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Episodio 3.15: L’inganno

A una puntata dalla fine, gli equilibri si ridefiniscono. E le cose non saranno mai più come prima, soprattutto per qualcuno...

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Ma come? Io lancio un preventivo e fiducioso “C’è solo un leader” su Facebook mentre aspetto con ansia questa penultima puntata, penso a come Rick sia uno dei migliori personaggi in circolazione e lui che fa? Si rimangia il suo celebre “Questa non è più una democrazia” dello scorso finale di stagione per tornare in democrazia dopo un giro di prova? Ha proprio ragione Merle: è diventato un po’ prevedibile. In senso buono ovviamente... 


Ma nell’episodio di ieri sera, che fa da preludio a un finale di stagione che sicuramente ci lascerà senza fiato, è successo anche molto altro...


Lo dicevamo la settimana scorsa: è arrivato il momento di schierarsi, di scegliere da che parte stare. E stavolta tocca a Merle. Glielo dice senza giri di parole Carol, mentre tutti si preparano allo scontro col Governatore e solamente tre persone sanno che Michonne verrà consegnata al Governatore. O almeno che così era stato previsto... 


Non c’è dubbio che Merle sia uno dei protagonisti di questa puntata, lo intuiamo fin dall’inizio (e di conseguenza temiamo per lui. A ragione, come ci dimostra lo struggente finale). Merle è uno dei personaggi più interessanti per il suo modo di rapportarsi agli altri. Tene il conto degli uomini che ha ucciso dall’inizio dell’apocalisse. Soprattutto, sa che non può stare alla prigione e non può tornare a Woodbury. È destinato a stare da solo, il classico outsider che non trova un posto nella società. 


Ma in un mondo come quello di The Walking Dead non si può stare da soli. Ecco perché viene eliminato dai giochi: è inevitabile soccombere, per chi non può schierarsi perché sa di non poter far parte di uno schieramento né all’altro. 


E Merle ha avuto una vita difficile, ha fatto scelte dure (senza sapere perché, come confessa a Rick) e quando Daryl gli ricorda ciò che ha fatto a Glenn e Maggie, lui risponde con un semplice “Ho fatto di peggio”. La ridefinizione dei propri orizzonti morali non dipende solo dall’apocalisse, dagli zombie, dall’inversione dell’ordine naturale. Dipende anche dalle proprie scelte e dal modo in cui decidiamo di vivere quelle scelte. 


Merle, Rick, Hershel (che sa di Michonne e disapprova ma non può parlare). 


Rick, in particolare, alla fine decide: lui non è un “Governatore”. Non vuole essere un dittatore. Non può prendersi la responsabilità di decidere chi muore per far vivere altri.


La capacità di sopravvivere deriva dall’unione delle forze del gruppo, non dalle sole scelte di Rick (personalmente avrei un paio di obiezioni a riguardo, ma mi adeguo). Ciascuno, insieme agli altri, sceglie. Non ci saranno più decisioni unilaterali: si metteranno ai voti le scelte determinanti. Ora tutti dovranno votare, scegliendo se restare e combattere o fuggire e cercare un altro rifugio sicuro. Non ci saranno più segreti per pochi eletti. È l’alba di una nuova democrazia, in un mondo in cui la dittatura pare essere la soluzione più semplice. Quella adottata dal Governatore, ad esempio, che confronto a Rick - non che ci fossero dubbi, prima - si conferma essere un vigliacco


Le scelte di Merle - che prima rapisce Michonne per portarla al Governatore, poi la lascia andare e decide di affrontare il nemico, infilandosi in una missione suicida - la proposta di matrimonio di Glenn a Maggie, il discorso di Rick: tutto concorre a definire un nuovo modo di sopravvivere. L’unione di sopravvivenza e di vita, di “gruppo” per necessità e di relazioni sociali, di leadership e di democrazia. È un modo di rapportarsi con il nuovo mondo, con il vecchio mondo, con se stessi e con gli altri. E tutto allo stesso tempo. Non è certo facile e credo che sia l’unione di tutti questi elementi sempre presenti e condizionanti per ogni scelta dei personaggi (confrontarsi con se stessi, con gli altri, con il mondo che si è conosciuto, con quello che è diventato, con la vita e con la morte) a rendere così grandiosa questa serie. 


L’unione di tutti questi elementi, già. Che fanno trovare spazio perfino per commoventi momenti all’antica, come quello in cui Glenn chiede a Hershel la mano di Maggie. In modo moderno, certo. Furto dell’anello a una zombie incluso. Perché è sempre tutto frutto di un mix di orizzonti morali, tradizioni, imperativi vecchi e nuovi. 


Ci ricorda come le cose siano in fondo le stesse... E al contempo completamente diverse. Come le lacrime di Daryl e la necessità di fare ciò che va fatto: non c’è tempo per piangere, non c’è tempo per parlare. C’è solo l’urgenza di fare ciò che va fatto e andare avanti. 

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