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Dexter – Il discreto fascino dell’orrore

Dexter è un eroe negativo, ma pur sempre – a suo modo, e per il pubblico – un eroe. Ecco come ci conquista e ci convince a “perdonargli” qualunque cosa…

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C’è ben poco da fare in proposito: come abbiamo visto, il fascino “spaventoso” del serial killer è inarrestabile.Non ci vuole uno psicanalista per capire come mai: bastano le parole di un regista. Ma non di un regista “qualsiasi”: le parole di Wes Craven. Uno fra i registi di horror più famosi di tutti i tempi ha “liquidato” velocemente la questione: «La gente prova un fascino morboso per chi uccide giusto per il gusto di farlo. I serial killers sono la faccia nascosta della nostra personalità. Può sembrare eccessivo, ma le cose stanno così. Noi siamo totalmente affascinati da chi evita le regole. E la forma di libertà più estrema è uscire di casa unicamente per andare ad uccidere» (da Il buio oltre la siepe di Danilo Arona) .


È tutto vero… l’animale uomo è sempre stato attratto dai personaggi che non rispettano le regole. L’anticonformismo ha trasformato persone comuni in eroi popolari. E, paradossalmente, anche ciò che Craven ha estremizzato trova un riscontro nella realtà: più le regole riguardano un comportamento “controllato” dalla moralità, più chi le infrange suscita, insieme alla disapprovazione, un misto di invidia ed ammirazione. In fondo non bisogna stare a pensarci troppo… Il bello del cinema e della tv è proprio questo: le “regole ordinarie” non valgono. La fantasia della narrazione può spingersi ovunque, anche verso terreni inesplorati. L’importante è che il confine fra realtà e fantasia rimanga sempre ben marcato (altrimenti, addio equilibrio).


“Cosa c’entra Dexter in tutto questo?”, vi chiederete. C’entra, c’entra… Perché abbiamo stabilito che è sufficiente presentare al pubblico il personaggio di un serial killer ben strutturato per catturarne la curiosità. Ma il vero tocco da maestro, e qui Dexter Morgan la sa lunga, è riuscire anche a trovare una sorta di “giustificazione” per le azioni del serial killer. A questo punto il mio discorso vi sembrerà un po’ strano: ma come… Prima dico che il serial killer affascina perché non rispetta le regole, e poi affermo che Dexter piace perché ci fanno credere che, a modo suo, le rispetta? Ebbene… Sì.


È quel “a modo suo” che fa la differenza. Sentite come l’ha pensata bene Jeff Lindsay, creatore del personaggio di Dexter (con i suoi romanzi) e supervisore dell’adattamento televisivo. Dexter è un mostro. Punto. Le vicende vengono narrate dal suo punto di vista, che corrisponde al punto di vista di un personaggio molto intelligente, scaltro, e quindi interessante. Già questo è sufficiente a far sì che la gente lo apprezzi. Ma Jeff Lindsay vuole di più, molto di più. Vuole che il suo Dexter stia un gradino sopra agli altri. Vuole il “nuovo” Hannibal Lecter, in quanto a popolarità. E allora che fa? Probabilmente si ricorda di aver visto, in gioventù, quel bel film purtroppo poco conosciuto intitolato Condannato a morte per mancanza d’indizi, in cui Michael Douglas si improvvisa giustiziere. Così Jeff costruisce a Dexter un “alibi” simile a quello del film (e simile a molti altri film e romanzi).


Dexter è un mostro, uccide la gente in modo orribile… Ma le persone che uccide sono tutte cattive. Quindi, automaticamente, quando si trova di fronte alle sue vittime è Dexter il buono della situazione. E per rendere ancora più credibile ed interessante il suo modo di agire, Jeff si spinge ancora oltre, un altro po’: Dexter non fa il “giustiziere” per caso, per noia o per bontà d’animo. Lo fa perché non ha altra scelta: il suo tutore, Harry Morgan, una volta intuita la sua natura, ha pensato di istruirlo. Harry ha insegnato a Dexter il codice, ovvero un insieme di regole che permettono al nostro serial killer di farla franca ma, prima di tutto, di rivolgere le proprie malsane pulsioni verso chi “se lo merita”. O in ogni caso verso chi ha fatto la stessa cosa (o peggio) ad altre persone.


Et voilà, la confezione è pronta, e dentro c’è davvero tutto. Serial killer. Personaggio interessante e complesso. Movente. Regole infrante e regole nuove. Empatia del pubblico.
Mi fermo qui, perché se state vedendo la prima stagione in replica su FoxCrime per la prima volta, non conoscete il finale. Ma sappiate che nel finale c’è un ulteriore elemento “giustificativo”… Insomma: Dexter Morgan (anche senza la magistrale interpretazione di Michael C. Hall), sulla carta ha tutto quel che serve per conquistarci. E non è che non ne fossimo a conoscenza fin dal principio, anzi… Il cinema e la tv sono un mezzo per evadere. E noi siamo più che disposti ad accettarne le regole – per quanto “diverse” – e a lasciarci conquistare…

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