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Dexter – La mia doppia personalità

Quello di Dexter Morgan è un ruolo difficile, problematico. Un ruolo che per Michael C. Hall è apparso subito come una sfida irresistibile…

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La prima volta che ho sentito parlare della serie tv tratta dai romanzi di Jeff Lindsay, il protagonista non aveva ancora un interprete. Ricordo di essermi chiesta quale attore avrebbe potuto ricoprire un ruolo così impegnativo… senza esagerare. Chi mai avrebbe potuto interpretare un uomo dalla doppia personalità – e dalla doppia vita – evitando il rischio di “fare il gigione”, come dicono in teatro, mettendo in scena la fredda follia di Dexter?


La risposta arrivò qualche tempo dopo, quando in rete venne annunciato il nome dell’attore scelto per il ruolo: Michael C. Hall. E chi, come me, era già un fan di Dexter prima ancora che iniziassero le riprese, tirò un sospiro di sollievo.
Nato nel 1971 a Raleigh, una cittadina del North Carolina, Michael  ha studiato recitazione all’Università di New York dopo essersi laureato all’Earlham College di Richmond, nell’Indiana. La sua carriera è iniziata a Broadway. Musical e teatro gli hanno permesso di crearsi quello che si chiama “background”. Un background che risulta evidente a chiunque abbia visto anche un solo episodio di Six Feet Under e l’incredibile naturalezza di Michael.
A Broadway Michael ha recitato in decine di produzioni teatrali, fra cui il celebre musical Chicago, nel cui cast c’era anche sua moglie, l’attrice Amy Spanger. In tv e al cinema invece ha selezionato moltissimo i propri ruoli. Ecco perché la sua filmografia comprende “solo” un piccolo ruolo in Paycheck, fanta-thriller con Ben Affleck, e un film tv, Bereft, sulla toccante storia di una vedova. Dopodiché ci sono Six Feet Under e… Dexter.


In una lunga intervista rilasciata a RadioTimes, l’attore racconta come il personaggio di Dexter l’abbia affascinato fin dal principio, spingendolo ad interessarsi al ruolo per via della sfida che avrebbe rappresentato «rendere “carne o ossa”, cioè umano, qualcuno che afferma di non essere umano». Michael pensa che Dexter sia un camaleonte in grado di adattarsi ad ogni situazione senza tradire il proprio segreto. «Non è come Jekyll e Hyde», dice «[…] Ma lotta continuamente con una domanda: Chi sono? […] Tutti ci interroghiamo sulla nostra identità».


Vero. Tutti ci interroghiamo su noi stessi, continuamente. Soprattutto quando siamo alle prese con situazioni nuove o inattese. Con nuove sfide, insomma. La sfida di Michael C. Hall, quella che lo ha spinto ad associare il proprio volto a quello di uno spietato serial killer, è stata la sfida di convincere il pubblico a “fare il tifo” per Dexter.
Il discreto fascino del Male, si sa, ha antiche radici. Molti scrittori e cineasti in passato sono riusciti a farci “innamorare” di personalità crudeli, deviate, lontane da ogni remora morale. Hannibal Lecter docet.


Adesso anche in tv vi innamorerete di un personaggio “sbagliato”. E sarà Michael C. Hall, con la sua bravura, a farvi innamorare di lui: «Gli spettatori sono coinvolti perché sono gli unici a conoscere tutta la verità – o almeno la verità di Dexter – perché sono… nella sua testa, insieme a lui».


E voi, siete pronti ad entrare nella mente di un serial killer?


Chiara Poli

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