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Episodio 5.7: Anarchia

Un altro episodio ricco di colpi di scena (è l’alba di una nuova era) e “la” questione: Sookie vuole davvero la vita normale che ha invocato per cinque stagioni?

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Ci avevano lasciati con un colpo di scena e tornano con un’altra sorpresa. Lo dicevamo già la settimana scorsa: in True Blood non c’è mai nulla di scontato, né tempo per tanti preamboli. Si entra nel vivo dell’azione... E ci si resta! Come nella puntata di ieri sera, con Russell che dopo essersi liberato e aver ucciso il Guardiano (ma come? Chris Meloni fatto fuori così? Non si sta mai tranquilli!) viene nuovamente catturato. Nemmeno il tempo di una breve fuga per far fuori, che so, un paio di dozzine di umani e/o di vampiri. Fuga - uccisione - cattura. Deve avere un senso. Il senso di eliminare il Guardiano per una qualche ragione che capiremo in seguito... Nel frattempo veniamo invitati a concentrarci su Sookie, che al locale delle fate sembra aver perso i suoi poteri. Il suo “dono” si sta esaurendo: è fata solo per metà, la parte umana limita i suoi poteri e se non sta attenta li esaurirà e tornerà ad essere semplicemente umana. 


Ed ecco il punto: dalla sua reazione iniziale non capiamo se la notizia la renda felice oppure no. Visto che non ha fatto che invocare una vita normale per cinque stagioni, però, se si mostra preoccupata le sparo io. Altro che freccia infilata nel petto, come per il gestore del locale anti-vampiri... Siamo sulla scena del crimine con Andy, il coroner, altri poliziotti e Sam, che col suo fiuto trova le maschere di Obama indossate dagli assassini di creature soprannaturali. Sono cinque, forse sei. E ora Hoyt è con loro... Con dei ragazzi che conosceva già e altri che ha appena incontrato. Poco importa: si lascia convincere a far parte del loro “gruppo d’odio” in meno di cinque minuti. E va bene la delusione amorosa, capisco. Ma non sarebbe il caso di crescere un po’? Troppo difficile per uno che è stato succube di mammà così a lungo, eh?


Ma torniamo all’eliminazione del Guardiano. Ecco il senso: Russell - incredibilmente - va predicando di perdono,inedito fanatismo religioso e risorse naturali predisposte da Lilith (cioè: i cari, saporiti esseri umani). Non facciamo in tempo a riprenderci dalla stranezza dell’atteggiamento di Russell che Salome confessa di averlo liberato lei. Perché? Facile: perché era l’unico vampiro abbastanza potente da eliminare il Guardiano, il cui sangue è sacro. Liberazione-uccisione-cattura: ma certo, siamo in presenza di un gruppo di congiurati. Certe cose non cambiano mai... Eric e Bill rifiutano di unirsi a loro, continuando a sostenere l’integrazione. Ma ancora una volta le carte in tavola sono cambiate. Gli schieramenti si sono rimescolati, gli obiettivi hanno subito variazioni tanto radicali da riscrivere la storia di questa quinta stagione per come credevamo di seguirla.


La cosa incredibile, in un mondo in cui vampiri, licantropi, fate, baccanti, fantasmi e stregoni sono stati visti da un certo numero di esseri umani (inclusa Arlene), è che ci sia ancora dello scetticismo. Da parte della suddetta nei confronti della storia del Mostro di Fuoco che coinvolge suo marito Terry. È un po’ assurdo, quindi, lo scetticismo... Ma è sicuramente un elemento funzionale alla narrazione e all’evoluzione della storia. Come Joe Dubois in Medium, che dopo sette stagioni ancora mette in dubbio la veridicità dei sogni di Allison... Elementi come questo servono a creare conflitto, a offrire spunti di discussione o nuove svolte narrative. Arlene non può pensare davvero che Terry sia pazzo: il suo scetticismo deve avere uno scopo. E sospetto che scopriremo presto quale.


Come scopriremo presto, da quanto posso dedurre dalla conversazione con Sam, che Sookie non è più così determinata a rinunciare alla sua natura in favore della tanto citata normalità (e alla fine, invece...). E a proposito di normalità: Tara abbarbicata al palo della lap dance in completino di cuoio con borchie non è esattamente una visione normale, soprattutto perché ci ha dovuto riportare in scena il secondo personaggio più odioso della serie dopo di lei: sua madre. L’alcolista con le crisi religiose che ha rovinato la vita di sua figlia e che dopo aver sposato il predicatore le rinfaccia di essersi trasformata in un vampiro. Tutti abbiamo pensato (dai, confessate!): per favore Tara, spezzale il collo con due dita. Facci questo favore. Macché. Ci è toccato vederla andare via. 


E ci è toccato vedere i cancellieri strafatti del sangue di Lilith dopo un’improbabile cerimonia religiosa. Pronti a mangiarsi chiunque contraddica il loro potere di vampiri intesi come creature superiori (Bill ed Eric inclusi). La droga è proprio una brutta cosa. E che dire dell’istinto materno di Pam, della liberazione di LaFayette e del capobranco che predice una guerra fra uomini e vampiri, offrendo il V come soluzione per vincere? Già. La droga è proprio una brutta cosa... Come l’assalto vampiresco al Merlotte’s (che ricorda tanto quello al Bronze, in Buffy) e come il ritorno di Lilith. È l’alba di una nuova era...

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