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Che mondo sarebbe senza Sheldon Cooper?

Ecco un doveroso omaggio a uno dei personaggi più “cult” della storia della tv, che ci fa compagnia ogni giorno su FOX con una delle serie più riuscite

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In “Maniaci seriali - Le serie tv e i loro fan” (che devo obbligatoriamente citare, o l’editore mi infila in un tritacarne senza passare dal via), scrivevo: “[...] Potremmo vedere in Sheldon Cooper il nerd incompreso che una volta abitava anche in noi [...]”. Ecco, io - non so se si evince dalla foto a corredo di questo articolo - ce lo vedo, eccome. Chi non si è mai sentito incompreso, o “strano”, per una sua passione, o per un suo modo di essere, o per un suo punto di vista su qualcosa? Aggiungete il raggiungimento del Nerdvana e avrete Sheldon Cooper, star di The Big Bang Theory (immancabile appuntamento quotidiano su FOX). 


Jim Parsons, giustamente premiato con un Golden Globe e 2 Emmy per il ruolo, ci regala uno di quei personaggi che già alla seconda puntata sono entrati di diritto nella zona “cult” della tv. Magari dopo essersi introdotti nottetempo in casa della nuova vicina per Riordinarle l’appartamento. Perché Sheldon è così: segue i suoi impulsi, eppure sostiene di non comprendere l’impulsività. Ritiene inutili e incomprensibili le convenzioni sociali, eppure si impegna costantemente (con tanto di schemi scientifici) per applicarle. Si ritiene superiore a chiunque altro, da ogni punto di vista, eppure non riesce a smettere di provare ad integrarsi (sebbene non sia molto disposto ad ammetterlo).



Sheldon Cooper
ha un’intelligenza ben sopra la media, una certa difficoltà a comprendere il concetto di “sarcasmo”, nessun interesse per le relazioni sentimentali (almeno così pare...) e quando fa una battuta deve aggiungere l’ormai mitico “Bazinga!” per far capire che era una battuta. Sheldon Cooper è il “diverso” per eccellenza in un mondo che tende sempre più a uniformarsi. Sheldon Cooper è l’abitudinario che si sconvolge se il suo programma settimanale subisce una variazione, è un geniale scienziato che non è in grado di imparare a guidare (nemmeno su un simulatore) e dipende dai suoi amici per spostarsi perché i mezzi pubblici sono fuori discussione, è l’uomo che trema quando riceve in regalo un tovagliolo con l’autografo (e il DNA...) di Leonard Nimoy. 


Sheldon Cooper è quella parte di noi che ci distingue dagli altri per abitudini, stranezze, punti di vista che chi ci circonda può non condividere o addirittura non capire mai, ma che fanno parte di noi e ci rendono ciò che siamo. Sheldon Cooper, in definitiva, è il simbolo liberatorio dell’individualità, della rinuncia a far parte della “maggioranza silenziosa” per far sentire la propria voce. A costo di essere deriso, solo, incompreso... O di passare gli anni della scuola a subire atti di bullismo. Con la consapevolezza che un giorno troveremo la nostra strada e quei bulli - poco ma sicuro - non li incontreremo più. O avremo imparato come difenderci da loro...



Per queste e per molte altre ragioni Sheldon Cooper è diventato la principale ragione del successo di The Big Bang Theory, ma non l’unica. La serie di Chuck Lorre e Bill Prady (Dharma & Greg) diverte e intrattiene con una carrellata di irresistibili nerd alle prese con questioni che in altri contesti risulterebbero banali ma che loro trasformano in esilaranti avventure. Leonard (Johnny Galecki), Howard (Simon Helberg), Raj (Kunal Nayyar) e la bella Penny (Kaley Cuoco) non hanno bisogno di effetti speciali, trame complicate, colpi di scena o eventi altamente drammatici... A loro bastano un regalo di Natale, una gara di scienze, una festa di Halloween o un’allergia alle arachidi per regalarci tante risate e farci sognare di essere sempre come loro: sempre liberi di essere noi stessi.

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