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Dexter – I serial killer nel cinema e nella fiction Parte I

Il serial killer è l’uomo nero del 2000, il prototipo del peggior criminale moderno. E del “cattivo” più affascinante per il pubblico di cinema e tv…

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Dexter ha conquistato pubblico e critica in un batter d’occhio. Per diversi motivi: un punto di vista originale che riscrive le regole di un genere, un personaggio complesso, con una doppia personalità e una doppia vita, un punto di accesso diretto ad uno dei fenomeni più spaventosi e al tempo stesso affascinanti dal punto di vista sociologico: i serial killer.


Il termine serial killer, assassino seriale, è stato introdotto per la prima volta alla fine degli anni ’70 da un agente dell’FBI. Definisce: “un individuo che uccide più di due persone in tempi e luoghi diversi, senza un chiaro movente, dando origine ad un delitto nella quasi totalità dei casi a sfondo sessuale.


Questa non è certo la descrizione di qualcuno che vorremmo conoscere personalmente. Eppure il serial killer è il Signore incontrastato del Nuovo Millennio: cinema, tv e letteratura l’hanno trasformato in un habitué dei nostri incubi. E come spesso accade, a forza di sentirne parlare… è diventato un po’ meno spaventoso.


Il nuovo principe del Male segue le tracce del “maestro” che a distanza di oltre cent’anni non ha ancora un’identità certa, ma solo un nome entrato nella leggenda: Jack lo Squartatore. Dopo di lui, un decennio dopo l’altro, il secolo d’oro dei serial killer ha mietuto centinaia di vittime.


John Douglas, l’investigatore noto come “il cacciatore di menti”, è il maggior esperto mondiale sull’argomento. Ha guidato per 15 anni l’Unità di Scienza Comportamentale dell’FBI di Quantico in Virginia (sì: quella in cui è ambientato Criminal Minds), ed è stato chiamato anche in Italia per un consulto sul Mostro di Firenze. La sua esperienza ed anni di studi su larga scala hanno permesso alla criminologia moderna di elaborare un fedele identikit del serial killer.


L’84% riferisce un rapporto problematico con la madre e violenze fisiche o psicologiche subite nell’infanzia. Il 38% ha un’intelligenza nettamente superiore alla media, spesso causa di isolamento sociale. Più del 95% di questi assassini, inoltre, non ha possibilità di recupero dopo l’arresto. Molti vengono giustiziati dai compagni di carcere, esasperati dal loro insopportabile divismo.


Il serial killer è un narciso che spesso contatta mass media e polizia per rivendicare i propri crimini e chiedere di essere fermato: l’unico modo che conosce per diventare una celebrità. E l’effetto deviato della celebrità si fa sentire quando qualcuno va in giro con la faccia di un assassino sulla t-shirt. O quando donne in preda all’isteria urlano proposte di matrimonio fuori dalle aule dei tribunali. Come se si trovassero a un concerto rock.


Gli esperti individuano nel serial killer il sintomo di una società priva di coscienza individuale e dominata dai media: chiunque riesca ad ottenere il suo quarto d’ora di notorietà davanti alle telecamere risulterebbe degno della nostra ammirazione…


I serial killer si moltiplicano alla velocità della luce, il nuovo millennio ne vedrà il definitivo trionfo. E il cinema, la tv e la letteratura – con le loro storie immaginarie – continueranno a renderli protagonisti, rendendo gli spettatori segretamente soddisfatti dalla fuga finale dell’affascinante Signore del Male.


Come alla fine de Il Silenzio degli innocenti. Come se sapere che Hannibal Lecter è ancora lì fuori, libero di agire, ci facesse stare più tranquilli.


Bibliografia:


John Douglas e Mark Olshaker, Mindunter


John Douglas e Mark Olshaker, Caccia nelle tenebre


John August, Assassini nati


Marina Garbesi, I serial killers

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