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The Killing – Il finale di stagione: ecco chi ha ucciso Rosie Larsen!

Ieri sera FoxCrime ha trasmesso gli ultimi due episodi della serie: finalmente, dopo tante false piste, conosciamo la verità sulla morte di Rosie Larsen…

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Ieri sera FoxCrime ha trasmesso gli ultimi due episodi della serie: finalmente, dopo tante false piste, conosciamo la verità sulla morte di Rosie Larsen…

Poliziotti che braccano i nostri poliziotti: non poteva esserci inizio migliore per il doppio finale di stagione di The Killing trasmesso ieri sera da FoxCrime. Un finale che dopo due stagioni di sospettati, false piste, aggressioni, corruzione e bugie torna alla partenza: lo staff del consigliere Richmond. Quello coinvolto fin dal principio col ritrovamento dell’auto. Un ritorno alle origini (anche col rientro di Mitch a casa, dopo tanto girovagare) e un conto alla rovescia per risolvere l’omicidio di Rosie Larsen. Con i due nuovi sospettati: Gwen e Jamie, ovvero le due persone più vicine al consigliere Richmond.


Nel giorno delle elezioni comunali, a 25 giorni dal ritrovamento del corpo di Rosie, il meccanismo sul quale è stata costruita tutta la serie si mette in moto. Indizio dopo indizio, il cerchio si stringe sempre più attorno a Gwen (prima) e Jamie (dopo). Tanto per tenerci ancora un po’ sulle spine. Ma il momento dei confronti è arrivato: il Sindaco e Richmond. Mitch e sua sorella. Le teorie di Linden e Holder contro quelle del resto della polizia di Seattle. Teorie che, a sorpresa, portano i sospetti verso entrambi: non più Gwen o Jamie, bensì Gwen e Jamie… Ma ancora non ci siamo. Ancora non conosciamo la verità.


La partita è ancora aperta, sia per le elezioni comunali che per la cattura del colpevole. Poi, come da tradizione, verso la fine della prima parte la musica cresce, il ritmo accelera e il primo dei due episodi ci lascia con il viso inquietante di Jamie che ci fissa dalla telecamera dell’ascensore. In seguito Rosie gioca coi suoi fratelli la mattina prima del suo ultimo weekend. Riviviamo gli eventi dall’unico punto di vista che conta davvero: quello della vittima. La vittima che già dopo un paio di minuti dall’inizio della seconda parte dell’episodio, sappiamo essere stata uccisa da Jamie. Lo sappiamo. A prescindere dal fatto che la situazione stia precipitando, che Jamie abbia “prelevato” Darren Richmond dalla casa di suo nonno, dalle domande di Darren sulla notte della morte di Rosie.


Domande che portano finalmente alla confessione: “È stato un incidente!”, urla Jamie. Ma dal flashback con Ames, capo Jackson e Jamie capiamo che non è vero. È stato lui a trovare Rosie al decimo piano, dove non avrebbe dovuto essere. È stato lui a ucciderla. Lui solo, in base a quanto sappiamo prima della conclusione. Come nel più classico dei gialli, alla fine il colpevole confessa, fra i sensi di colpa e le lacrime che cercano di commuovere il suo interlocutore. Ma l’interlocutore, in questo caso, è Darren Richmond: uomo integerrimo, sebbene pieno di segreti e lati oscuri (come molti, del resto). Sono passati 26 giorni dalla morte di Rosie e lo sparo che uccide Jamie dopo la sua confessione sembra chiudere i giochi. Perché, allora, gli autori ce lo mostrano dopo soli 15 minuti dall’inizio dell’ultima puntata? Perché ci sono ancora tante questioni in sospeso, ecco perché.


Ci sono ancora capo Jackson e Michael Ames. Ci sono quelli che manovrano la città. E bisogna parlare con i Larsen per informarli degli sviluppi, proprio mentre loro decidono di trasferirsi per provare a ricominciare. Il passaggio di consegne da Lesley Adams a Darren Richmond sembra essere il simbolo del nuovo: nonostante tutto, alle fine si trova il modo di andare avanti. O forse no… Perché certe cose non cambiano mai, come dimostra la prima riunione tenuta da Richmond in veste di Sindaco. La corruzione continuerà a regnare sovrana, nella città di Seattle… Ma i giochi sono fatti: Linden e Holder vanno dai Larsen per informarli di Jamie. Trovano Terry, un’auto con un fanalino rotto… E la confessione di Terry. Mancava un passaggio: non è stato Jamie, e soltanto lui, come ci avevano fatto credere prima. È stata zia Terry, nel bosco, a dare il colpo di grazia a quella ragazza chiusa nel bagagliaio, spingendo l’auto nell’acqua senza sapere (ma davvero non lo sapeva?) che quella che urlava chiedendo aiuto era la “sua” Rosie.


L’ultima parte del flashback chiarisce ogni punto oscuro. Con il pugno nello stomaco di quelle terribili sequenze. Con Linden che finalmente riprende in mano la sua vita, rinunciando al nuovo caso. E con un finale di quelli che non si dimenticano. Il video amatoriale di Rosie ricorda tanto le riprese di Laura Palmer prima della sua morte, in quel Twin Peaks che The Killing ha tanto omaggiato. Anche in qualità.


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