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Episodio 2.9: Il ritorno

I ruoli dei personaggi e la nostra percezione di essi vengono ribaltati, in un episodio che riscrive gli equilibri e i possibili sviluppi della serie 

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Anche questa nuova puntata si apre con una guest star dal cast della prima stagione. La terapista e ipnotista Dottoressa Gardner (la ex dottoressa Erica Hahn di Grey’s Anatomy) vede un nuovo paziente, Johnny Morgan (Dylan McDermott, protagonista della stagione precedente). Un assassino psicopatico, per la precisione. Il figlio di Thredson, in effetti, per la precisione! Le sorprese, qui, non finiscono mai. Mai! Se nel presente abbiamo a che fare con il figlio di Thredson, è logico che il ritorno al passato preveda l’annuncio della gravidanza di Lana. Seguita dal risveglio di Suor Jude legata e immobilizzata in uno dei letti di Briarcliff. Trattata come uno dei suoi pazienti


Emerson, infatti, è vivo e testimonia di aver visto Jude uccidere Frank. Tutti avvallano la sua testimonianza e affermano che la povera suora mostrava segni di instabilità da tempo.  Così si crede a un paziente pluriomicida piuttosto che alla direttrice dell’istituto, con tanto di conversione religiosa del serial killer che si vestiva da Babbo Natale. Alla faccia dell’ironia, eh? Con il passaggio di Suor Jude dall’altra parte della barricata, diciamo così, non sono cambiati solo gli equilibri e gli schieramenti fra i personaggi, è cambiata anche la nostra percezione dei personaggi. 


L’innocente e impacciata Mary Eunice è diventata la regina del caos. La spaventosa Jude è finita ricoverata nel suo stesso istituto, unica a conoscere la verità sulla reale natura degli altri uomini e donne al comando di Briarcliff. Kit, lo “psicopatico” (per Briarcliff), è l’unica speranza che Threadson venga catturato. E Threadson stesso, lo psichiatra gentile e premuroso, pronto a denunciare gli orrori di Briarcliff, è il mostro più spaventoso di tutti. Ribaltare in questo modo la percezione di un numero così elevato di personaggi non è da tutti. Dietro l’orrore, le metafore, l’ironia, la vendetta (tutti i sottoposti di Jude possono finalmente rifarsi delle umiliazioni subite per anni) c’è una grande scrittura. Un grande studio dello schema di evoluzione della sceneggiatura, della psicologia dei personaggi e del dosaggio dei diversi elementi.


Senza contare la maestria, come lo stratagemma usato da Lana per far confessare Threadson. O il dialogo fra Kit e Arden riguardo agli intenti degli alieni e, molto peggio, l’intento di Adler (o dovrei dire Gruper?) di far sì che Kit finisca “quasi morto” per scoprire se verranno a salvarlo. O, ancora, la cerimonia del battesimo di Leigh, seguita dall’omicidio di Monsignor Timothy. O dalla fuga di Threadson. Insomma: un colpo di scena dopo l’altro, seguito e preceduto da sequenze ad alta tensione coronate dall’omicidio della dottoressa Gardner ad opera di Threadson Junior e dall’arrivo di Jude in sala comune... Come paziente. Jude: deterimanta a cambiare le cose, per tutti, a Briarcliff. C’è arrivata, finalmente. Meglio tardi che mai...


Per finire, mentre Kit giace privo di vita sul tavolo di Arden, gli alieni fanno tornare Grace, in procinto di partorire il figlio di Kit. I colpi di scena non finiscono mai... Mentre il monsignore finisce crocifisso nella sua stessa chiesa, in una sequenza sconvolgente, pronto a ricevere la visita dell’Angelo della Morte...

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