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The Killing – Sarah Linden

Cominciamo a conoscere meglio i protagonisti della nuova serie di FoxCrime, cominciando dalla donna detective a capo delle indagini sulla scomparsa di Rosie Larsen

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Cominciamo a conoscere meglio i protagonisti della nuova serie di FoxCrime, cominciando dalla donna detective a capo delle indagini sulla scomparsa di Rosie Larsen

ATTENZIONE: se non avete visto il primo episodio di The Killing non leggete! Contiene spoiler!


La falsa partenza dell’episodio pilota di The Killing, che ha debuttato ieri sera su FoxCrime, ci dà subito due indicazioni. Primo: la protagonista, Sarah Linden (Mireille Enos, Big Love) è una detective della omicidi sicura di sé, una donna che l’inganno della ripresa iniziale vorrebbe presentarci come potenziale vittima… salvo poi farci capire chi è a condurre il gioco. Secondo: nonostante si capisca subito, dall’abbigliamento e dall’aspetto, che Sarah non è una molto avvezza a trucchi, fronzoli e merletti, riusciamo comunque a percepire perfettamente la sua femminilità. Non ci troviamo di fronte al “maschiaccio” della situazione, bensì ad una donna dai modi al tempo stesso pacati e determinati. Una combinazione non semplice da mettere in scena (e qui entra in gioco la bravura dell’attrice)


L’altro elemento che salta subito agli occhi è che Sarah, che sta per trasferirsi, sposarsi e cominciare una nuova vita in una nuova città, è l’unica donna della squadra omicidi in cui lavora ed è molto stimata dai suoi colleghi uomini. Come avevamo visto parlando per la prima volta di The Killing, questa è una qualità piuttosto rara per le donne detectives della tv, costantemente impegnate a conquistarsi il rispetto e a lottare contro i pregiudizi. Già questo ci fa capire che ci troviamo di fronte ad un personaggio fuori dagli schemi, che sembra mantenere in ottimo equilibrio lavoro e vita privata (con il fidanzato e il figlio quindicenne) e che all’arrivo del suo rimpiazzo (il detective Stephen Holder) mostra subito di avere la stoffa del capo e di essere molto più brava della media nel suo lavoro.


Il contrasto con Holder, che si presenta subito come un chiacchierone un po’ dispersivo e non troppo attento ai dettagli, è voluto: noi dobbiamo preferire lei. Dobbiamo volere lei. Vogliamo vederla all’opera e aspettiamo il momento in cui il caso della scomparsa di Rosie Larsen cambierà i suoi piani, facendole decidere di rimanere in città per risolvere quest’ultimo caso… Anche perché Sarah mostra fin dall’inizio di non voler mollare: vuole trovare Rosie. E quando la trova, cadavere, ci basta un suo sguardo per capire che è pronta a rinunciare ai suoi piani per renderle giustizia. Sarah Linden non è una che si fa intimidire facilmente. Né dai ragazzini del liceo che la sfidano, né dai politici locali ai quali impone il silenzio stampa.


Perché Sarah Linden è una che alla fine ottiene sempre quello che vuole, e lo fa in modo fermo ma gentile ed educato. Non è una che spaventa o minaccia i suoi interlocutori, eppure riesce sempre a condurre il gioco. Senza toni forti o forzati. Senza un look appariscente. Senza dover dimostrare niente a nessuno… Nemmeno a noi: ci basta conoscerla nell’episodio pilota per essere dalla sua parte…


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