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William Petersen: Tenetemi fuori dalla mischia!

Vi presentiamo una vera star…che si rifiuta di vivere da star!

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Sarà che è nato il mio stesso giorno (ma con molti anni d’anticipo!). Sarà che Manhunter è uno di quei film che ti restano dentro, in qualche modo, e nel mio caso nel modo che è servito a farmi studiare cinema. Sarà anche il fascino dell’uomo che si nega, che scompare e riappare improvvisamente, che vive al di fuori delle regole dello star system.

 

Sarà l’insieme di tutti questi motivi… Fatto sta che, per me, William Louis Petersen è fonte di grande curiosità. E se anche voi siete sempre stati incuriositi da questo attore “fuori dagli schemi”, ora possiamo scoprire insieme i suoi “segreti”…

 

Nato in una cittadina dell’Illinois, l’attore (classe 1953) si trasferisce con la famiglia nell’Idaho, dove durante gli anni del liceo è una delle star locali del football. Dopo il diploma, si iscrive all’Idaho State University, grazie ad una borsa di studio ottenuta proprio grazie al football. E proprio all’Università scopre la recitazione e decide che “da grande” farà l’attore.

 

Il debutto, dopo la consueta gavetta sui palcoscenici teatrali, arriva nel 1981 con il film Strade violente di Michael Mann, in cui recita accanto a James Caan e James Belushi. Seguono Vivere e morire a Las Vegas (1985) e la partecipazione alla nuova serie (il remake) Ai confini della realtà. L’anno seguente, il 1986, è quello della consacrazione. Sempre grazie a Michael Mann: il suo Manhunter – frammenti di un omicidio, tratto da un romanzo di Thomas Harris, regala a Petersen uno di quei ruoli che non si dimenticano.

 

Ma William Petersen, allora trentatreenne, non si monta la testa. Dopo Manhunter, continua imperterrito a tenersi “fuori dalla mischia”, selezionando il proprio lavoro in base al tempo necessario da dedicare alla famiglia e a se stesso. In linea con questi criteri, “si permette” addirittura di rifiutare ruoli in film destinati a diventare di culto, come Platoon, Quei bravi ragazzi e Heat – La sfida, mentre accetta di partecipare – in ruoli anche secondari – a pellicole “minori” come Young Guns 2.

 

William Petersen, insomma, è soddisfatto della propria vita. Privata e professionale. Si muove continuamente fra cinema (Gunshy, The Skulls, The Contender) e tv (La parola ai giurati, The Rat Pack – in cui interpreta JFK). Fino a quando gli viene offerto un ruolo da protagonista in una nuova serie tv, un crime drama intitolato C.S.I.
E il resto della storia… Lo conosciamo tutti. Gil Grissom, il suo personaggio, diventa una delle icone della tv moderna. C.S.I. polverizza tutti i record d’ascolto e dà vita a due spin-off, ai quali Petersen decide di non partecipare (sempre per ragioni di tempo) in veste di produttore, come gli era stato proposto.

 

E fra una scena del crimine e l’altra, l’attore si diletta a selezionare film e programmi tv per la High Horse, la casa di produzione fondata insieme a Cynthia Chvatal. Il tutto mentre continua a tenersi il più possibile lontano dai riflettori, sia per convinzione che per… pigrizia. Il ruolo in Platoon, ad esempio, non lo interessava perché lo avrebbe costretto a recarsi sul set nelle Filippine. Il che avrebbe sconvolto le sue abitudini e i suoi ritmi. La “vita da star” hollywoodiana è una cosa che William Petersen capisce, ma che si rifiuta anche di accettare (come sostiene in questa lunga intervista a Usa Today).

 

E forse non è nemmeno il caso di dargli torto. Ha successo, fa un lavoro che gli piace e ha rinunciato – ovviamente – a una nutrita parte della propria privacy, ma è riuscito a “salvare il salvabile” cercando di avere una vita il più normale e tranquilla possibile. Possiamo forse biasimarlo?

 

Chiara Poli

 

Fonti:
Starpulse
TV Guide

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