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The Killing – Linden contro Holder

FoxCrime ha trasmesso i primi due episodi della nuova stagione. Ecco qualche riflessione sull’evoluzione della trama…

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FoxCrime ha trasmesso i primi due episodi della nuova stagione. Ecco qualche riflessione sull’evoluzione della trama…

Ho visto i primi due episodi della stagione 2 di The Killing, trasmessi da FoxCrime. In attesa del terzo, in onda mercoledì alle 21.55, sento il bisogno di condividere qualche impressione (attenzione: spoiler, se non avete ancora visto questi due episodi non leggete!). Dunque: la teoria del complotto, che un po’ tutti ci aspettavamo fin dagli ultimi episodi della stagione 1, è senza dubbio affascinante. Soprattutto per la parte “Linden contro tutti”, che ha visto la nostra brillante detective muoversi da sola, e contro i suoi colleghi, per scoprire dov’era l’inghippo (ovvero: chi, oltre a Holder, era coinvolto nel complotto per incastrare Richmond).


Ora: Sarah ha deciso di rimanere a Seattle, ha rotto il suo fidanzamento, ha scoperto di aver accusato la persona sbagliata (che è anche rimasta paralizzata a seguito della ricerca di vendetta da parte di Belko, che si è poi tolto la vita), ha dovuto svolgere indagini per conto suo, sotto falso nome, perché non sa più di chi fidarsi. E noi sappiamo anche che in passato un altro caso, con teoria del complotto incorporato, le ha procurato un grave esaurimento. Quindi, se da un lato temiamo per lei, dall’altro speriamo che scopra il più possibile sull’omicidio di Rosie Larsen. Perché – e qui sta il colpo di genio degli autori – se Linden non può fidarsi di nessuno, non possiamo farlo nemmeno noi. Ci fidiamo solo di lei, delle sue indagini e del suo giudizio.


Sappiamo che il complotto contro Richmond esiste, che è coinvolta la polizia, che Holder ha “barattato” la foto falsa del consigliere per il distintivo da detective della Omicidi di Seattle. Ma è qui che qualcosa non mi torna. Magari è solo un’impressione… Fatto sta che quando Linden è “in fuga”, dichiamo così, sola contro tutti e a caccia di informazioni, Holder la fa chiamare da suo figlio per farle sapere che è con lui. Suona come una chiarissima minaccia, giusto? Linden non rispondeva alle chiamate di Holder, agiva da sola “contro” di lui, quindi il nostro neo-detective pensa bene di spaventarla usando suo figlio.


E fin qui, mi è parso tutto chiaro. Ma allora, se la “mossa” di Holder è stata quella di intimorire Linden tramite Jack, perché poi si stupisce così tanto della portata delle sue azioni? Mi spiego: quando scopre che Richmond potrebbe non essere colpevole, quando assiste al suicidio di Belko e soprattutto quando chiede lumi sul suo ruolo nella “cospirazione”, Holder ha una chiara crisi di coscienza. Sembra davvero che volesse solo “accelerare” l’arresto di Richmond con una prova falsa per un crimine che era convinto che il consigliere avesse commesso. Ma se il suo “barare” si limitava ad una prova per incastrare un uomo che credeva un omicida, perché quando capisce di non potersi tirare fuori dal complotto si sconvolge tanto, se prima aveva minacciato Linden? Tutta la sceneggiata di Jack serviva solo a far desistere la collega dal denunciare la foto falsa? Tutto qui? C’è qualcosa che non mi torna.


La reazione di Holder nel momento in cui capisce di averla fatta grossa sembra sincera. E fa sembrare eccessiva la sua determinazione nel fermare Sarah Linden (così come il tentativo di parlarle, per chiarirsi, fuori dalla porta della sua stanza). Insomma: che Holder fosse un personaggio complesso, era chiaro fin dal principio. Ma da qui a crederlo così ingenuo da non capire in che cosa si stava andando a cacciare avvallando una prova costruita ad arte, ce ne passa. In buona sostanza, ciò che non mi torna è la sua (presunta) ingenuità. Aspetto quindi il terzo episodio per scoprire quale sarà la sua prossima mossa. E se le indagini sull’assassino di Rosie – che è ancora a piede libero, come dimostrato dal ritrovamento dello zaino – arriveranno finalmente all’attesa svolta…


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