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Dieci anni schiavi. Di un’isola.

A 10 anni dalla sua creazione, Lost viene ricordato in una eccezionale reunion con attori e ideatori.

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Inutile dirlo: ci ha lasciato tutti orfani. E quando si rimane orfani, così come quando finisce una relazione lunga e importante, non c’è possibilità di sostituire il ruolo che è venuto a mancare. Si va avanti e basta, guardando al futuro col sorriso e senza fare confronti.

Ma i confronti, ahimè, li abbiamo fatti eccome, noi fan di Lost. E spesso in perdita. L’ipnosi seriale congegnata da quel geniaccio di J.J. Abrams ha esercitato il suo influsso per ben 6 anni. E non sono bastati la frustrazione dei fan per tutti i nodi rimasti irrisolti, le incongruenze accumulate nel corso degli episodi, il cambio repentino e illogico di alcuni personaggi, nemmeno la virata di genere della serie. Lost si è fatto adorare come un amante capriccioso, a volte incoerente ma sempre attento a stupirti e (ri)conquistarti ogni giorno.

Per questo, anche a distanza di 10 anni da quello strepitoso (nonché costosissimo) pilot, l’emozione dei fan nel rivedere in gruppo i naufraghi più famosi della tv è sempre ai massimi livelli. Si è tenuta proprio lo scorso 16 marzo la reunion del cast presso il Dolby Theatre di Los Angeles in occasione del PaleyFest, festival americano dedicato alla televisione. Assieme agli indimenticati attori portanti (Josh Holloway, Jorge Garcia, Ian Somerhalder, Yunjin Kim, Maggie Grace, Henry Ian Cusick e Malcom David Kelley) c’erano anche i due ideatori e produttori esecutivi Damon Lindelof e Carlton Cuse. I due hanno trovato il loro personale modo per ricordarsi sempre di Lost: alla fine delle riprese, Lindelof si è portato a casa come souvenir la porta della famosa “botola” (che adesso è stata trasformata in un suggestivo tavolino da caffè) mentre Cuse, invece, si è appropriato dell’orologio che teneva il conto alla rovescia (quello dei famosi 108 minuti, per intenderci).

I lostiani più veraci sono ancora in fiduciosa attesa di un film conclusivo o di una salvifica puntata speciale che spieghi l’inspiegabile. Una speranza vana, proprio per il suo paradossale presupposto. Anche se a guardarli così, Sawyer, Hugo e gli altri, mentre scherzano tutti insieme come se nulla fosse, una domanda-tormentone sorge spontanea: l’Isola avrà davvero finito, con loro?

Ve lo ricordate come Fox salutò i naufraghi? :-)


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