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Episodio 3.6: La preda

La risposta che tutti ci aspettavamo è arrivata. Accompagnata da altre, inquietanti domande...

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Ecco, lo sapevo. Una settimana a suon di “Ma pronto chi?!”, sette giorni a convincermi sempre più che fosse la linea interna della prigione con Carol che chiedeva aiuto, riportando Rick in sé... E poi era il servizio di igiene mentale. Pazienza. Colpa mia, che non ho riconosciuto subito le voci di Amy e Jim (ma ovviamente quella di Lori sì). Almeno sullo scopo della telefonata, però, c’avevo preso: riportare Rick fra noi. O meglio, fra i sani di mente (o quasi). Va anche detto che un “go back” scritto a zombiegramma da Michonne a favore di Merle è già un buon biglietto da visita per una puntata che ha finalmente mescolato le carte in tavola, anzi: gli schieramenti dei personaggi. A Woodsbury stanno per sapere della prigione, alla prigione stanno per sapere di Woodsbury. E tutto torna alla perfezione in questa stagione costruita su due mondi contrapposti, che poi sono solo due modi diversi di reagire alla fine del mondo. 


Due modi che vengono continuamente messi alla prova; quando “riceve” la telefonata, Rick si trova improvvisamente dall’altra parte: dalla parte di chi chiede aiuto, di chi mendica un riparo sicuro. Non è forse ciò che ha sempre cercato per sé e per la sua famiglia, fallendo nell’obiettivo di tenere in vita Lori? Non è forse ciò che gli hanno chiesto le persone che ha ucciso (e che ricorda benissimo, senza bisogno di rifletterci, quando “la voce” gli chiede quante ne ha uccise) gli avevano chiesto? Il senso della telefonata è riportare indietro una mente che non c’è più facendole fare i conti con i suoi sensi di colpa, le sue incertezze, le indecisioni che potrebbero costare altre vite fra gli uomini che guidava. In fondo è una buona notizia che sia Rick stesso a telefonarsi: perché all’altro pazzo, quello a capo di Woodsbury, non passa nemmeno per l’anticamera del cervello. O di quello che ne è rimasto. 


Due uomini, due padri, due leader simbolo di due modi contrapposti di sopravvivere all’apocalisse... E il collezionista di teste nonostante l’orrendo spettacolo a base di zombie della sera precedente ha ancora tutta l’ammirazione di Andrea. Da bionda a bionda:  Andrea, mi sa che sei entrata in una fase troppo bionda della tua vita... Ma, ironia a parte, non faccio in tempo a pensarlo, e a scriverlo, che la biondina salta già dal muro e pianta un coltello in testa a uno zombie. Forse la vita di Woodsbury non è così attraente come credeva... O forse sì. Magari dopo il prevedibile (e atteso ormai da tempo) incontro ravvicinato con il collezionista di teste. Non ce la vedevo, nel ruolo di quella pronta a fare la donna del boss della città. E continuo a non vedercela: mi aspetto che succeda presto qualcosa...


Ma quello che succede è alla prigione: il quid pro quo fra il dottor Lecter (le voci al telefono, ovvero la coscienza di Rick) e l’agente Starling (il Rick fuori di testa) ci porta dritti dritti al calcolato equilibrio nel racconto parallelo di Woodsbury e della prigione, con due realtà e due gruppi di persone intente a confrontarsi con le loro paure. Come la paura di Hershel che Rick sia impazzito e si sia inventato le telefonate (e infatti...). O quella di Neal di dare la caccia a Michonne. O la mia, di fronte alle interiora dello zombie che si rovescia addosso Michonne. Per dire. Così, mentre lo zio Daryl continua ad evolvere, raccontando un episodio del suo passato a Carl mentre perlustrano la prigione, tutto ci aspettiamo fuorché il racconto della morte di sua madre in un incendio. Ma poi capiamo cosa sta facendo Daryl: sta cercando di consolare Carl, di dirgli che anche se perdi tua madre quando sei molto giovane puoi andare avanti, puoi continuare a vivere. O a sopravvivere, in questo caso. Ci sa fare coi ragazzini, lo zio Daryl. Sono sempre più convinta che avesse dei figli. 


Ma torniamo al racconto dell’incendio: tutto torna, visto che è la puntata delle confessioni, del fare i conti con se stessi. Andrea confessa di aver apprezzato la lotta con gli zombie agli angoli del ring. Daryl confessa la sua infanzia difficile dopo la morte della madre. Rick è pronto a confessare la verità su Lori... A se stesso, affrontando il senso di colpa. Poi il ritmo accelera sempre più: Michonne che spia Maggie e Glen, Merle che li cattura, il ritrovamento del coltello di Carol, la mente di Rick che gli dice l’unica cosa sensata in un mondo del genere (prenditi cura dei tuoi figli). Il trionfo della speranza e la celebrazione della vita in un mondo dominato dalla morte con l’arrivo di una nuova vita.  E l’arrivo di Michonne alla prigione, mimetizzata fra gli zombie. Un finale grandioso. Eppure... Eppure c’è qualcosa che non va. Un tarlo che mi perseguita. Ecco cos’è. E’ il racconto di Carl che non quadra: dov’è il corpo di Lori? 

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