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Lucrezia Donati

Continuiamo ad approfondire la conoscenza dei personaggi di Da Vinci’s Demons: è la volta della bella Lucrezia...

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È la classica femme fatale... in versione angelicata. La sua bellezza e la sua gentilezza, unite alla grazia e allo sguardo sempre innocente perfettamente interpretato da Laura Haddock, si mescolano al mistero che la avvolge. La conosciamo come una doppiogiochista alla corte dei Medici: è una spia del Vaticano, nessuno sospetta di lei, e per questo è un nemico pericoloso e un avversario formidabile. Ma c’è qualcosa di più: la sua “fedeltà” al Vaticano nasconde dei segreti. Lucrezia non agisce (solo) per convizioni o ideali, ma per ragioni più oscure e complesse. Svolge diligentemente i suoi compiti mentre disprezza il Conte Riario, suo intermediario. 


Si nasconde dietro il favore di Lorenzo e la sua (apparente) innocenza, ma non esita a far sfoggio della propria intelligenza e della propria cultura. Fatto non usuale per l’epoca, in cui a una donna si chiedeva semplicemente di essere bella e di stare al proprio posto. È difficile capire se Lucrezia finga del tutto, nel suo interesse appassionato per Lorenzo: sicuramente gli sta vicino dietro ordine del Vaticano, ma non è escluso che averlo conosciuto e frequentato le abbia permesso di apprezzarne le molte doti. Non è in dubbio, invece, la sincerità di parte dei suoi sentimenti per Leonardo, anch’esso tenuto “vicino” per conto del Vaticano, per poterlo spiare.


Madonna Donati, insomma, si aggira per Firenze con la sua bellezza e la sua intelligenza - accompagnate da una grande sicurezza di sé - ingannando praticamente tutti quelli che incontra. Forse anche se stessa, in parte. Ogni sua frase può nascondere verità non dette, sensi non compresi, sentimenti inespressi. Come dice Leonardo, Lucrezia ha “degli interessi contrastanti”. La sua condizione è tanto complessa quanto potenzialmente esplosiva, anche solo per via della sua vicinanza a Leonardo che, se scoperta da Lorenzo, potrebbe costare molto cara ad entrambi.


Ma anche la moglie di Lorenzo rappresenta un pericolo: quando convoca Lucrezia e la affronta per farle sapere che in pubblico non può essere “sfacciata” e che a corte c’è un cospiratore, la accusa di essere un punto debole. Clarice Orsini vede Lucrezia come una distrazione, una potenziale “arma” che i nemici potrebbero usare contro Lorenzo. Al contrario di Clarice, però, Lucrezia non capisce cosa voglia dire convivere con l’infedeltà, condividere con un’altra donna la passione per l’uomo che si ama davvero. In fondo al suo cuore, questo è evidente, ci sono sentimenti e intenti puri... Trasfigurati dai suoi segreti e dalle sue manovre. Il personaggio è costruito con cura, per far sì che il pubblico lo ami a prescindere dalla sua “infedeltà” al protagonista e a Lorenzo, altro personaggio positivo, almeno finora. 


Perfino le molte morti causate dal veleno che Lucrezia ha messo sulla statua del convento le vengono perdonate: ci viene abilmente ricordato con un rapido flashback la consegna del flacone a Lucrezia da parte di Riario, lo sgradevole incontro, ma soprattutto l’inconsapevolezza del suo contenuto e dei suoi effetti. Il far ricadere la colpa del suo tradimento su Messer Becchi, invece, è già più difficile da digerire. Ma visto che a corte erano tutti a caccia della spia e lei era in grave pericolo, la sua scelta non sarà giustificabile... ma è comprensibile, nel disegno della narrazione. Soprattutto con l’aumentare progressivo dei dettagli sulla crudeltà e la malvagità di Riario, che la costringe ad agire il nome di un Dio che non interessa certo né a lui, né al Santo padre dell’epoca...

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