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Criminal Minds – David Rossi & la nuova squadra

Dopo un’attesa piuttosto prolungata, il momento è arrivato: dalle parti di Criminal Minds c’è stato il cambio della guardia…

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Sapevamo della repentina uscita di scena di Jason Gideon (Mandy Patinkin) per via di dissapori fra l’attore che lo interpretava e la produzione. Sapevamo anche della sua sostituzione, nella terza stagione, con il personaggio dell’agente David Rossi, interpretato da Joe Mantegna. Abbiamo aspettato 5 episodi senza che la squadra di Criminal Minds guidata da Aaron Hotchner e composta dal dottor Spencer Reid, dall’agente Derek Morgan, dall’esperta informatica Penelope Garcia, dall’agente Emily Prentiss e dall’incaricata delle relazioni con i media J.J. Jareau potesse conoscere il suo nuovo componente.

 

Abbiamo atteso per cinque episodi, e poi, nel corso del sesto episodio della terza stagione….

 

trasmesso in anteprima italiana da FoxCrime, lo abbiamo conosciuto: David Rossi ha fatto il suo trionfale ingresso in scena. Di lui sappiamo che era andato in pensione ma seguitava a lavorare come esperto di profiling scrivendo libri, tenendo corsi e collaborando in qualità di consulente con varie agenzie governative. Sappiamo che aveva già lavorato con Hotch, che lo accoglie come si fa con un vecchio amico, e sappiamo anche che si è guadagnato il rispetto di tutti i nuovi colleghi grazie alle sue leggendarie imprese passate.

 

David Rossi è stato uno dei primi agenti della BAU (Behavioral Analysis Unit, ovvero Unità di Scienza Comportamentale) a mettere in pratica la scienza del profiling. Si devono a lui molti dei progressi in tale materia, e si deve a lui il fatto di aver saputo coniugare le necessarie doti intuitive ed interpretative con i dati scientifici raccolti durante rigorosi studi condotti sui profili psicologici dei criminali. Rossi, quindi, è stato uno dei precursori nel campo di una scienza relativamente recente. La sua reputazione lo precede, anche poco dopo il suo arrivo ha subito modo di mettere in mostra (come farà nella puntata successiva) una certa dose di scetticismo nei confronti dell’eccessivo rigore scientifico adottato dalla squadra.

 

David Rossi, infatti, crede più nel rischio, nella possibilità di scommettere, in un certo senso, anche nel suo lavoro. Anche quando ci sono in ballo delle vite umane. Al contrario di Hotch e degli altri, si prende certe “libertà” con i criminali. Li sfida. Li insulta, addirittura. È convinto di agire nella maniera corretta, ma secondo i suoi colleghi manca di preparazione: è rimasto fermo agli albori del lavoro che svolgono, non è aggiornato sulle nuove tecniche e sui nuovi studi che suggeriscono sempre qual è il miglior modo di agire e di rapportarsi agli assassini e ai criminali cui si dà la caccia.

 

In buona sostanza, non tutti all’FBI gradiscono quel suo old-fashioned way di fare le cose. Ma le vecchie abitudini sono dure a morire, soprattutto se sono supportate da anni di ottimi risultati; perciò, possiamo aspettarci che Rossi continui imperterrito a comportarsi come meglio crede. Forse non farà sempre “gioco di squadra”, come dicono i suoi colleghi, ma per il momento sembra avere la situazione sotto controllo ed ottiene i risultati sperati. La sua introduzione al fianco di Hotch, Morgan, Reid, Jareau, Prentiss e Garcia viene giocata come un vero e proprio scontro generazionale.

 

Laddove Hotch e compagni rappresentano l’ultima frontiera della scienza e della tecnologia applicate alla criminologia, Rossi fa affidamento su esperienza ed intuito. Resta da vedere chi, alla lunga, l’avrà vinta, e chi sarà costretto a modificare i propri metodi e a cambiare le proprie convinzioni in favore di un meccanismo più efficace. Perché le metodologie possono anche essere differenti, e la visione del mondo perfino opposta… Ma una cosa è certa: sia Rossi che il resto della squadra hanno lo stesso, identico obiettivo. Salvare quante più vite umane è possibile ed assicurare i criminali alla giustizia.

 

Chiara Poli

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