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Copper – Episodio 1.1: Sopravvivere alla morte

Su FoxCrime ieri sera ha debuttato la serie di Tom Fontana che racconta la New York del 1860, con tutti i suoi crimini e la sua disparità sociale

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Su FoxCrime ieri sera ha debuttato la serie di Tom Fontana che racconta la New York del 1860, con tutti i suoi crimini e la sua disparità sociale

È facile, fin dalla sigla di Copper (potete vedere il primo episodio anche on line sul sito di FoxCrime, qui), pensare di essere immersi nell’atmosfera del vecchio West: pensiamo subito alle grandi praterie americane intervallate da cittadine costruite attorno al saloon locale… Ma non è questo il caso della nuova serie di Tom Fontana, il provocatorio (e geniale) autore di “Oz”, alle prese con un detective drama in chiave western. Niente Far West, dicevamo: siamo a New York alla fine dell’Ottocento (nel settembre del 1864, per la precisione), giusto a ridosso della Guerra Civile Americana. Guerra centrale rispetto alla narrazione, perché fa da fil rouge nei legami fra alcuni dei protagonisti. Il detective Corcoran, detto “Corky”, si muove fra le ruote dei carri, i cavalli che nitriscono, i passanti che urlano e i criminali che scorrazzano ovunque.

La corruzione è all’ordine del giorno – lo intuiamo fin dalle prime sequenze – la prostituzione minorile in cambio di un tozzo di pane non sconvolge nessuno (tranne noi telespettatori) e naturalmente c’è il saloon, con la casa chiusa attorno alla quale ruotano le vicende. O meglio, ce ne sono due. Come due sono le facce della New York protagonista della serie: da un lato Five Points con le sue baracche, il suo frastuono, la sua sporcizia, la sua povertà e la criminalità dilagante. E la casa diretta da Eva, la donna che Corky frequenta con regolarità. Dall’altro lato invece gli edifici di mattoni, le strade pulite, le carrozze e i vestiti eleganti della Quinta Strada, con il bordello di lusso diretto dalla Contessa e gli aristocratici impegnati a complottare da mattina a sera per arricchirsi ancora di più. Sulle spalle della povera gente, possibilmente.

E tanto per farci capire subito di che pasta è fatta la gente del posto, le danze si aprono con una rapina in banca (e i rapinatori che fanno una brutta fine) e col ritrovamento del cadavere di una ragazzina, che Corky crede sia Annie, incontrata la mattina prima della rapina. Nella New York del 1864 che fa da sfondo alle vicende il caos è all’ordine del giorno, la legge sembra un concetto astratto che si può far rispettare solo con la forza e vige la legge della giungla: il più forte sopravvive… A patto che sia anche ricco, o con amicizie altolocate, e bianco. Perché per la gente di colore è dura, ai tempi del Ku Klux Klan. Lo sa bene il dottor Matthew Freeman, legato a Corky dall’esperienza comune al fronte. La Guerra è il fil rouge, dicevamo: lega infatti a doppio filo le vite di Corky, di Freeman e dell’aristocratico Robert Morehouse.

Persone che normalmente non si rivolgerebbero la parola condividono un passato (che secondo me gli sceneggiatori ci sveleranno poco alla volta, nel corso degli episodi) e legami che rappresentano alla perfezione i vari volti della città e della vita ai tempi della narrazione. Così in Copper (che significa “sbirro” in gergo) vige la legge del taglione (anche da parte delle autorità) e quella del denaro (paga per ottenere ciò a cui avresti diritto gratis). I personaggi ci vengono presentati con tratti efficaci, che ci fanno intuire rapidamente le loro caratteristiche principali. Corky è un uomo coraggioso, onesto e leale. Crede in valori che sembrano essere assenti dalle menti di tutti gli uomini che lo circondano. Ex pugile professionista, non esita a essere duro con i sospettati (come si usava all’epoca, del resto, soprattutto in caso di crimini particolarmente odiosi)…

Ma non esita nemmeno a scusarsi con chi ha erroneamente interrogato o preso in custodia. La sua bambina Maggie è morta e sua moglie è scomparsa. Corky la cerca tutti i giorni, chiedendo agli abitanti di Five Points indizi per ritrovarla. Ma scoprire la verità non è facile in un mondo in cui la legge va interpretata e il potere coincide coi soldi. Lo capiamo dalla sconvolgente vicenda dietro all’omicidio della ragazzina – che non è Annie ma la sua gemella, Kate. In quel corpicino violato Corky rivede un po’ sua figlia e da padre in cerca di vendetta per una morte prematura fa di tutto per darle giustizia. Indizio dopo indizio, Corky arriva a raccontarci i risvolti di un’odiosa storia di pedofilia (e di avidità da parte delle persone compiacenti, disposte a sfruttare le ragazzine) che riguarda gli ambienti più ricchi e le amicizie di Morehouse. Winfred Haverford, personaggio che gli sceneggiatori ci rendono volutamente antipatico e fastidioso fin dal suo ingresso sulla scena, risulta essere il colpevole.

Sua moglie Elizabeth, personaggio invece destinato – lo capiamo subito – a diventare centrale negli equilibri della storia, capisce di avere un mostro dentro casa e supporta Corky… Al contrario di quanto fa l’ispettore capo, che accetta il capro espiatorio offerto da Haverford: l’innocente Bill Longin, costretto a confessare l’omicidio che non ha commesso. Corky nasconde Annie (per farla “sopravvivere alla morte”, come recita il titolo della puntata) e si offre di far fuggire Bill, ma quest’ultimo rifiuta. Non può nulla contro la volontà di chi muove i fili… La storia per coprire Haverford e incastrare Bill viene raccontata a Corky in presenza di Morehouse: ancora una volta, soldi e potere interferiscono con la “giustizia”. E tanti saluti alla verità, sullo sfondo di una società che fa dei privilegi di nascita l’unico marchio distintivo di chi ottiene sempre ciò che vuole, a discapito di chi è nato povero… Così gira il mondo. E a quanto pare l’assassino di Kate rimarrà impunito… Almeno fino alla prossima mossa di Corky.

Appuntamento a venerdì prossimo con il commento al secondo episodio di Copper, non mancate!

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