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Episodio 3.8: Fatti per soffrire

Il midseason finale è arrivato: The Walking Dead ci dà appuntamento a febbraio salutandoci con una puntata esplosiva

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Trovandoci di fronte al finale di mezza stagione, sapevamo che ci sarebbero stati dei colpi di scena. Ma da qui a un inizio con tutto un altro gruppo di sopravvissuti, un epico scontro a fuoco, una lotta corpo a corpo fra Michonne e il Governatore e un finale che mette faccia a faccia i fratelli Dixon ce ne passava. Anche con la più fervida immaginazione, non avremmo mai potuto prevedere tutto questo. Sono rimasta a bocca aperta, davvero. Nonostante ciò, all’inizio - con la bocca spalancata per la sorpresa dell’introduzione di nuovi personaggi - ho notato la corrispondenza fra la famiglia con la donna ferita e i Grimes. Un Rick timoroso, una Lori in punto di morte e un Carl cresciuto: così li ho identificati, i nuovi arrivati, fin dal primo minuto. Le somiglianze fisiche non sono casuali, e nemmeno l’arrivo alla prigione... Non posso che inchinarmi di fronte a cotanta maestria.


Del resto il titolo parla chiaro: siamo fatti per soffrire. Anche noi telespettatori, è evidente: astenersi deboli di cuore. Così come è evidente che l’Andrea innamorata ha perso ogni contatto con la realtà. Francamente lo trovo un po’ offensivo: un’esagerazione di come la gente perda la testa per amore, che in tempi post-apocalisse risulta un po’ stonata. Anche perché riguarda uno dei personaggi più tosti della scorsa stagione. Mi sembra che si stia esagerando nello sminuire Andrea. O forse ci pensa lei da sola, a sminuirsi... Soprattutto dopo aver visto il Governatore cantare la ninna nanna alla sua piccola zombie. Senza dimenticare che ha torturato e imprigionato i suoi amici: povera Andrea. In fondo voleva solo l’illusione di una vita normale dopo tutto ciò che aveva passato. Poveri tutti gli abitanti di Woodsbury. Poveri noi. E poveri Glenn e Maggie, che centra l’obiettivo affermando: “A forza di scappare dagli zombie, ci scordiamo di cosa fanno i vivi. Di cosa hanno sempre fatto”


Del resto se il claim della stagione è “combatti i morti, guardati dai vivi” un motivo ci sarà. Questa terza stagione è costruita attorno al confronto fra la mostruosità della morte che torna in vita e ti dà la caccia e la mostruosità dell’uomo vivo e consapevole, che dà il peggio di sé come ha sempre fatto nei secoli (dei secoli dei secoli...). Ed è proprio lo scontro fra uomini quello che ci interessa di più. Quello che aspettavamo. Rick e i suoi sono al confine di Woodsbury, ma le cose non sono mai facili; nemmeno alla prigione, dove uno dei detenuti sembra mostrare eccessivo interesse per Beth e Carol lo rimette in riga. Grazie, Carol, anche per aver ricordato che i luoghi comuni anche nel mondo post-apocalisse restano squallidi e ignoranti. Sebbene ci sia di peggio, molto peggio. 


Dopo aver tentato di fuggire, Glenn e Maggie si trovano a un passo dall’esecuzione... Evitata grazie al repentino intervento di Rick e dei suoi. Il Governatore tenta di tenere Andrea lontana dagli infiltrati, ma non può evitare che Glenn dica a Daryl che è stato Merle a ridurli così. Daryl è costretto a scegliere fra suo fratello e i suoi amici, ovvero la sua nuova famiglia, e sceglie di seguire Rick per aiutarlo a uscire da Woodsbury. Almeno così pare. In realtà viene catturato: avrà voluto tentare di parlare con Merle? Non lo sapremo mai. O almeno, non fino a febbraio. In fondo è un dettaglio: la tensione è alle stelle. Lo scontro a fuoco sembra non lasciare via d’uscita ai nostri: i nemici sono troppi, e ben equipaggiati. Ciononostante, la forza della disperazione consente loro di varcare i confini di Woodsbury mentre un Rick inseguito dal fantasma di Shane (ehilà, senso di colpa! Ben ritrovato!) porta i suoi fuori dal caos. E la vittima, come prevedibile, è il nuovo arrivato. 


L’episodio gioca su due fronti: lo scontro a Woodsbury fra due gruppi di sopravvissuti e quello alla prigione fra Carl e il resto del gruppo e i nuovi arrivati. Tocca al coraggioso Carl andare in perlustrazione, attirato dalle grida della donna ferita proprio nel locale in cui aveva perso sua madre (non dite che per un attimo non ci avete pensato anche voi). Carl dimostra di essere degno figlio di suo padre, aiutando i nuovi arrivati a sfuggire agli zombie ma mantenendo il proprio gruppo in sicurezza. Piccoli Grimes crescono. Saranno anche fatti per soffrire, ma crescono. Al contrario delle bambine zombie. Come Penny, scoperta da Michonne e uccisa di fronte agli occhi di un Governatore che sembra perdere definitivamente il lume della (poca) ragione. 


Il corpo a corpo fra Michonne e il Governatore è spietato e spaventoso (oltre che corredato da teste di zombie). Si lotta per la vita, ma anche per la ragione. E prima che Michonne sferri il colpo finale, Andrea arriva a fermarla. Finalmente vede le teste e la bambina, ma la domanda è: capirà che il suo caro fidanzato è fuori di testa o proverà compassione per quel povero pazzo? La risposta arriva subito, grazie a un altro cumulo di bugie da parte del Governatore e una bella, nuova dose di rabbia e follia pronte a esplodere. Con tanto di discorso al popolo di Woodsbury, carico di retorica e - naturalmente - menzogne. Oltre al colpo di scena finale: la scelta di Merle come capro espiatorio e l’arrivo di Daryl, catturato. I fratelli Dixon si trovano faccia a faccia. La folla chiama a gran voce l’esecuzione... E noi chiamiamo a gran voce il prossimo episodio. Ma non serve a molto: dovremo aspettare fino a febbraio. Io vi do appuntamento per allora, ma nel frattempo continuate a seguire il Magazine: troverete aggiornamenti e interessanti novità su The Walking Dead per... Ammazzare il tempo da qui alla seconda parte di questa straordinaria terza stagione.

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