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Chi ha paura dell’isola che non c’è?

Torna C’era una volta con una terza stagione più dark, all’ombra (ricucita) di Peter Pan.

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La domanda di partenza era semplice: come si comporterebbero i personaggi delle fiabe se si ritrovassero di colpo “esiliati” nel mondo reale? A questa domanda cercano di dare risposta dal 2011 gli sceneggiatori Edward Kitsis e Adam Horowitz con “C’era una volta”.

Nel pantheon di figure e storie mutuate dai classici della letteratura fantastica di tutto il mondo, i fan della serie hanno assistito a molte cose: versioni alternative e complesse delle favole che conoscevano o credevano di conoscere; magistrali depistaggi sulla vera natura degli abitanti di Storybrooke (notevoli gli esempi dello Specchio Parlante e della Bestia amata da Belle); perfino qualche assestato colpo di scena (in primis il cedimento verso l’oscurità da parte di Biancaneve e il “reboot” di Pinocchio, entrambi avvenuti nella seconda stagione). Ma quello che più ha colpito nel finale della season 2 è stato il cambio totale di registro legato alla nuova ambientazione.

Come avevamo accennato esattamente un mese fa, la poco allegra brigata (Emma, Tremotino, Biancaneve, il Principe Azzurro, Regina e Capitan Uncino) si trova ora ad affrontare i pericoli di un luogo che ben poco sembra incarnare quella solarità che la caratterizza nell’immaginario comune: l’isola che non c’è. Lo stesso Peter Pan, introdotto solo nominalmente verso le ultime puntate della scorsa annata, già appare come un inquietante e oscuro rapitore piuttosto che come il bambino scavezzacollo del racconto di Barrie (o del forse più conosciuto film Disney).

Le tinte cupe, anticipate nell’ultimo scorcio della seconda stagione, hanno permeato anche l’inizio della terza e promettono di portare la serie verso una direzione nuova.

Per capire se questa sensazione si rivelerà fondata non ci rimane che naufragare con i nostri eroi sull’isola che non c’è, a partire dal prossimo 25 marzo (in prima assoluta su Fox).

Perché, per usare un vecchio tormentone seriale, “l’isola non ha ancora finito con noi”.
E neanche con loro.

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