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La nuova era delle serie TV

Dimenticate i "telefilm", i serial sono la nuova letteratura

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“Le serie TV hanno una vita che prima non avevano. C’è stata un’evoluzione e anche il consumo è cambiato. Sono i nuovi libri, una nuova forma di letteratura”.

Queste le parole di Carlton Cuse, co-creatore di Lost, un’autentica colonna portante della televisione che ha contribuito (e non poco) a ridefinire il concetto stesso di serie.

Gli showrunner sono ormai delle superstar al pari degli attori, figure ibride a metà strada tra autori, sceneggiatori e romanzieri. Sono gli storyteller per eccellenza degli anni 2000. Sono infatti capaci di adattare le modalità tipiche della narrativa alle logiche e alle leggi del piccolo schermo, in quella che è una vera e propria età dell’oro delle serie televisive.

I metodi di lavoro sono i più disparati. C’è chi, come Elwood Reid di The Bridge, preferisce lavorare da solo (non ha mai nascosto la propria antipatia per la collega Meredith Stiehm). C’è chi invece preferisce lavorare in gruppo, ma “arrivando a pensare come un’unica mente”, come afferma lo showrunner di Masters of Sex Ann Biderman.

Ma qual è il vero incubo di chi lavora nel mondo serial? Il finale.

La conclusione di Lost ha infatti destato non poche perplessità tra i fan e gli autori sanno di non essere più “anonimi” da allora. Anzi, spesso e volentieri finiscono sul banco degli imputati.

Ma esiste una vera ricetta per un finale perfetto? Per scoprirlo, lasciatevi ispirare dalle tante prime TV che ogni sera sbarcano sui canali Fox.

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