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Episodio 3.10: Bentornato a casa

In una puntata piena di emozioni, i personaggi di The Walking Dead si “raccontano” meglio con le azioni piuttosto che con le parole...  

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Ma andiamo con ordine. Cercherò di riprendermi dal finale mozzafiato (che mi ha tenuta sveglia fino a tardi... E chi dorme dopo una sequenza del genere?) per riflettere un po’ su tutto ciò che l’ha preceduto. A cominciare dalla “questione Rick”: non c’è pace per Rick Grimes. Nemmeno fra uno scontro e l’altro, fra un’incursione e l’altra, fra una lotta per la sopravvivenza e l’altra. Non c’è più pace, perché Rick segue il fantasma di Lori fuori dal perimetro e confessa a Hershel di sapere che non è reale, ma anche di essere convinto che ci sia una ragione per le sue apparizioni. Cerca risposte (e anche noi, direi...). 



Con Rick fuori gioco, stremato e determinato a non rientrare finché non avrà le sue risposte, Glenn prende il comando. È un (temporaneo) passaggio di testimone in parte naturale e in parte motivato dalla determinazione di Glenn: bisogna decidere cosa fare in attesa dell’attacco del Governatore, che tutti considerano imminente. Hershel suggerisce di fuggire, ma Glenn non vuole saperne: il ragazzo è accecato dalla rabbia e dalla sete di vendetta (che non si placa nemmeno dopo il toccante faccia a faccia con Maggie), è ossessionato dalla volontà di uccidere il Governatore. Inoltre non ha intenzione di rinunciare a un rifugio sicuro per avventurarsi nei boschi con un uomo senza una gamba e una neonata. E qui non possiamo dargli torto. Così inizia a pianificare la difesa della prigione, ma non è abbastanza maturo da guidare il gruppo: mette la propria ossessione davanti ai bisogni degli altri e la conseguenza è l’attacco del Governatore, che coglie tutti impreparati.


Questo ci conferma due cose. Primo: che la richiesta del Governatore ad Andrea (prendere il suo posto, guidare la comunità mentre lui “si riprende”) ha il solo scopo di tenere la donna lontana dai suoi amici e dalla prigione mentre lui attacca a sua insaputa; secondo: che non si diventa leader da un momento all’altro, solo perché lo si decide. Leader si nasce. Lo dimostra Rick, che per quanto impegnato a inseguire fantasmi e farneticare, al momento giusto ritorna in sé e lotta disperatamente, fino a quando si ritrova a mani nude attorniato dagli zombie e viene salvato solo dall’intervento (quante emozioni!) di Daryl e Merle. Nel mondo post-apocalisse, la guerra “vera” la fanno gli uomini, non i morti viventi. Il tormentone “combatti i morti, guardati dai vivi” trova la sua perfetta realizzazione nell’attacco del Governatore e nella scelta di usare gli zombie come arma. Tanto per ricordarci quali sono i veri mostri...


Ma è anche la puntata dei confronti non armati, questa: Daryl e Merle (che ci raccontano una terribile storia famigliare e dimostrano come Daryl sia il personaggio che si è evoluto di più dall’inizio della serie), Glenn e Maggie, Hershel e Glenn, Rick e Hershel, Carol e Axel, che racconta la sua storia. Bruttissimo segno, fra l’altro: uno dei cliché dell’horror prevede la scomparsa repentina di un personaggio secondario quando finalmente emerge il suo passato. E infatti... Axel si becca una pallottola in testa. È così che prende il via il gran finale, ricchissimo di tensione e di azione che - senza una parola - ci fanno capire così tanto sui personaggi. L’odio cieco e la sete di potere e vendetta del Governatore, l’affidabilità di Daryl (e il suo cambiamento, appunto: è ben diverso dal solitario che pensava solo a se stesso all’inizio della serie), il carisma di Rick (nemmeno quando è sull’orlo della follia si fa cogliere impreparato), l’importanza di Michonne per il gruppo (la tengono isolata ma lei resta nei paraggi e si rende sempre preziosa per la sopravvivenza)... Che puntata, ragazzi! Quante emozioni!



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