FOX  

Episodio 4.2: Infetto

Ci avevano lasciati con la promessa di una strage, ma è molto peggio: l’attacco arriva su più fronti...

0 condivisioni 0 commenti

Condividi


Regola dello sceneggiatore: se chiudi un episodio con la promessa di una strage, giocati bene la tensione nell’episodio successivo. Sfruttala. Falla durare. Spezzala con delle scene di “calma” per accrescere l’attesa. E fin qui direi che ci siamo. Regola di The Walking Dead: non affezionarti ai personaggi. Perché non si sa mai da dove spunta uno zombie. O un virus. O uno zombie creato da un virus, come Patrick, che gli sceneggiatori fanno attaccare alla gola la sua prima vittima, impedendole di urlare e di dare l’allarme. 


Tutto è studiato nei minimi particolari e questa stagione si mantiene all’altezza delle aspettative: c’è molta carne al fuoco (in senso fin troppo letterale...), fin dalla prima sequenza (con l’animalista che è in me intenta a gridare allo schermo: “Ma no! Mangiatevi tutte le persone che volete ma lasciate stare gli animali!” Povera me. Ancora non sapevo cosa mi aspettava). Una sequenza che ci lascia un indizio prezioso: qualcuno sta nutrendo gli zombie, per attirarli. Qualcuno all’interno del gruppo lavora contro il gruppo.  Ma ne avremo conferma dopo. Dopo che saremo stati preoccupati, sconvolti, terrorizzati per la presenza di uno zombie all’interno della prigione. 


Uno zombie di cui nessuno sospetta l’esistenza, perché fino a poche ore prima era l’innocuo, occhialuto, timido Patrick. Uno zombie che dopo aver ampiamente pasteggiato con la sua prima vittima, crea... Un altro zombie. E via dicendo. Ma non subito. Nossignori, non così in fretta. Perché all’alba della quarta stagione ormai sappiamo che la tensione viene sapientemente centellinata dagli sceneggiatori (seguire le regole in un horror fa la differenza fra la vita e la morte). Così gli zombie si aggirano piano in cerca di vittime, mentre noi seguiamo le tranquille attività quotidiane degli altri personaggi. 


Attività interrotte dagli spari che annunciano l’inizio del massacro. E siccome gli sceneggiatori non vogliono rendere la vita troppo facile a noi spettatori, né ai sopravvissuti, l’attacco arriva su due fronti: dall’interno e dall’esterno. Nutrire gli zombie serve a farli ammassare in un determinato punto, per consentire loro di far crollare la recinzione. Arrivare a cavallo e aprire il cancello, sparare per uccidere, sortisce lo stesso effetto: li attira in massa. Se nella prima puntata la questione riguardava la ricerca di una normalità davvero difficile da conquistare (quella inseguita disperatamente da Rick, che non vuole più fare il leader del gruppo), questa volta non c’è molto tempo per stare a pensare ad altro se non agli zombie.


Ma gli zombie non creano solo altri zombie. Creano orfani. Genitori che perdono figli. Vedovi. Creano un mondo in cui i bambini devono diventare forti, imparare a difendersi e a uccidere il prima possibile. Creano tombe da scavare, croci da costruire. Creano dolore, lutto, paura, follia. E trasformano ogni cosa in un’emergenza, come la malattia che ha ucciso Patrick e un altro ragazzo, il maiale, un cinghiale nel bosco. Un batterio letale che agisce in fretta. Una malattia non nuova: un rimasuglio del passato che nel mondo post-zombie è una minaccia tanto quanto gli zombie stessi (se non di più). 


Mentre l’abbraccio di Michonne alla piccola ci fa capire che ha perso un figlio, e che presto ne sapremo di più. L’ordine di Rick di prendere un’auto, perché ha avuto un’idea per salvare la recinzione (“So io che cosa fare”), invece ci fa capire che quando le cose si fanno dure c’è un solo leader. Solo che lui non vuole più quel ruolo. Si è compromesso troppo e ha compromesso troppo suo figlio. Ma non ha scelta: tutti guardano a lui, come confermano le parole di Daryl. E come conferma il fatto che il lavoro “sporco” lo fa sempre Rick. Uccidere i maialini è quasi più penoso che togliere la vita a un essere umano condannato a trasformarsi (ed è anche uno di quegli eventi che mi costringono a chiudere gli occhi. Ma non potete prendervela con le persone?). 


Un lavoro sporco, come sparare a Sophia. O uccidere gli uomini nel bar. Saremo anche in via di ridefinizione dei ruoli, ma la guida qui dentro è solo una, e non rendersene conto significa perdere il senso della comunità che gli si è costruita attorno. Perché se così non fosse, Carol non chiederebbe di tacere sulle sue lezioni ai bambini. E Carl non correrebbe subito a fare la spia a suo padre. Per ricordarci che tutto è cambiato... E che la recinzione è salva solo per il momento: gli zombie, là fuori, sono ancora una minaccia. E la minaccia,  all’interno, è ancora più spaventosa. Spaventosa come il volto di Tyreese quando la scopre...

Condividi

Commenta

Questo sito internet utilizza cookie tecnici e di profilazione, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza di navigazione, analizzare l’utilizzo del sito e per proporti pubblicità in linea con le tue preferenze. Puoi saperne di più o per negare il consenso ad alcuni a tutti i cookie clicca qui Informativa sui Cookies. Chiudendo questo banner, cliccando in seguito o continuando a utilizzare il sito, acconsenti all’utilizzo dei predetti cookie.