioni di organi spesso è necessario per sostenere ulteriormente le conclusioni del patologo forense, sebbene tale esame sia impossibile in caso di esumazione (o se la famiglia si oppone), in quanto l’imbalsamazione di solito altera i risultati degli esami citologici e istologici. I patologi forensi quasi sempre dispongono esami radiografici in caso sia coinvolta un’arma da fuoco. Le radiografie a volte sono utili anche in caso di ferite da accoltellamento e in casi di abuso di minore. L’esame di sezioni di organi è utile in casi in cui è richiesta una perizia tossicologica, cioè ogni volta che sono implicati alcol o droga.
L’ispezione del contenuto dello stomaco fa parte di ogni esame postmortem, in quanto può fornire informazioni circa la causa della morte così come il momento della morte. L’esame clinico inoltre può confermare l’idea che ci si è fatta riguardo ad età, razza, sesso, altezza, peso e condizioni di salute generale in caso di resti non identificati. Nell’interpretazione dei risultati di una autopsia, vanno fatte delle distinzioni tra:


Causa contribuente al decesso: Di solito è una condizione preesistente come una malattia. Un esempio potrebbe essere asma o polmonite, che possono essere la vera causa di morte.
Meccanismo di morte: Per esempio, gli alveoli polmonari che hanno subito un’ostruzione e non sono stati più in grado di scambiare ossigeno.
Causa immediata di morte: Per esempio “contusione” o “asfissia” o “ferita perforante da arma da fuoco alla testa”.
Maniera di morte: Il patologo dichiara se la morte è stata causata da omicidio, suicidio, se è accidentale, naturale o di causa sconosciuta.


Se il meccanismo non può essere determinato, la morte può essere classificata come “maniera sconosciuta”. Questo avviene in alcuni casi di avvelenamento e altri fenomeni insoliti (come la combustione spontanea). Se la causa immediata semplicemente ha aggravato una condizione preesistente (causa contribuente), la morte deve essere classificata come “naturale”. In caso di incidenti stradali la morte per lo più è classificata come “accidentale”. Tutti i suicidi sono classificati come “omicidi” se un’altra persona oltre alla vittima è coinvolta nella causa immediata di morte.


(A cura di Claudio Futmani)

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